L’inferno di Dente: La parodia in rima de L’indiece di melty

L’inferno di Dente: La parodia in rima de L’indiece di melty
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Come un novello Dante Alighieri, Giuseppe Peveri in arte Dente perderà la retta via e incontrerà un terrificante Vasco Brondi. Leggi la parodia in rima de L’indiece di melty!

Dopo il divertente esperimento del racconto sulla finale di Champions League dell’indie italiano, L’indiece di melty vi propone una parodia molto particolare! Abbiamo deciso di trasformare alcuni artisti dello scenario indipendente italiano in celebri poeti, prendendo in giro (in rima! ) alcune grandi poesie del passato. Il protagonista di questa prima storia sarà Giuseppe Peveri in arte Dente che, come un novello Dante Alighieri, perderà la retta via, vivendo un incontro terrificante con Vasco Brondi in quel di Ferrara. Il tutto, naturalmente, raccontato in terzina dantesca e con tanto di rima incatenata. Ciliegina sulla torta, la fantastica vignetta del giovane e talentuoso Ser.A art , che ci regala una versione parallela della storia in chiave fumettistica. Buona lettura!

L’inferno di Dente: La parodia in rima de L’indiece di melty
L’inferno di Dente: La parodia in rima de L’indiece di melty
"l'inferno di dente"

Nel mezzo del cammin di nostra vita/ trovommi da Varese a quel paese / ché la diritta via era smarrita.

Io Dente, cantautor dal cuor cortese/ disperso come un ago e la sua cruna/ in un pagliaio color maionese

e solo come una fiore sulla luna,/ vagavo come rette parallele: / senza destino e senza meta alcuna.

Calò la notte e, accese due candele,/ m’accorsi che nel mezzo di quel Sahara/ sorgea una scritta su una grande stele

“Comincia qui il comune di Ferrara/ Lasciate ogni strumento o voi che entrate/ Ché già c’è Brondi che fa gran caciara”

Io che pensai: “Son solo baggianate! ”/ Varcai con la chitarra quel confine/ Cantando un paio delle mie ballate.

D’un tratto il ciuffo del famoso crine/ fu scosso da un frastuono esagerato: / che fossero scoppiate delle mine

in quel sentiero buio e desolato? / Non erano granate, capii poscia,/ ma ‘l Vasco Brondi già sopra citato.

Gentile, domandai con l’erre moscia: / “PotVebbe diVmi lei da dove aVViva/ Questo baccano che geneVa angoscia? ”

Dalle sue labbra strano suono usciva,/ Più simile a un lamento che a un voce: / era uno zombie o una persona viva?

“Io sono Brondi, fiero portavoce/ Dei cantautori dell’annata Zero”/ Risposemi veloce e un po’ feroce

Con sguardo torvo e con il volto fiero./ “Cantai metalmeccanici e stagnola”/ Seguì parlando il cupo forestiero

“È il suono che produco con la gola/ Quello che tu sostieni sia baccano: / nello Stivale ha fatto grande scuola!

Piuttosto Lei chi è, signor villano,/ Che entra all’improvviso nel mio regno./ Che fa’ domande con accento strano? ”

Gli stavo rispondendo con contegno,/ ma prima m’aggiustai il ciuffo un secondo,/ Quand’egli mi colpì senza ritegno.

in preda a chissà che scatto iracondo./ Spaccommi la chitarra sulla testa,/ mandandomi diretto all’altro mondo.

E come Dante, dopo la foresta,/ varcai pur’io le porte dell’inferno/ per colpa del cantor de La Tempesta.

“Tu sei la bella estate, io il lungo inverno”/ Cantai, mentre scendevo tra le fiamme/ Per alleviare il peso dello scherno.

di Gabriele Naddeo - Twitter @GabboNad

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Crediti: Ser.A art, web , l'indiece di melty