James Franco: "Ritorno alla vita è un film quasi buddista" (intervista)

James Franco Ritorno alla vita
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In questi giorni al cinema con Ritorno alla Vita di Wim Wenders, James Franco racconta a melty la sua esperienza lavorativa con il cineasta tedesco.

(di Sandra Martone) Everything Will Be Fine, Tutto andrà bene: è questo il titolo originale dell’ultima fatica di Wim Wenders. Il regista tedesco a sette anni da Palermo Shooting torna a dirigere un film di finzione dopo aver lavorato a parecchi cortometraggi e a due documentari di grande poesia, Pina e Il sale della terra. Il protagonista della nuova pellicola del regista di Il Cielo Sopra Berlino è l’istrione James Franco (Leggi anche: Commedia in arrivo per Franco). Franco in Ritorno alla vita è Tomas, un giovane romanziere il cui destino cambia completamente quando per errore uccide un bambino con la macchina. Ma tutto andrà bene titola, quasi promette, Wenders e a ritrovarsi davanti il sorriso intelligente e tronfio, lo sguardo vispo, l’atteggiamento volutamente presuntuoso di James Franco quasi quasi ci si crede che niente possa andare male. Ha voglia di parlare, James, di questa sua ultima fatica - da ieri nelle sale italiane - che lui stesso definisce “Una meditazione sulla vita quasi buddista”.

James Franco: "Ritorno alla vita è un film quasi buddista" (intervista)

Franco, cosa la ha spinta ad accettare il ruolo di Tomas? Sono stato un fan dei lavori di Wim per molto, molto tempo e il mio agente mi ha detto che c’era in progetto un altro film e che aveva chiesto di me. Ha detto che avrebbe volato da Berlino a New York per dieci ore solo per incontrarmi. Quel giorno stavo tenendo una lezione alla NY University e mi ha detto che sarebbe passato a trovarmi in classe. È venuto e ha osservato i miei studenti, dando pure consigli sulla sceneggiatura alla quale stavano lavorando tutti insieme. Dopo la lezione siamo andati al Mercer Hotel per la cena e l’ho intervistato per quasi due ore per Playboy US. Nonostante tutto non siamo riusciti a entrare nel merito di tutti i film e le storie di cui mi voleva parlare. Ma è stata un’ottima intervista e lui è un interlocutore adorabile. Mi ha conquistato: questo è Wim, un viaggio interessante di cui ho apprezzato l’approccio. Queste sono tutte cose che aggiungono valore a quello che sarà un film. La sceneggiatura sembrava un romanzo, coprendo un largo lasso di tempo, analizzando cause ed effetti che in molti film vengono trattati con superficialità. Mi è sembrato più il ritratto di una vita che un semplice film che ruota attorno a una storia. È scritto in modo tale da saltare interi anni tra un capitolo e l’altro, anni in cui succedono cose e con le quali gli spettatori devono mettersi in pari. L’ultima cosa che mi ha colpito è stata la sua idea di girare una storia lenta e drammatica in 3D. Ha detto che era un tentativo di rivelare l’anima del personaggio. Normalmente il 3D si usa per accentuare le scene spettacolari dei film d’azione, ma questo è un film molto riflessivo. La moglie di Wim, Donata, ha detto che il 3D aiuta a dare un senso di realtà perché è il modo in cui noi quotidianamente vediamo il mondo. Non è un film che ti proietta addosso milioni di cose in tre dimensioni, più che altro ci si sente come se si guardasse il mondo.

