Jurassic World: Tutti i segreti del "papà" Jurassic Park di Spielberg

Spielberg e Sam Neill sul set nel 1992
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A 22 anni esatti dall’uscita di “Jurassic Park” al cinema, arriva nelle sale “Jurassic World”, il quarto capitolo della saga portata sul grande schermo da Steven Spielberg. Scopri su melty tutti i segreti del capolavoro del regista di “Hook”.

(di Emanuele Zambon). “Il mondo ha subito cambiamenti radicali che corriamo per tenerci al passo”. Parole di Alan Grant, il paleontologo di “Jurassic Park” interpretato da Sam Neill, che ascoltate ora, a distanza di 22 anni, sollevano il dubbio sul fatto che il ricercatore si riferisse proprio ai passi da gigante della computer grafica di quegli anni, di cui “Jurassic Park” è la testimonianza più pregevole. È il 1990 quando da una chiacchierata tra Steven Spielberg e Michael Crichton (autore del best seller “Jurassic Park”) scaturisce la folle idea di riportare in vita, a distanza di 65 milioni di anni, i dinosauri. Il credo che anima il regista de “I Predatori dell’Arca Perduta” è quello di “far veder al pubblico ciò che non si è mai visto prima”. Per riuscirvi, Spielberg raduna un team di brillanti menti del settore degli effetti speciali: dall’esperto di robotica a grandezza naturale Stan Winston al deus ex machina della ILM Dennis Muren per arrivare al re dell'animazione Phil Tippet e al supervisore Michael Lantieri. “Prima della sceneggiatura feci uno storyboard del romanzo, una novità” racconta Steven Spielberg in un’intervista, il quale spiega il motivo del successo di “Jurassic Park" (ritorna la star dai denti aguzzi nel nuovo capitolo): “Sebbene i dinosauri abbiano il richiamo e il fascino della mitologia, affondano le loro radici nella realtà”. Prova ne è che il cinema, fin dagli esordi, è sempre stato attratto dall’idea di portare sul grande schermo mostri terribili: si pensi al capostipite “The Lost World” del 1925 e al “King Kong” del 1933, una delle ragioni che ha spinto Spielberg a dirigere “Jurassic Park” (essendo il regista un fan del gorillone).

Jurassic World: Tutti i segreti del "papà" Jurassic Park di Spielberg - photo
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Nel 1991 i lavori di pre-produzione di “Jurassic Park" (tutto sullo speciale di Mediaset Premium in occasione dell'uscita di "Jurassic World") prendono il via negli studi di Stan Winston, dove vengono realizzati alcuni modelli a grandezza naturale. Contemporaneamente si mette all’opera anche Phil Tippet, che porta a risultati sorprendenti le tecniche di animazione fin lì realizzate, come quelle viste nella battaglia degli scheletri in un gioiello (visivo) come “Giasone e gli Argonauti”, film del 1963 di Ray Harryhausen. I risultati di Tippet, tuttavia, non convincono appieno il regista. TUTTA UN'ALTRA (PREI)STORIA CON LA CGI. È a quel punto che entra in gioco Dennis Muren, genio della CGI, che mostra a Spielberg alcune prove. Il regista di “E.T. - L’extra-terrestre” era rimasto già colpito dai risultati raggiunti da James Cameron prima in "The Abyss” e poi in “Terminator 2”. Affascinato dai progressi digitali, nel 1985 Spielberg produce “Young Sherlock Holmes” di Barry Levinson, pellicola in cui fa la sua apparizione la prima creatura computerizzata vista in un film e creata dagli esperti della ILM. La prima dimostrazione che i geni degli effetti digitali fanno visionare al regista mostra il branco di Gallimimus in fuga, a cui poi viene aggiunto e sovrapposto il T-Rex. Quando Spielberg vede il lavoro esclama: “Ecco il futuro sotto i nostri occhi” mentre Phil Tippet capisce che le sue tecniche di animazione sono superate: “Mi sa che sono estinto” sono le sue parole. Il regista rivende la battuta del tecnico facendola ripetere al matematico Ian Malcolm (Jeff Goldblum) nel film. La strategia vincente di “Jurassic Park" (guarda le foto del tour promozionale di "Jurassic World") si rivelerà essere una sinergia produttiva tra gli animatori di Tippet (bravo a riciclarsi), i grafici della ILM e il gruppo di robotica di Stan Winston.

