Interstellar: Pregi e difetti di Christopher Nolan, in testa al Box-Office

L'astronauta Cooper in missione
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"Interstellar", ultima fatica del regista Chris Nolan, sci-fi ossessionato dai predecessori che palesa un’anima fin troppo pluralistica. E mentre si fa un gran vociare del film, il regista si gode la massima: “Purchè se ne parli”.

L’attesa crescente attorno ad interstellar (leggi la recensione del film) e la risposta in massa del pubblico (in testa al box office) ha ribadito un concetto: la gente ama le grandi produzioni che non si riducono solo agli effetti speciali. E a quest’ultimi il regista di Inception contrappone gli “affetti speciali” del papà Cooper (Matthew McConaughey) per la figlioletta Murphy, che da grande avrà il volto etereo di Jessica Chastain. Il pubblico vuole vedere interagire i grandi attori sullo schermo e apprezza le velleità autoriali in un blockbuster. In questo Christopher Nolan rispecchia lo slogan anni 80 dell’Aiazzone: “Provare per credere”. Il regista de Il Cavaliere Oscuro ha abituato gli spettatori a geniali rompicapo e a sceneggiature a matrioska sin dai tempi di Memento. Ci ha incollati alla poltrona con i suoi personaggi a specchio e i suoi doppi da The Prestige fino a Batman e Joker. E pazienza se per fare tutto ciò spesso ha attinto dai grandi del passato (vedi Kubrick), il risultato è la manifestazione di una conoscenza incredibile del mezzo cinematografico e di una cultura invidiabile.

Interstellar: Pregi e difetti di Christopher Nolan, in testa al Box-Office

Non si deve però cadere nell’errore opposto: pensare che qualunque cosa faccia Christopher Nolan sia esente da difetti. Proviamo, insieme, ad analizzare i pregi e difetti di Interstellar (qui le reazione della stampa al film). Il film è guidato dall’intento di costituire un’Opera omnia del genere sci-fi. E, per certi aspetti, vi riesce: di un certo spessore la descrizione scenica dell’attraversamento del buco nero nel finale, affidata alla mente visionaria del regista che in un solo colpo lega Einstein e Freud. Meritevoli anche le sequenze a bordo della navicella in procinto di sbarcare sui nuovi pianeti (da gustare nelle grandi multisale per sentirsi veramente a bordo) così come la minuziosa spiegazione scientifica della relatività e dei dettagli tecnici della missione. A voler essere cattivi Interstellar (qui i film che hanno ispirato Nolan) presenta qualche verbosità di troppo, un ritmo scostante che alterna improvvise accelerazioni a dialoghi prolissi (e pessimisti). Ma soprattutto, caro Nolan, com’è possibile che il Michael Caine di 23 anni prima sia uguale al Michael Caine di 23 anni dopo? E che lo stesso sia ancora vivo a 50 anni dalla missione? In questo ci è sembrato più il mega direttore galattico duca conte Balabam di Fantozzi che lo scienziato megalomane voluto dal regista. Scherzi a parte, Nolan ha voluto conciliare troppe spinte: da quella filosofica a quella ontologica passando per quella fantascientifica e affettiva: Il risultato è una sensazione di spaesamento e confusione che attanaglia lo spettatore, accompagnato dall'Interstellar all'Inter-STALLAR del finale, con la fattoria di Cooper ricreata. Certo, poi si assiste a sequenze come quella dell’inseguimento del drone nella prima parte e tutto assume una valenza secondaria perchè si rimane affascinati da un assioma: la poesia può passare anche per un blockbuster.

Interstellar: Pregi e difetti di Christopher Nolan, in testa al Box-Office

Intanto, noi di melty.it, vi riproponiamo la recensione del film che abbiamo visto in anteprima. RECENSIONE INTERSTELLAR (di Emanuele Zambon): Interstellar è uno e trino. In questo è figlio del cinema di Chris Nolan, senza il bisogno di riconoscerne il grado di parentela con un test del dna. Un cinema postmoderno per alcuni versi ma che in realtà guarda ai grandi classici di Hollywood. Una summa della filmografia di Nolan che ne rispecchia il gusto per l’immagine che sfocia quasi nell’autocompiacimento. Interstellar si interroga sulla realtà, gioca con la percezione spaziale e distorce quella temporale attraverso gli appigli, più o meno logici e confutabili, della teoria della relatività e dei wormhole. Dietro la facciata della space opera si nasconde, però, un melò trapiantato in un’odissea spaziale in cui la potenza delle immagini sovrasta la diegesi narrativa che palesa qualche passaggio a vuoto o quantomeno qualche incidente di percorso, come quelli incontrati sul proprio cammino dall’ingegnere e pilota Cooper, a cui presta il volto e una recitazione sublime Matthew McConaughey, in crescendo dopo Dallas Buyers Club e la serie tv True Detective.

