Italia-Germania: Zaza e Pellè "non pronti mentalmente per i rigori" secondo il mental coach Roberto Re

Italia-Germania, l'opinione del mental coach Roberto Re
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Italia-Germania, l'opinione del mental coach! Roberto Re sugli errori dal dischetto di Zaza e Pellè nei quarti di Euro 2016: "Non erano mentalmente pronti".

Italia-Germania, l'opinione del mental coach! Come noto, il nostro è un Paese di commissari tecnici; a confermarlo, le analisi e discussioni, critiche e disamine che dal momento successivo alla sconfitta contro la Germania nei quarti di Euro 2016 si sono scatenate lungo tutto la Penisola. Sugli errori dal dischetto da parte di Leonardo Bonucci e Matteo Darmian, ma soprattutto Simone Zaza e Graziano Pellè, è stato detto e scritto di tutto; ma il vero motivo per cui gli Azzurri hanno sbagliato i loro calci di rigore è - per l'esperto di formazione personale e collaboratore con sportivi di fama internazionale, fra cui la medaglia d'oro a Londra 2012 Jessica Rossi, Roberto Re: "Il fatto che non si fossero preparati mentalmente per quei rigori. Il problema del rigore non è la parte tecnica, il piede, ma la testa. Esistono metodi precisi per allenare la mente, che permettono di arrivare a battere un rigore con la corretta preparazione mentale per gestire la tensione". E ancora: "Trovo paradossale che nel 2016 non ci sia nessuno nello staff tecnico della Nazionale ad allenare mentalmente i calciatori. Improvvisare in questi casi è un azzardo insensato: si sbaglia per forza, l’emotività è la naturale conseguenza".

Il calcio di rigore rappresenta uno dei gesti tecnici più elementari per un calciatore; questo solo dal punto di vista tecnico, dato che in campo entra anche e soprattutto l'aspetto mentale. Il tiro dal dischetto è una sfida a due tra il giocatore e il portiere, una sorta di duello da far west. Il vero nemico da vincere è però la propria emotività: "Il rigore è il momento in cui il calciatore è solo, il suo dialogo interno può schiacciarlo ed evidenziare ancora di più la pressione del risultato, può farlo sentire troppo piccolo di fronte ad un ostacolo troppo grande, che nella mente trasforma il piede in un pesante ferro da stiro". Sempre a parere del mental coach: "In quei momenti devi essere capace di controllare le emozioni fortissime, bisogna essere freddi, dissociati, impermeabili alle interferenze esterne, arrivare sul dischetto con le idee chiare su dove andrà a finire la palla. Dialogo interno e visualizzazione frutto di un’adeguata preparazione mentale sono un dogma e non un dettaglio". Retorica la domanda finale di Roberto Re: "Come è possibile che nella Nazionale italiana non ci sia un professionista specializzato nel mental coaching, nonostante queste tecniche esistano da anni?"; domanda che 'Solo per Bomber' gira ai suoi lettori, ancora delusi dall'esito dal dischetto di Italia-Germania a Francia 2016.

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Crediti: Dario Matrone, Roberto Re