Ratajkowski, Affleck, Pike: L'Amore Bugiardo - Gone Girl, triangolo morboso

Ben Affleck: colpevole o innocente?
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Esce oggi al cinema “L’Amore Bugiardo – Gone Girl”, thriller diretto da David Fincher con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. Dietro un legal thriller si nasconde un duro attacco al sistema dei media e alla volubilità delle masse.

(di Emanuele Zambon). Semper fidelis. Si conoscono: lui giornalista navigato e un po’ provola, lei scrittrice brillante di romanzi per i più piccoli. Volto rassicurante da bravo ragazzo americano lui, bellezza algida e sofisticata lei. Tra Nick e Amy scocca la scintilla. Non fatevi ingannare dai presupposti però, perché l’amore non è come il diamante della De Beers: non dura mica per sempre! Il “finchè morte non vi separi” in “L’Amore Bugiardo – Gone Girl” viene sancito da un caso di cronaca nera: la scomparsa e il presunto omicidio della famosa scrittrice di successo Amy Dunne (Rosamund Pike). Come le circostanze del caso impongono, l’indiziato del crimine risulta essere Nick Dunne (Ben Affleck), marito della donna svanita nel nulla. Ha inizio un caso in diretta su cui David Fincher costruisce un enorme talk show in cui sono invitati a dire la propria tutti i partecipanti, nessuno escluso: attori, regista stesso e pubblico. Interrogativi cruciali come la presunta colpevolezza o innocenza del maritino giornalista, vittima in "L'Amore Bugiardo - Gone Girl" (scopri qual'è la scena hot del film) di una terrificante caccia all’uomo mediatica orchestrata dai network nazionali a caccia di scoop.

Ma il povero Ben Affleck è davvero così innocente? David Fincher sale in cattedra e mostra tutta la propria abilità nell’insinuare il seme del sospetto nei protagonisti e nel pubblico. Il matrimonio tra il giornalista e la scrittrice era davvero tutto rose e fiori? Un doppio livello temporale (il presente oggettivo con il caso di presunto omicidio e i flashback sotto forma di diario raccontati in prima persona da Amy, ossia una strepitosa Rosamund Pike) aiuta a svelare l’idiosincrasia di fondo che caratterizzava il sacro vincolo matrimoniale dei protagonisti, rivelando un intreccio contorto e inquietante di menzogne, tradimenti e visioni poco aderenti alla realtà dei fatti. Scopriamo così che il giornalista tanto decantato è in realtà un arrendevole marito senza più il lavoro che ha prosciugato il fondo fiduciario della moglie per aprire un bar nel Missouri, costringendo la sua amata scrittrice a lasciare New York per stare vicino alla madre malata. Nel corso del film la verità, in piccole dosi, viene a galla: Nick ha anche un’amante, l’inverosimile studentessa col volto da cerbiatto di Emily Ratajkowski (tutto sulla modella ora al cinema), bomba sexy e sogno erotico del pubblico maschile in sala (che se nega ciò è perché è accompagnato da moglie o fidanzata).

La locandina di "L'Amore Bugiardo"
La locandina di "L'Amore Bugiardo"

Le prove a sfavore del marito fedifrago iniziano ad accumularsi e la stoccata finale è rappresentata dalla firma posta come beneficiario unico della polizza assicurativa sulla vita della povera Amy Dunne. Il verdetto nei confronti di Nick di poliziotti, vicini di casa e spettatori paganti al cinema è unanime: "colpevole, Vostro Onore! " David Fincher è magistrale nel catturare il mutamento degli atteggiamenti di parenti, amici e estranei nei confronti del protagonista Ben Affleck (persino la sorella Margot arriva a non fidarsi più di lui) e, mentre la pellicola sembra assumere definitivamente la fisionomia di un thriller intriso di noir, ecco che il registro cambia improvvisamente, rivelando un bozzolo da cui fuoriesce un intrigo legale degno delle migliori serie in onda sul canale Top Crime. Come rinsavito, il regista con un astuto coup de théâtre getta luce sul presunto caso di cronaca nera, spostando il focus sulla moglie del protagonista, dipingendola come una malata di mente. Fincher in "L'Amore Bugiardo - Gone Girl" si diverte tantissimo a giocare a "CSI - Scena del Matrimonio" chiamando in causa un piccolo capolavoro come "Il Sospetto" (con uno straordinario Mads Mikkelsen) e omaggiando un cult anni '90 come "I Soliti Sospetti", prendendosi anche la licenza di sferrare un duro attacco al sistema di manipolazione dei media che ricorda da vicino "Eroe Per Caso" con Dustin Hoffman. In questo gioco al massacro a cui nessuno sfugge la ricerca del colpevole (che, spoileriamo subito, non è il maggiordomo) assume i tratti di una farsa mediatica dal finale assurdo.

Crediti: Youtube, web , T.c.d, Visual Press Agency