Jacopo Scasselati e i “Frammenti dell'essere”: incontro a Barbizon con il pittore prodigio

Jacopo Scassellati a Barbizon
Ecrit par

Per la rubrica Talent-Italy, melty ha incontrato il giovane pittore sardo Jacopo Scassellati. A soli 26 anni espone alla Galérie Besharat, a Barbizon vicino a Parigi, la serie di opere di ispirazione classica “Frammenti dell'essere”.

Jacopo e Anais stanotte dormiranno in una suite gigantesca, mansardata, con grandi travi in legno e una sala da bagno dai vetri trasparenti. L'Angelus di Jean-François Millet reintepretato da Antoni Taulé campeggia in un affresco alle spalle del letto. “E' riservata al pittore ospite della mostra permanente”, mi spiega Giuseppe Bacci, curatore della mostra “Frammenti dell'essere” alla Galleria Besharat di Barbizon fino al 20 giugno. La galleria, immersa nella foresta di Fontainebleau vicino a Parigi, nel paesino che fu la casa di Millet, espone opere d'arte contemporanea per collezionisti di prima categoria (tra gli artisti anche Mauro Corda, per fare un nome). Ma è anche un hotel di lusso: attraversando un giardino si arriva alle suite, ognuna dedicata ad artisti contemporanei e da loro personalmente decorate. Inutile indagare sul prezzo. Jacopo Scassellati non fa una piega, “tanto è solo per una notte”, e non vede l'ora di tornare in Sardegna nel suo laboratorio, insieme alla fidanzata belga (e artista) incontrata a Perugia.

jacopo scassellati, pittorie, galleria besharat, barbizon
Jacopo Scassellati con la fidanzata Anais nel giardino della galleria Besharat
galerie besharat, suite
La suite dell'Angelus alla Galerie Besharat

Ricevere gli elogi di Vittorio Sgarbi a 19 anni - “Se scassellati fosse nato 5 secoli fa sarebbe un maestro del Rinascimento” – ornare gli altari del Duomo di Campli e, infine, a 26 anni, esporre per la prima volta all'estero, per Jacopo Scassellati è sorprendentemente naturale. Viene da una famiglia di ceramisti apprezzata in Sardegna da ormai tre generazioni, suo bisnonno arrivò dall'Umbria per insegnare all'Istituto d'arte di Sassari. Nel laboratorio di ceramica Jacopo è cresciuto, ha iniziato a scolpire da bambino ed ora, come Michelangelo, vuole dipingere e scolpire contemporaneamente. Basta dare uno sguardo ai suoi capolavori: figure classiche frammentate, scheletri di statue, la cui plasticità è la stessa delle sue sculture. I suoi quadri ospitano le sue opere in ceramica, come dei corpi estranei che sono “esseri che emergono dal buio della notte, e dalle mie stesse inquietudini”.

jacopo scassellati, autoritratto
L'autoritratto di Jacopo Scassellati
Jacopo Scassellati, sculture
Jacopo Scassellati

Jacopo Scasselati è un uomo d'altri tempi. Non solo perché dipinge come i maestri del passato e si rifa – per ora – interamente alla cultura classica e alla mitologia. Ma perché ha modi educati, gesti delicati e un'eleganza di epoche andate. Nell'acconciatura e nel look non si può non rivedere un rimando al Caravaggio, ma Jacopo è persino più bello, e soprattutto più buono e tranquillo dell'irrequieto Merisi. Sano e contemporaneo: “Penso che viaggerò molto, perché è importante studiare gli altri e le tradizioni lontane. Ma oggi siamo tutti cittadini del mondo, non mi trasferirò mai altrove perché ho bisogno della tranquillità della Sardegna e del mio laboratorio”. Cerco di intravedere in lui la follia dell'artista, quel tratto caratteriale che lo rende a noi alieno. Di risolvere il mistero di un pittore così giovane, che viene dalla mia stessa città e le cui opere sono quotate a prezzi dai tre ai quattro zeri. Ma è inutile: ho compreso che a renderlo diverso sono la tranquillità e la passione con cui esercita e descrive il suo lavoro, perché in lui l'arte si confonde con i gesti quotidiani. “Io ho nostalgia dei classici, e anche un po' di malinconia. Perché è la ricchezza più grande dell'Italia e non la rispettiamo abbastanza”.

jacopo scassellati, pittorie, galleria besharat, barbizon
Jacopo Scassellati con una scultura equina

Volevo chiedere a Jacopo, ingenuamente, se avesse dei riferimenti nell'arte contemporanea di oggi. Impossibile, a lui non piace. “Faccio parte di un altro fronte, sono vicino a coloro che guardano al passato. Lavoro sulla tecnica, che va di pari passo con la poesia senza che l'una si sovrapponga all'altra. Mi ha sempre appassionato la ricerca e voglio approfondire tematiche eterne”. Allora abbiamo chiacchierato di chiese, città, e maestri del Rinascimento. “Adoro Urbino e Perugia e il paesaggio umbro, dove la spiritualità si nasconde nelle centinaia di chiese che spuntano tra le colline. Passerei ore ad ammirare la Cappella Sistina, amo Michelangelo perché dipingeva pensando da scultore. E poi la bellezza di Raffaello, la pittura velata di Leonardo...” Nell'opera di Jacopo ritrovate l'Ofelia di Rimbaud, il mito di Perseo, il cavallo alato di Pegaso, le bighe romane, il carro di Apollo... Tutti dipinti misteriosamente nel Ventunesimo secolo. E mai nella loro integrità, perché sono frammenti che evocano le profondità della storia e dell'anima.

di Nicola Accardo

Crediti: Galerie Besharat, Jacopo Scassellati, melty.it