Jurassic World: La recensione del bambino che è in noi 

Gray e Zach alle prese con i dinosauri
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Jurassic World uscirà giovedì 11 giugno nelle sale cinematografiche di tutta Italia, 22 anni dopo il film di Steven Spielberg che ha dato origine al mito. 22 anni dopo, rivivono i sogni del bambino mai sopito che è in tutti noi.

22 anni dopo, il parco riapre. 22 anni dopo, si torna al cinema e si chiude un cerchio. Il cerchio di un bimbo di 5 anni, alla sua prima esperienza nel buio della sala cinematografica, "Gettato nella mischia insieme" con i dinosauri di Steven Spielberg. Jurassic World, il sequel-ma-anche-no della saga preistorica di Jurassic Park, torna a far sognare quel bimbo nell'estate 2015, questa volta con la piena consapevolezza di un adulto. Il suo alter-ego sul grande schermo si chiama Gray (Ty Sympkins), riedizione del Tim Murphy dino-addicted nella prima pellicola. Assieme al fratello più grande, Zach (Nick Robinson) - lui, al contrario, vero girls-addicted - non vede l'ora di scoprire le meraviglie del Jurassic World, di cui zia Claire (la bellissima Bryce Dallas-Howard, in odore di Marvel) è direttrice generale. I fan della prima ora della saga avranno già annusato il primo riferimento alla pellicola madre: i genitori di Zach e Gray sono sull'orlo del divorzio, proprio come la figlia del magnate John Hammond, quest'ultimo ormai scomparso ma ancora "presente" su Isla Nublar sotto forma di statua commemorativa. Vista l'aria pesante in famiglia, meglio una ventata di freschezza con una visita al Jurassic World.

Jurassic World: La recensione del bambino che è in noi 

Il primo contatto del nostro alter-ego con il parco è una sovrapposizione di emozioni: lo stupore di Gray nel toccare con mano il Jurassic World equivale al batticuore di chi (ri)vede il nuovo Centro Visitatori piramidale - malgrado il tracotante product placement -, l'ologramma di Mr. DNA, l'ambra con zanzara, la vecchia Tyrannosaurus Rex reduce e medaglia al valore del Jurassic Park. I tempi, però, sono cambiati: al guardiacaccia kenyota Robert Muldoon, ossessionato dai Velociraptor, subentra il sex-symbol Owen Grady (Chris Pratt), che con i temibili bipedi instaura addirittura una "relazione", quasi caricaturale sotto certi aspetti (i soprannomi dei raptor hanno un retrogusto quasi circense); assieme a lui il marginale Barry-Omar Sy, Cavallo di Troia ideale per il pubblico francese che ha assistito all'anteprima mondiale. L'antagonista della coppia Vic Hoskins ha il volto dell'ex Palla di Lardo in "Full Metal Jacket" Vincent D'Onofrio, rappresentante dell'ormai esautorata InGen, che fiuta l'enorme potenziale bellico dei Raptor "ammaestrati". Lo spirito di D'Onofrio è lo stesso dei "cattivi" della Byosin - azienda concorrente della InGen - raccontata da Michael Crichton nei romanzi e riassumibile in una frase: "Gli animali creati in laboratorio non hanno diritti".

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E poi c'è lei, Indominous Rex, la nuova creatura geneticamente modificata chiamata a risollevare i profitti della Masrani Corporation che controlla il Jurassic World. "Progettata per essere più grande di un T-Rex", come descrive il genetista Henry Wu (B.D Wong), già al timone dei laboratori di Jurassic Park. Il giovane Wu del 1989 lascia ora spazio ad un personaggio invasato, strenuo difensore di un mostro che racchiude in sé il DNA di varie specie carnivore, ma non solo. Il "sistema complesso" del Jurassic World, per dirla con il matematico eccentrico Ian Malcolm, è destinato ad andare in tilt con l'interazione di elementi in apparenza marginali: in principio fu il codice genetico dei "Rospi dell'Africa Occidentale" a scardinare il sistema di controllo demografico dei dinosauri. 22 anni dopo saranno dei... molluschi, tra le altre cose, a gettare le basi per la fuga intelligente dell'Indominous Rex, gettando il parco nel caos.

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Tutto questo si cela nel dietro le quinte del parco, all'oscuro dei circa 20 mila visitatori giornalieri che affollano il Jurassic World. Tra loro ritroviamo i "nostri" Zach e Gray, snobbati dalla zia "businesswoman" Claire e persi di vista dalla sua superficiale assistente. I giovanissimi si avventurano nel parco, tra gli spettacoli acquatici del Mosasauro e le gite in girosfera, ignari del pericolo incombente. "Chi meglio di un esperto di dinosauri può tirar fuori i bambini dal Jurassic [Park]?" Quando dell'esperto in questione (il paleontologo Alan Grant) non c'è traccia, la salvezza collettiva è rimessa nelle mani di un Chris Pratt alla "only the braves" e della squadra paramilitare della InGen, quest'ultima una scelta discutibile a metà tra i bracconieri de "Il Mondo Perduto - Jurassic Park" e i marines newyorkesi del "Godzilla" di Roland Emmerich. Ma tant'è. Il legame torbido tra Henry Wu e Hoskins, in ogni caso, lascia aperti ampi scenari per un eventuale sequel.

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Promosso a pieni voti sul fronte effetti speciali - con gli spettacolari scontri tra carnivori sugli scudi - ci sono invece riserve sulla sceneggiatura, anche se mesi e mesi di spoiler e indiscrezioni hanno inevitabilmente svuotato la suspense. Come accade in amore, il primo colpo di fulmine non si dimentica mai (o quasi), risulta quindi impossibile anche solo azzardare paragoni tra il Jurassic World di Colin Trevorrow e il Jurassic Park targato Spielberg. Serviva comunque un ritorno alle origini per riscaldare i cuori di milioni di geek o eterni bambini che sognavano la paleontologia, rimasti perplessi dopo l'inutile Jurassic park III di Joe "Jumanji" Johnston. Era importante non snaturare la CGI per salvaguardare la verosimiglianza degli animali, ma soprattutto era fondamentale non inquinare i ricordi d'infanzia. La vera magia del film, al di là dell'adrenalina delle scene e i numerosi omaggi al kolossal del 1993, sta nella lenta attesa prima dell'ingresso in sala. Quando il piccolo Gray sopito dentro di noi, ormai "orfano" della mano paterna e materna che lo accompagna in sala per la prima volta, si riappropria di corpo e anima sperando di essere riavviato. Un po' come le rovine del vecchio sogno di John Hammond (e di noi tutti), disperse nel cuore del moderno Jurassic World. Per la nostra, di Evoluzione, forse c'è ancora tempo.

Niccolo' Inches (@niccolink)

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Crediti: Universal, Jurassic World, web