Jennifer Lawrence, Kaley Cuoco e Kate Upton: Hackeraggio e sessismo

Jennifer Lawrence è una delle vittime dell'hacker
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La pubblicazione delle foto sexy di Jennifer Lawrence, Kate Upton e Kaley Cuoco ha chiamato inevitabilmente in causa le vecchie questioni sul sessismo web. E noi ci chiediamo: perché non ci sono uomini tra le vittime degli hacker?

Sarà un caso che tra le vittime degli hacker informatici non compaiano mai uomini? Da Scarlett Johansson a Jennifer Lawrence, i bersagli prediletti sono sempre donne bellissime e di successo, una strana “coincidenza” che affonda le radici nel sessismo nascosto, e quindi ancor più pericoloso, della società del web 2.0. Che Google non sia un motore propriamente “amico” delle donne, lo aveva già dimostrato una ricerca condotta da UN Women, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’uguaglianza dei sessi e l’autonomia femminile, facendo notare come la funzione di autocompletamento per la frase “le donne dovrebbero” contempli solo espressioni quali “essere schiave”, “restare a casa”, “non avere alcun diritto”. La pubblicazione delle foto private di donne celebri è soltanto l’ultimo tassello in fatto di machismo virtuale: internet è sessista, forse ancor più che la realtà quotidiana, perché è il posto adatto in cui i codardi possono esprimersi liberamente senza “metterci la faccia”, e le donne sono chiaramente il bersaglio prediletto.

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Lo scopo delle foto hackerate di Jennifer Lawrence nuda, non è quello di fornire piacere sessuale (molte delle attrici coinvolte avevano esposto molti più cm di pelle in servizi fotografici e film), ma si tratta più subdolamente di una questione di potere. C’è una vera e propria ossessione nel ridurre la vita, la carriera e l’immagine di una donna di potere ai suoi gusti in fatto di sesso: è un modo per riaffermare la propria supremazia su qualcuno ritenuto più potente, è il ricatto morale per convincere se stessi e gli altri che per quanto denaro e fama queste donne possano avere, a letto sono come tutte le altre; è un crimine con l’intento di punire le vittime in questione per essere delle donne pienamente padrone del proprio corpo. Vi siete mai chiesti perché gli hacker non abbiano mai fatto vittime uomini? Il binomio sesso/uomo non rispetta le logiche della sottomissione e della derisione, totalmente appannaggio dell’universo femminile. Le reazioni all’episodio dimostrano pienamente la validità di questa teoria: Jennifer Lawrence è diventata anche oggetto di derisione dei puritani web. “Se l’è cercata”, “ben le sta” si legge, in un tripudio di luoghi comuni che puntualmente vengono tirati fuori anche da chi, fino a pochi minuti prima, si dichiarava progressista e libertino. E' il solito errore che si commette in fatto di violenza contro le donne: il problema non va combattuto ammaestrando le ragazza su come comportarsi per non essere aggredite, ma piuttosto concentrandosi sugli uomini e su come non dovrebbero mancare di rispetto all’universo femminile. Ieri è successo esattamente questo: invece di condannare chi ha rubato le foto private e le ha pubblicate, molti hanno condannato o biasimato le vittime che hanno scelto di scattarsi determinate immagini.

Jennifer Lawrence e le altre vittime non hanno assolutamente nulla di cui scusarsi, né per il contenuto delle immagini, né per le finalità o il contesto in cui sono state scattate. L’episodio in questione, come ha fatto notare anche un editoriale su Forbes, non può e non deve essere identificato come uno “scandalo”, perché attrici e personalità coinvolte non hanno fatto nulla di immorale o illegale; si tratta bensì di un “crimine sessuale“ che contempla furto di materiale privato e sfruttamento del corpo femminile. Ciascuno, uomo o donna che sia, può conservare sul proprio telefono ciò che vuole, con l’assoluto diritto che tali contenuti restino privati o condivisibili solo con chi si scelga di condividere. Il fardello della colpa morale sta sulle spalle di quanti scelgono di servirsi di tale materiale per divertirsi. Spero vivamente che nessuna delle vittime si scusi o si assuma alcuna forma di responsabilità, perché “permettere” che delle immagini siano rubate, non è una colpa. La vergogna deve essere solo ed esclusivamente di chi arbitrariamente ha deciso di invadere ed appropriarsi, in un certo senso, della vita altrui, chiamando in causa una vecchia lotta tra i sessi che si regge solo su inutili e quantomai arcani stereotipi.

Anna Verrillo

Crediti: Twitter, victoria's secret, web , Jason LaVeris, getty images