Italia fuori dai Mondiali 2014: I 5 motivi del fallimento

Marco Verratti, centrocampista azzurro
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Incredibilmente l'Italia è fuori dai Mondiali 2014, dopo la sconfitta per 1-0 contro l'Uruguay. Un fallimento per molti inaspettato, ma che porta con sé motivazioni e contraddizioni profonde. Scopri di più su melty.it.

Italia-Uruguay 0-1 rimarrà per sempre stampata nella mente di tutti i tifosi italiani come una delle pagine più brutte del nostro calcio. Dopo il fallimento in Sudafrica 2010 era davvero difficile fare peggio eppure ci siamo quasi riusciti. Per due Mondiali di fila usciamo subito dopo la prima fase, un avvenimento accaduto solo una volta nella storia della nostra nazionale di calcio. Prandelli e Abete hanno dato le loro dimissioni, segno di un progetto nato e sviluppatosi male e che ha fallito su tutti i fronti. Un fallimento che ha radici profonde che partono da molto lontano e che solo ora possono essere analizzate con più calma e razionalità. Il Girone D era davvero uno dei più difficili del Mondiale ma, viste le prestazioni dei nostri avversari dovevamo, e potevamo, fare di più. Italia-Costa Rica 0-1 è stato il primo passo verso il baratro, confermato nell'altrettanto pessima partita contro gli uomini di Tabarez. Noi di melty.it abbiamo provato ad analizzare la situazione. Quali sono i 5 motivi che hanno portato al fallimento la spedizione azzurra?

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Italia fuori dai Mondiali 2014: I 5 motivi del fallimento
1 - Le convocazioni sbagliate

Facile attaccare Prandelli a posteriori. Ma l'ira dell'Italia dei CT si era abbattuta sul tecnico della nazionale in tempi non sospetti. Tante le scelte tecniche discutibili, ancora di più la testardaggine nel puntare sui giocatori sbagliati. Basti pensare all'affidamento totale nei confronti di un Balotelli reduce da una pessima stagione contro il Milan o l'ennesima convocazione di Thiago Motta, per non parlare delle esclusioni che hanno sin da subito fatto discutere. Quella di Giuseppe Rossi ha fatto sicuramente più scalpore di tutto il resto, ma appariva in parte giustificabile per il recupero difficoltoso dall'infortunio. Ma come dimenticare giocatori come Destro e Florenzi della Roma o Pasqual della Fiorentina, per non parlare dell'assenza di nomi importanti nei punti nevralgici del campo. La materia prima scarseggiava a prescindere ma il CT ci ha davvero messo del suo.

2 - La condizione atletica

Se ne era parlato da subito, ma medici e staff sembravano essere riusciti a prevenire la situazione con una preparazione atletica ad hoc per le temperature brasiliane. Il risultato? Una squadra di “quasi morti”, fermi in campo e incapaci di dare velocità e dinamismo all'azione. I Mondiali 2014 hanno mostrato che ad ottenere risultati sono le squadre più dinamiche, quelle che mantengono livelli accettabili di forma sulla lunga distanza, quelle che attaccano la profondità, che corrono e si impegnano e resistono al caldo. Costa Rica, Messico, Colombia, Cile, ma anche Olanda e Francia sono solo alcuni degli esempi che confermano questa teoria. Noi non siamo mai stati in grado di offrire compattezza, forza e velocità al nostro gioco, colpa di giocatori stanchi e spesso fiacchi e sulle gambe. Il caldo terribile c'è anche per tutte le altre e non può certo essere utilizzato come giustificazione.

Italia fuori dai Mondiali 2014: I 5 motivi del fallimento
3 - Il tiki taka

Non si sa bene quando la Nazionale abbia deciso a tutti i costi di voler assomigliare alla Spagna. Quello tentato in questo Mondiale 2014 è stato un possesso di palla sterile e senza mordente, con passaggi in orizzontale lenti e prevedibili. La nostra massima idea di calcio era dare palla a Pirlo e sperare in un miracolo, che si risolveva quasi sempre con un passaggio indietro alla difesa per tentare di ricominciare da capo l'azione. Non si è mai tentata una verticalizzazione, men che meno una sovrapposizione. Solo la brutta copia di un modello di gioco del quale non potevamo essere buoni interpreti. Ci siamo ingabbiati in questo mantra irraggiungibile, pensando portasse a qualcosa di buono e credendo, erroneamente, che il buon gioco partisse da questo. Un modello di gioco per noi concretamente inapplicabile, ma anche una scelta a conti fatti sbagliata a priori. L'uscita della Spagna è li a dimostrare quanto per vincere al giorno d'oggi serva ben altro.

4 - Ci siamo illusi troppo presto

Diciamoci la verità, con il girone che ci era capitato nessuno di noi era davvero convinto che riuscissimo a fare delle buone cose. É stato così sino alla partita contro l'Inghilterra vinta 2-1. La vittoria, meritata, contro gli inglesi ha gonfiato l'ego dei nostri uomini e ha convinto molti che le scelte erano quelle giuste e si sarebbe potuto davvero fare qualcosa di buono. Poi gli inglesi si sono sciolti come neve al sole, mostrandosi squadra con evidenti limiti e banco di prova non attendibile per le gerarchie del Girone D. Così, arrivati sicuri di una qualificazione, contro la Costa Rica ci siamo fatti mettere sotto mostrando tutte le nostre debolezze, amplificate nelle ultime due sfide ma parzialmente già presenti all'esordio. Quella vittoria iniziale ci ha paradossalmente penalizzato, convincendoci di qualcosa che in realtà non c'era, rinfrancando una squadra che poco aveva di buono e un tecnico con un'idea di fondo totalmente sbagliata. Le vittorie a volte non sempre sono così utili.

Italia fuori dai Mondiali 2014: I 5 motivi del fallimento
5 - La crisi del calcio italiano

Facile parlare ora di un argomento di cui si discute ormai da tanto tempo. É però innegabile che tutti i problemi della nostra spedizione, pur se amplificati da una gestione sbagliata in corso d'opera, abbiano radici più profonde. Tutto sta alla base del nostro movimento calcistico, lontano anni luce da quanto potevamo ammirare qualche tempo fa. La pochezza di talenti italiani nel nostro campionato e nel mondo è davvero disarmante, frutto di una Serie A che si livella sempre più verso il basso, che non punta sulla crescita dei giovani talenti, ma solo sulla compravendita di giocatori per risultati immediati che poi non arrivano quasi mai. Il quadro è desolante e coinvolge tutte le squadre italiane e la loro cattiva gestione di calciatori e talenti. Ne sono più che limpida dimostrazione i fallimenti europei dei nostri club più forti, incapaci di imporre anche fuori dai confini la loro filosofia invece vincente in territorio italiano. Se nessuna squadra italiana riesce ad essere tra le più competitive a livello internazionale come possiamo pretendere che lo siano anche i nostri giocatori?

Manuel Lai

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