Intervista a Gianni Resta: "Con il mio disco voglio dare la carica"

Un fotogramma da 'Discorocksupersexypowerfunky'
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Lo scorso 11 gennaio il cantautore milanese Gianni Resta ha portato il suo "Discorocksupersexypowerfunky" al Marcovaldo di Parigi: la redazione di melty.it lo ha incontrato per voi.

Dopo il siciliano Colapesce e Brunori Sas, lo scorso 11 gennaio la libreria-caffé Marcovaldo di Parigi ha accolto il cantautore milanese Gianni Resta e il suo "Discorocksupersexypowerfunky". Noi di melty.it lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto di rivelarci qualcosa di più sul suo nuovo album. Il cantautore milanese ha parlato delle sue origini, di cosa lo stimola e di come ha deciso di fare un album black, funk, insomma, un ritmo che obbliga ad alzarsi dalla sedia e ballare. Ecco cosa ci ha raccontato.

Cosa c'è dietro "Discorocksupersexypowerfunky"? Per arrivare a 'Discorocksupersexypowerfunky' c'è stato un percorso da seguire. Quando ho registrato il mio primo disco nel 2004 ero molto acerbo, non sapevo bene come si faceva il musicista professionista. Dopo circa 10 anni ho imparato alcune cose, e sebbene io sia molto affezionato al mio primo disco, mi sento ovviamente cambiato. " Discorocksupersexypowerfunky" è un disco molto fisico, che ti dovrebbe far ballare. Se ascoltando il mio disco non muovi neanche un po' il piede, vuol dire che c'è qualcosa che non va (ride). E' un disco che tenta di mettere il buon umore, perché l'ho scritto in un periodo molto buio della mia vita, come capita a tutti, e paradossalmente mi è venuto fuori qualcosa che metta la carica. Chissà, forse il mio subconscio mi ha aiutato a scrivere delle canzoni che potessero rimettermi in piedi. Il complimento più bello che mi si può fare è quando mi scrivono 'mettiamo le tue canzoni in macchina per andare al lavoro': in tempi difficili c'è bisogno di energia, e spero di aver fatto qualcosa di utile in questo senso.

Per girare le scene del videoclip di "Discorocksupersexypowerfunky" ti sei allenato quattro mesi, sei un perfezionista o hai solo colto l'occasione per fare sport? Prima di fare "Discorocksupersexypowerfunky" ero ingrassato di 20 chili rispetto al mio pesoforma ideale, dovevo rimettermi in forma per essere credibile nel girare le scene d'azione nel videoclip. Diciamo che ho colto l'occasione. Come ho già detto, questo è un disco molto fisico e, sai come si diceva, "mens sana in corpore sano". Sono un perfezionista nelle cose che mi riguardano, provo a metterci tutto me stesso e a curare ogni minimo dettaglio, anche se un po' è necessario affidarsi agli altri, e lo faccio perché voglio che quando le mie canzoni escono dalla mia camera per arrivare nella tua siano proprio come lo ho pensate io".

Il disco ha un'anima un po' ironica, vuoi dirci qualcosa di più su canzoni come "Holostress"? "Holostress" tocca un tem ache riguarda sicuramente molte persone. Come dicevo prima, questo disco è stato scritto in un periodo molto duro, quindi era naturale che scrivessi una canzone sullo stress. Ormai tutti ce l'abbiamo: quando vai dal medico e dici 'Dottore, ho un po' di problemi', 'è stress! ', 'dottore ho sempre la febbre', 'è stress! ', 'dottore, non ho appetito', 'è stress! ', e allora bisognava farci una canzone! Nella canzone mi prendo un po' gioco di alcune cose ma nel ritornello tento anche di dare una soluzione: in questa società devi sempre correre, ce li hai sempre dietro, però tu puoi fare il salto che non si aspettano e seminarli.

Cosa ti ispira oltre alla musica? Il mio mondo è composto da tante discipline artistiche, sono un nerd e non mi vergono di dirlo. Potrei parlare per ore di 'Guerre Stellari' o de 'Il Signore degli Anelli', di Douglas Adams o dei videogiochi degli anni '80. Sono un ragazzo come tanti e prendo ispirazione da tutto.

Hai suonato a Parigi, a quando un concerto italiano? Siamo stati a Parigi perché qui al Marcovaldo sono stati i primi a chiedermi di suonare, ci sarà qualcosa che non va se io devo venire fino qui per far sentire le mie canzoni dal vivo. Suonerò a Milano verso marzo, ma spero di fare altri concerti in estate. Spero anche di ritrovare l'affetto che mi stanno dimostrando adesso i ragazzi scrivendomi su Facebook, e spero infine di divertirli, perché quello è il mio intento. Finora non ho fatto concerti perché non posso portare la band dappertutto, siamo in sei e facciamo casino, e a Milano non sono rimasti molti posti adatti per suonare. Del resto, fa fatica a suonare Paul Mc Cartney a San Siro, figuriamoci io!