Come descriverebbe Tomas? Tomas è uno scrittore, un romanziere, dal carattere un po’ riservato. Lui vive la vita dei pensieri, trasmettendo la sua parte più intensa nei suoi scritti. All’inizio del film lo troviamo in una relazione che non va poi così bene: la sua ragazza è interpretata da Rachel McAdams, e ho avuto difficoltà a capire perché a Thomas non piacesse più. Poi il mondo gli crolla addosso a causa di un incidente in cui uccide un ragazzino. Non è stata neanche colpa sua, ma l’incidente lo sconvolge così tanto che la sua vita viene completamente stravolta e lui inizia a cambiare. Rompe con la sua ragazza, trova una nuova persona e gli viene detto che dopo l’incidente i suoi libri sono migliorati. Potrebbe semplicemente essere diventato più bravo per merito dell’esperienza e del duro lavoro, ma potrebbe davvero essere dovuto all’incidente. Una delle cose più belle del film è che non parla in modo diretto della psicologia di una persona soggetta a un’esperienza traumatica, ma più che altro parla dei diversi tipi di esperienze e come esse possono formare la vita di una persona.

Ma per lei qual è l’essenza del film? È una meditazione sulla vita, c’è molta tristezza ma anche gioia. Nel film c’è come un cuore spirituale, buddista, che punta verso l’accettazione della vita, della perdita e del successo e, se trovati, tutto andrà bene.

James Franco: "Ritorno alla vita è un film quasi buddista" (intervista)

Pensi che le tragedie possano portare a qualcosa di positivo? Ne sono certo. Ho scritto un libro intitolato Palo Alto in cui c’è un personaggio con parecchi problemi, e ricordo che quando ero adolescente mi trovavo nella stessa situazione. Sono cresciuto in un ottimo contesto, quindi i problemi che avevo non erano così gravi, ma c’erano. All’epoca pensavo quasi di essere una calamita per poliziotti, non riuscivo a fare nulla senza finire in questura, sembrava che la mia vita stesse prendendo proprio una brutta piega. Ma in realtà, a vent’anni di distanza, mi rendo conto che tutto quello mi ha portato a intraprendere la carriera di attore, scrittore e artista. In qualche modo sentivo di dover superare tutto quel periodo per arrivare finalmente a dire: “okay, basta con i comportamenti sconsiderati, meglio concentrare le mie energie in qualcos’altro.

James Franco: "Ritorno alla vita è un film quasi buddista" (intervista)

Cosa c’è di speciale nel lavorare con Wim Wenders? Adoro lavorare con Wim. Prima di tutto è un lento processo metodico. Non mi riferisco alla recitazione, ma a tutta la parte di preparazione per le scene e le riprese in 3D. Mi preparavo per degli esami orali leggendo un sacco di libri, quasi uno al giorno, e Wim mi supportava tantissimo trovandomi sempre un divano confortevole o un posto per poter leggere sul set. Per molti versi io e Wim siamo molto simili: entrambi amiamo la letteratura e abbiamo molti autori preferiti in comune. William Faulkner è il suo scrittore preferito, e spesso include i suoi libri all’interno dei suoi film: Charlotte Gainsbourg legge Faulkner in questo film. Io ho adattato un suo libro in versione cinematografica. Abbiamo entrambi gusti molto simili in letteratura e cinema, lavorare insieme è stato facilitato proprio perché condividiamo la stessa sensibilità. Ho capito fin dal primo giorno la sua visione proprio perché abbiamo molto in comune. Mi sono subito sentito a mio agio con le sue idee, e a lui è piaciuto il modo in cui le interpretavo.

C’è qualcosa di personale che ha portato con lei nell’interpretazione di Tomas? Tomas è uno scrittore, io scrivo. Mio padre era uno scienziato e un matematico, il padre di Tomas è un fisico. Ci sono stati momenti in cui mi relazionavo bene con mio padre grazie alla sua immensa cultura, ma ci sono state volte in cui lui non riusciva a capire il perché di alcune mie scelte. E la stessa cosa succede tra Tomas e suo padre. Ma ci sono cose di Tomas che io non farei mai: si veste e porta i capelli in un modo che non mi rispecchia affatto. Inoltre si isola molto, mentre io cerco di fare tutto il contrario.

Crediti: Teodora Film, web