Interstellar: Pregi e difetti di Christopher Nolan, in testa al Box-Office

L’umanità prossima ventura, in Interstellar (vedi i poster ufficiali del film), è sull’orlo dell’estinzione, come i dinosauri 65 milioni di anni fa. Risorse esaurite, economia collassata, istruzione elitaria ma soprattutto la mancanza di cibo. Una serie senza soluzione di continuità di piaghe e tempeste di sabbia hanno fatto regredire la vita umana ad una quasi primordiale lotta per la sopravvivenza. Il mais come unica coltura praticabile ha ridotto l’ingegnere aerospaziale Cooper (Matthew McConaughey) ad un agricoltore ancorato ai ricordi della moglie scomparsa e al passato professionale che fu. Scoperto accidentalmente un distaccamento segreto della Nasa nella dismessa base militare del Norad, Cooper, assieme alla figlioletta Murphy, viene messo al corrente del Piano A e di quello B per salvare l’umanità (o la specie almeno) dall’annientamento. L'ex pilota è chiamato ad una scelta sacrificale: reindossare la tuta spaziale e partire alla volta di nuovi pianeti abitabili per salvare umanità e prole in una missione in cui il ritorno a casa non è assicurato a priori.

Interstellar: Pregi e difetti di Christopher Nolan, in testa al Box-Office

PATER-“MURPHYLIAS”. Interstellar (leggi quali sono i film che lo hanno influenzato) seduce l’immaginario con un uso della fotografia davvero potente, coadiuvando il tutto con una strepitosa colonna sonora firmata Hans Zimmer. Quello di Nolan è un tentativo di conciliare il topos da tragedia classica, quello dell’esplorazione dell’ignoto, con una digressione filosofica e ontologica sull’esistenza umana. Matthew McConaughey è il novello Ulisse che sfiderà le leggi dell’universo e della fisica pur di riabbracciare la propria figlia. Un uomo dotato di ingegno e divorato dai sensi di colpa per aver abbandonato la propria famiglia e che, come la Sandra Bullock di Gravity, non si arrende davanti agli ostacoli, mosso dall’istinto di sopravvivenza e dal desiderio di un face to face con la figlia Murphy. Al cosmonauta Cooper, per sua stessa ammissione, “sta stretto il ruolo di guardiano della galassia”, che lascia ben volentieri a Star-Lord & Co della Marvel.. “Siamo nati per essere pionieri e conquistatori”. Con queste parole Cooper si congeda dalla terra, trascinato in una folle corsa spaziale intrisa di menzogne e presunzioni. Lo stretto dei Dardanelli, metafora dell’ignoto, è reboottato in un wormhole, anomalia dell'universo che permette di attraversare spazio e tempo bucandoli come la punta di una matita buca un foglio di carta piegato, unendo le due estremità con un escamotage che fa impallidire le cattedre di fisica delle migliori università.

KUBRICK, SIMULACRI E “CAST-STELLAR”. Chris Nolan, con Interstellar, si confronta con tutte le sfaccettature del mito, da quello classico e omerico a quello cinematografico. Forte e ridondante l’omaggio al 2001 – Odissea Nello Spazio di Stanley Kubrick con movimenti di macchina centrifughi che scandiscono il moto della navicella spaziale che tanto ricordano le sequenze del capolavoro del “maestro”, così come il simpatico robot che fa compagnia all’equipaggio è il doppio “buono” di Hal 9000, grande fratello con l’occhio rosso che stazionava sul Discovery di Kubrick. Attraverso un mood narrativo non cronologico, giocato su più livelli, e il ricorso al meccanismo delle scatole cinesi care Philip K. Dick, Interstellar (vedi il trailer finale) è il sogno del bambino Nolan, che si diverte a giocare agli astronauti tanto quanto Tarantino a giocare ai pistoleri. Il regista di Inception distorce la percezione temporale e il concetto stesso di fisiologico, ricercando nel primo una via di salvezza, quello che non accade con gli spazi, che simboleggiano a più riprese nel film il fallimento umano. E mentre si filosofeggia tout court su specie e individuo, ci si prende gioco della relatività di Einstein e si ironizza sulle missioni lunari della Nasa (“un’ottima propaganda per mandare in bancarotta l’Unione Sovietica”) il mantra che ne viene fuori è quello dell’amore paterno e del ritorno a casa. Si ergono a simulacri dell’opera la famiglia e la vecchia e sporca fattoria, approdo finale dell’odisseo Cooper, ultimo baluardo errante di un’umanità intrisa del marchio yankee (decisamente troppo). Un film così non poteva che annoverare un cast “stellare”: dal feticcio Michael Caine alle splendide Anne Hathaway (leggi cosa ha dichiarato l'attrice sul film) e Jessica Chastain (colpo di fulmine, marry me! ) passando per Casey Affleck e la “sorpresa” Matt Damon. Bravo, bene, bis a Matthew McConaughey (da non perdere la sequenza dei videomesaggi che coprono 23 anni) che se non altro straccia il record che intende raggiungere Tom Cruise con Top Gun 2: è lui il pilota più anzianotto di Hollywood, scoprirete al cinema il perchè. Per ora sappiate solo che costituirebbe un delitto non vedere un film del genere. “Sincero, caro Matthew, al 100 %”.

Crediti: Warner Bros, web , Youtube