L’indie, il mainstream e i buoni propositi della musica italiana: 100 articoli de L’indiece di melty

L’indie, il mainstream e i buoni propositi della musica italiana: Il 100° articolo de L’indiece di melty
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Con il 100° articolo de L’indiece di melty vi presentiamo il nuovo logo e la nostra filosofia. Un lungo discorso su indie e mainstream, più alcuni buoni propositi per la musica italiana.

100 articoli non sono niente. Basterà scorrere rapidamente il cursore del mouse verso il basso e trasformerete questi stessi 100 articoli - interessanti, divertenti, ridicoli o noiosi che siano - in una manciata di secondi e nulla più. 100 articoli, fidatevi, non sono proprio un bel niente. Ecco perché abbiamo scelto proprio il 100° articolo di questa rubrica per presentarvi il nuovo logo de L’indiece di melty e raccontarvi nel dettaglio la nostra filosofia: se 100 articoli non sono niente, noi è con questo niente che vogliamo provare a cambiare il mondo. Si parla del nostro mondo, la cosa è evidente, quello dove si è soliti usare il termine ‘indie’ per etichettare frettolosamente un artista qualunque come uno sfigato-ignorato dal mercato musicale o come l’unico e degno portatore della Verità Musicale e del Progresso Culturale, ostacolati dalle grinfie dell’Oscuro Mainstream. A noi il termine ‘indie’, per inciso e fregandocene delle classificazioni appena citate, piace parecchio e non ne vediamo il motivo per cui dovremmo smettere di usarlo. Dovremmo smettere tutti, piuttosto, di torturarlo, di distorcerne il significato e di travisarlo. Non è certo una novità affermare che la musica indie non è sinonimo di un preciso genere musicale e che spesso e volentieri in Italia non coincide nemmeno con una cifra stilistica più ricercata, più elaborata o semplicemente alternativa. È piuttosto una parola-contenitore molto ampia, un calderone di stili, uno sciame di artisti e gruppi che fanno parte (o che ne hanno fatto parte per un periodo consistente) di una qualsiasi etichetta indipendente.

L’indie, il mainstream e i buoni propositi della musica italiana: Il 100° articolo de L’indiece di melty
L’indie, il mainstream e i buoni propositi della musica italiana: Il 100° articolo de L’indiece di melty

Ecco che Dente (Sony/RCA, major) e Dario Brunori (Picicca, label indie) prima ancora di essere universalmente riconosciuti come cantautori a tutti gli effetti, vengono entrambi percepiti come “artisti indie” che fanno musica cantautorale, come se fosse un peccato originale che si portano addosso in modo indelebile. Un po’ la stessa cosa che succede a Verdena, Mannarino, I Ministri o i Baustelle, nonostante si facciano distribuire i dischi dall’Universal o dalla Warner che sia, e abbiano un pubblico di riferimento relativamente vasto. La domanda è questa: perché, a questo punto, non estendere il discorso a tanti altri artisti distribuiti da major, ma indipendenti a tutti gli effetti, come il caso di J-Ax e Fedez , fondatori di Newtopia o dei The Kolors della Baraonda Edizioni Musicali? Qual è il valore che prendiamo come punto di riferimento? Solo e unicamente le vendite? Il pubblico? La profondità o meno dei testi? L’onta di aver pubblicato il primo disco con un’etichetta indipendente? Questo significa che se Dario Brunori domani stesso dovesse vincere Amici e cominciare a scrivere canzoni con i testi da quinta elementare, smetteremo tutti improvvisamente di chiamarlo indipendente?

L’indie, il mainstream e i buoni propositi della musica italiana: Il 100° articolo de L’indiece di melty
L’indie, il mainstream e i buoni propositi della musica italiana: Il 100° articolo de L’indiece di melty

Una soluzione al dilemma ci sarebbe, anche abbastanza semplice: ritornare a dare il giusto peso alla musica innanzitutto, poi a tutto il resto. Ritrovare il gusto di essere curiosi, ascoltare dischi diversi, leggere articoli diversi, leggere di più in generale: fare di tutto affinché quella chiusura mentale che continuiamo a rinfacciarci di continuo sia soltanto un brutto ricordo. Apprezzare e criticare una canzone con molta serenità, senza lasciarsi condizionare dal suo autore. Parlare di pop, rock, hip-hop, punk, elettronica, cantautori, funk, reggae e chi più ne ha più ne metta. Poi, in un secondo momento, riflettere sui concetti di indie e mainstream, ma facendo riferimento a due realtà che, oggi più che mai, dovrebbero essere riconosciute come fluide ed in continua collisione, non certo come due blocchi ben definiti che si scontrano in una perpetua guerra fredda. Tutto ciò per ribadire un’idea in particolare: scegliere di dedicarsi esclusivamente alla musica “indie” o al “mainstream” non è certo un reato, tutt’al più una possibile scelta editoriale che potrà essere utile all’ascoltatore per inquadrare meglio il background di un artista, certo non per limitarlo negli ascolti. L’indiece di melty, e qui concludiamo, è nato un anno fa semplicemente con la volontà di dedicarsi in maniera approfondita al vastissimo scenario degli artisti e delle band indipendenti italiane, proponendo, quotidianamente attraverso la pagina Facebook e settimanalmente con la rubrica su melty, quelli che riteniamo particolarmente validi e interessanti, indipendentemente dalle loro vendite e dal loro pubblico di riferimento.

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Crediti: l'indiece di melty