Gone Girl: La recensione del film con Ben Affleck e Rosamunde Pike

L'amore Bugiardo- Gone Girl
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Echi di Hitchcok, satira sociale e una femme fatale da antologia: non è un capolavoro, ma“L’amore Bugiardo-Gone Girl” regala emozioni forti, e farà sicuramente parlare di sé.

Sfugge ad ogni definizione, scorre come un moderno noir durante la prima parte e si trasforma in satira grottesca e sociale nella seconda: stiamo parlando di “L’amore Bugiardo- Gone Girl” (qui il trailer), film attesissimo al Festival del cinema di Roma. C’è Hitchcock e la sua “Donna che visse due volte”, ci sono la “Guerra dei Roses” e “Quinto potere" , più qualche scena pulp in pieno stile tarantiniano. A dirigere, la mano ferma e l’occhio critico di David Fincher, che senza tecnicismi e giochi di prestigio riesce comunque a regalare momenti di cinematografia altissima, fatta di dettagli e montaggi alternati in cui si sovrappongono le versioni dei due narratori. Un racconto a due voci, quello di Nick ed Amy, in cui si fondono sapientemente cartoline dal passato e incubi del presente, ad operare una ricostruzione meticolosa di un rapporto di coppia fatto di equilibri precari e vere e proprie discese negli inferi. Una pellicola disturbante e scioccante, che lascia un senso di vuoto e spaesamento a giochi finiti, difficilissima da analizzare senza spoilerare qualche sviluppo della trama, ma ci proveremo.

Gone Girl: La recensione del film con Ben Affleck e Rosamunde Pike
Una misteriosa scomparsa

Diretto da David Fincher (The Social Network; Zodiac) e basato sul bestseller di Gillian Flynn, “L’amore Bugiardo- Gone Girl” svela i segreti nascosti di un matrimonio moderno. In occasione del suo quinto anniversario Nick Dunne (Ben Affleck) denuncia la scomparsa della sua bellissima moglie Amy (Rosamund Pike), celebre protagonista della serie di racconti “The Amazing Amy”. Sotto la pressione della polizia e incalzato dal clamore mediatico che ha sollevato la vicenda, il ritratto di un’unione felice che Nick aveva sempre dato del suo matrimonio inizia a vacillare. Mente spudoratamente e inanella una serie di gaffe che mettono seriamente a rischio la sua credibilità. L’America si chiede: ha ucciso lui sua moglie ?

Gone Girl: La recensione del film con Ben Affleck e Rosamunde Pike
A scuola da Hitchcock

Per tutta la prima parte"L'amore Bugiardo- Gone Girl" scorre come un giallo di hitchockiana tradizione: David Fincher, aiutato da una regia rigorosa e dall’inquietante colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross, fa vivere momenti di pura suspence e insinua ogni genere di dubbi nella mente dello spettatore. Quando tutto sembra essere chiaro, però, distrugge ogni convinzione creata con un colpo di scena da maestro: se Rebecca non è la prima moglie che tutti ci aspettavamo, nemmeno Amy è la fidanzatina d’America che Fincher ci ha fatto credere fosse dall’inizio della pellicola. Quella di Rosamund Pike è una femme fatale di classica memoria, terribile e glaciale come la Barbara Stanwyck di “La fiamma del peccato” e per alcuni tratti simile anche alla Glenn Close di “Attrazione Fatale”: una donna che visse due volte, nell’immagine che tutti si erano fatti di lei, e nella sua vera essenza di femmina dominante e vendicativa (c'è da scommettere che qualcuno parlerà di "misoginia"). Con questa performance, comunque, Rosamund Pike riesce a fornire un’interpretazione allo stesso tempo cerebrale ed estraniante, ma anche fisica e d’impatto. Seduce lo spettatore con la stessa semplicità con cui seduce i suoi amanti sullo schermo: riuscirà a conquistare allo stesso modo i membri della giuria dell’Academy? Bene anche il resto del cast, su tutti Neil Patrick Harris conduttore dei prossimi Oscar , mentre farà felici i maschietti Emily Ratajkowski, direttamente da Blurred Lines.

Gone Girl: La recensione del film con Ben Affleck e Rosamunde Pike
Scene da un matrimonio (infelice)

La satira contro i media tanto a cuore a Fincher in “The Social Network” assume un ruolo preponderante (ma meno convincente) anche in “L’amore Bugiardo- Gone Girl”: la televisione e i giornali sono in grado di decidere le sorti di un uomo sulla base della sua simpatia. Più che giudici e detective sono gli anchorman, (o dovremmo dire le anchorwomen) a sancire la condanna definitiva di un sospetto colpevole: un fedifrago è un assassino, lo dicono gli spettatori, e reclamano la pena di morte a gran voce (il pubblico italiano troverà non pochi spunti in comune con la vicenda di Salvatore Parolisi e Melania Rea). Ma è soprattutto il matrimonio il bersaglio prediletto verso cui scatenare i colpi migliori: un contratto che si trasforma in prigione, e due sposi che sono vittime e carnefici allo stesso tempo. Le sequenze finali di “L’amore Bugiardo- Gone Girl”, forse un po' ridondanti, descrivono impietosamente una lotta tra sessi in cui non ci sono vincitori, ma solo vinti, imprigionati in un’immagine che tutti hanno di loro, lontana anni luce dalla realtà, ma che devono mantenere ad ogni costo, anche sacrificando la propria felicità. E l’amarezza, dopo un po’, cede il passo ad una lucida riflessione: “L’amore Bugiardo- Gone Girl” non è un capolavoro, ma poteva esserlo.

Crediti: Youtube, web