Inside Out: Capolavoro della Pixar a Cannes 2015 (recensione)

Inside Out, capolavoro d'animazione
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Dopo Mad Max – Fury Road, un altro film riceve applausi scroscianti al Festival di Cannes 2015: è “Inside Out”, nuovo capolavoro targato Pixar. Ecco la recensione in anteprima!

(Da Cannes di Enrico Fop) La premiata ditta Pixar colpisce ancora e “Inside Out” al Festival di Cannes strappa un’ovazione in sala stampa, paragonabile, per lunghezza e intensita’, a quella riservata a “Mad Max – Fury Road”. La verita’ è che film diretto da Pete Docter è semplicemente geniale, ennesima ri-conferma che la Pixar è una delle factory piu’ creative sulla piazza. La pellicola ha una trama esile, “animata” da un’intuizione davvero azzeccata: al centro della vicenda c’è Riley, una ragazzina del Minnesota, costretta a trasferirsi a San Francisco, per assecondare le esigenze lavorative del padre. Il trasferimento destabilizza la giovane, che si trova per la prima volta ad affrontare i problemi della vita, legati alla famiglia, gli affetti e i sentimenti. E proprio i sentimenti sono i veri protagonisti di “Inside Out”: Gioia, Rabbia, Disgusto, Tristezza e Paura. Quattro entitá antropomorfe, che vivono nel centro di gestione emotiva di Riley e la guidano in ogni istante della sua vita.

Inside Out: Capolavoro della Pixar a Cannes 2015 (recensione)
Inside Out: Capolavoro della Pixar a Cannes 2015 (recensione)

“Inside Out”, si diceva, è un’opera meravigliosa che – a vent’anni dall’uscita del primo lungometraggio - si propone come la summa artistica della Pixar. La figura umana, ancora una volta è relegata in secondo piano (come gia’ succedeva nella trilogia di “Toy Story”, nei due “Monster & Co” e in “Nemo”), scrutata in lontananza dai personaggi di fantasia. Non manca la consueta anima meta-discorsiva, se possibile ancora piu’ sostanziosa rispetto ai film precedenti. Gia’, perche il mondo interiore di Riley altro non è che un’efficace metafora dell'audio-visivo, nel quale i sentimenti sono i veri protagonisti ed è possibile inventare e raccontare storie, personaggi e avventure mirabolanti. Il reparto “fantasia” e quello dei sogni sono autentiche chicche cinefile, nei quali si parodizzano la Disney, gli Studios di Hollywood e il nuovo linguaggio dei videogiochi. Le citazioni si sprecano e, come se non bastasse, Docter e i suoi osano proporre a un pubblico di bambini e famiglie esperimenti visivi, azzardando rappresentazioni astratte degne di un cortometraggio di Norman McLaren. La morale della favola, se si vuole trovarne una, è che la Felicitá, per restare viva ha bisogno di una gasta gamma di sentimenti, tra cui la Rabbia, il Disgusto, la Tristezza e la Paura. Senza tutti loro prevarrebbe la noia, unico sentimento davvero pericoloso, nella vita come sul grande schermo.

Enrico Fop

Crediti: web