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CIAK, SI GIRA! Nell'agosto del 1992 la troupe e il cast di "Jurassic Park" (guarda i nuovi raptor di "Jurassic World") si trovano a Kawai (nel film indicata come Isla Nublar in Costa Rica), nell'arcipelago delle Hawaii, per tre settimane di riprese in esterni del film. La prova del 9 per Spielberg & Co. è la scena della Triceratops avvelenata (un trionfo) che viene filmata per prima, a cui segue quella del recinto dei Raptor, con il regista che simula versi al megafono per stimolare le reazioni degli attori. Dopo una toccata e fuga nel deserto del Mojave, la troupe si sposta negli Universal Studios per girare gli interni del laboratorio, del centro visitatori e del recinto del T-Rex. L'effetto speciale più difficile da realizzare durante le riprese? I cerchi nel bicchiere d'acqua posto sul cruscotto della jeep, provocati dalle vibrazioni d'urto. Michael Lantieri parla di un autentico incubo, con Spielberg ossessionato dalle vibrazioni causate dal T-Rex dopo averle osservate allo specchietto mentre ascoltava gli Earth, Wind & Fire. Lantieri trova la soluzione pizzicando le corde di una chitarra e posizionando un bicchiere d'acqua sullo strumento musicale. Pensate che le noie di produzione si siano fermate a questo? Assolutamente no. Per la sequenza dell'attacco del T-Rex alle jeep, il robot costruito a grandezza naturale si trova sotto una pioggia torrenziale. I meccanismi anti dondolio vengono alterati dal peso sfalsato dall'acqua. Il dinosauro comincia a vibrare vistosamente e i tecnici sono costretti a lunghe pause per asciugarlo con degli stracci.

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CAMBIO IN CORSA. La spaventosa sequenza del recinto del Tirannosauro suggerisce a Spielberg un cambiamento per il climax del film a poche settimane dalla fine delle riprese. "Quando ho visto il T-Rex ho pensato: lui è la star, se non lo faccio tornare in scena il pubblico mi odierà!" afferma il regista di "Salvate il Soldato Ryan", che decide di farlo apparire nuovamente al centro visitatori in veste di salvatore di Grant, della dottoressa Sattler e dei nipotini di Hammond, accerchiati dai Raptor. Il finale del copione prevedeva invece che Grant uccidesse uno dei due mentre Hammond l'altro. Ci si avvia verso la fase di post produzione di "Jurassic Park" e i progressi della computer grafica permettono soluzioni sempre più avanzate e impensabili fino a qualche mese prima. Sistemi come il DID (dispositivo input dinosauri) permettono di tradurre movimenti reali in istruzioni per il computer. Le soluzioni più legate all'estro dei tecnici del film sono quelle però relative al suono. Per risultare credibili,i dinosauri di "Jurassic Park" (guarda l'ultimo "denti aguzzi" della saga) non solo devono emulare comportamenti del mondo animale dei giorni nostri (in questo un valido aiuto arriva dal paleontologo Jack Horner, fautore di una teoria evoluzionista degli animali preistorici che li vuole imparentati con gli uccelli), ma anche emettere dei suoni credibili. Per farlo i tecnici del suono raccolgono e poi campionano versi dei più disparati animali esistenti e poi li mixano: è così per il dilophosauro, il cui verso è il risultato dell'interazione tra il canto del cigno, il verso del falco, il sibilo del serpente a sonagli e il grido della scimmia urlatrice. E il verso agghiacciante del Velociraptor? Una combinazione stupefacente di due animali marini: il delfino e il tricheco. Per il T-Rex invece viene utilizzato il ruggito del leone assieme al rumore che fa un cane alle prese con una pallina da tennis (quando il teropode azzanna il Gallimimus ad esempio). Dallo speciale di melty dedicato al film avrete capito il miracolo di Steven Spielberg per portare sul grande schermo i dinosauri a distanza di 65 milioni di anni. A 22 anni esatti da quello slancio di megalomania e genio ecco che un nuovo urlo giurassico scuote il cinema: l'11 giugno arriva nelle sale "Jurassic World" (scopri le curiosità del film). Noi gli diamo il benvenuto...

Per tutti i fan italiani del film segnaliamo la pagina Facebook "Jurassic World Italia".

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Crediti: web , Jurassic World, Indominus Rex, youtube