Il Racconto dei Racconti: Matteo Garrone “Il mio film? Un atto di puro masochismo”

Il racconto dei racconti cannes 2015
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Primo italiano in concorso a Cannes 2015, Matteo Garrone ha presentato oggi al pubblico del Festival il suo “Racconto dei Racconti”. Il regista parla a melty del suo esperimento che lui stesso definisce “ambizioso e anche molto incosciente”.

(di Sandra Martone) Che si tratti un pregio o un difetto, il film di Matteo Garrone, Il Racconto dei Racconti, ha la capacità di lasciare di stucco. Di stucco, infatti, è rimasto il pubblico del Festival di Cannes davanti alle immagini sanguigne e straordinarie del primo dei tre film italiani in concorso presentato durante la kermesse. Stavolta, dopo la favola contemporanea Reality, Garrone ha puntato sullla fiaba popolare del ‘600 e dalla raccolta di novelle di Giambattista Basile, Lo Cunto de li Cunti, ha estrapolato tre storie che raccontano le tre età della donna: giovinezza, maternità e vecchiaia. Il Racconto dei Racconti è quasi un miracolo nel panorama registico italiano, stanco e poco sperimentale. “Il progetto del film oltre ad essere ambizioso è anche molto incosciente” ha confessato lo stesso Garrone il cui sorriso non sembra essere minimamente toccato dalla freddezza con la quale il suo lungometraggio è stato accolto in sala dalla stampa. Freddezza, d’altronde, che ricorda quella che avvolse il film di Paolo Sorrentino, La Grande Bellezza, vincitore fiero, poi, di un Premio Oscar. Freddezza che forse è sinonimo di incredulità davanti a un esperimento potentissimo tanto nella narrazione, priva di una fine lieta, quanto nelle immagini che non hanno remore di esprimere le sfumature più nere, egoiste e feroci dell’animo umano date dai desideri che si trasformano in ossessioni. Per la terza volta a Cannes, dopo aver presentato in quel del Festival Gomorra e Reality entrambi vincitori del Grand Prix della Giuria, Garrone è fiero del suo Racconto dei Racconti “Io prima di essere un regista ero un pittore. Il fantasy è un genere che dovevo sperimentare e che ho sempre, a mio modo, inserito nei miei lavori” ammette con fierezza il cineasta romano a melty.

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Dopo tanta realtà da lei raccontata nei suoi ultimi lungometraggi come mai ha deciso di passare al fantasy? La mia è stata una scelta quasi masochistica e incosciente per quanto naturale in un percorso mio personale che parte comunque dalla pittura e quindi dall’immaginazione, dalla fantasia. Anche come regista io ho sempre usato come matrice delle storie fatti reali, o realistici, per poi trasfigurarli in una chiave più fantastica. Con Il Racconto dei Racconti, invece, ho voluto fare esattamente il contrario: partire da storie di pura fantasia e riportarle in una dimensione concreta.

Come mai ha scelto proprio l’autore barocco Giambattista Basile come punto di partenza? Basile è un genio assoluto oltre che un autore a me molto familiare. Basile è stato il primo, proprio nella sua raccolta di novelle Lo Cunto de li cunti a scrivere le prime favole popolari. Note storie come Cenerentola sono state portate in Europa grazie alla sua penna per poi divenire famosissime grazie a autori come Fratelli Grimm e Charles Perrault. Io spero vivamente che questo lungometraggio possa, in qualche modo, dare a questo letterato da pochi conosciuto una nuova, anche se tardiva, notorietà.

Il pubblico vede il fantasy come un genere americano o, tutt’al più, anglosassone. Lei, invece, lo ha reso un genere “partenopeo”… La cultura partenopea è una cultura estremamente forte e Basile è solo l’ennesimo autore che lo dimostra. Fare un fantasy all’americana sarebbe stata una mera imitazione quindi ho preferito entrare dentro un genere spettacolare mantenendo una “nostra” visione di racconto. La visione italiana. (Leggi anche Il Racconto dei Racconti Garrone si è ispirato a Game of Thrones? )

Eppure ha preferito usare la lingua inglese… E’ vero ma Basile scriveva nel ‘600 in un napoletano che oggi sarebbe incomprensibile anche per i partenopei stessi quindi, in ogni caso, il linguaggio proprio dell’autore avrebbe subito delle forti modifiche in ogni caso. E poi Calvino disse che in Basile era “un deforme Shakespeare partenopeo” quindi, al di là di tutto, credo che scegliere l’inglese come lingua originale del film non sia stata una cosa sbagliata.

Il tema del desiderio che diventa ossessione tanto da portare i personaggi di questo racconto a modificare il proprio corpo per ottenere ciò che vogliono è il tema base del lungometraggio… In realtà il corpo e la sua trasformazione è una delle mie ossessioni (ride). Parto sempre dal corpo. E quindi è stato naturale per me farlo anche stavolta. Inoltre è sorprendente la modernità in Basile. Lui affronta temi di chirurgia estetica e lifting già nel ‘600. Non è stato facile per noi scegliere i racconti da mettere in scena. Poi abbiamo puntato su tre racconti al femminile che affrontano tre età diverse della donna.

Da pittore e studioso dell’arte quali sono stati i suoi riferimenti pittorici per il film? Durante il periodo delle riprese circondato dai disegni denominati I Capricci di Francisco Goya. Li avevo un po’ ovunque nel mio studio. In Goya ci sono anche dei quadri molto ironici, come ironiche sono anche le immagini più drammatiche di Il Racconto dei Racconti.

Matteo, per lei questa è la terza volta a Cannes con un film in concorso. Come vede questa partecipazione con altri due italiani, Moretti e Sorrentino? Per un lungometraggio il miglior premio è andare bene in sala. Il Racconto dei Racconti nasce per il pubblico prima che per un Festival. Il fatto che siamo tre registi italiani in Concorso è un motivo di orgoglio per il cinema nostrano. Siamo tre registi completamente diversi, fortunatamente realizziamo film che non si somigliano affatto e forse per questo motivo il direttore di Cannes ha accettato che fossimo tutti in tre in concorso. Io spero che tutti e tre i film ricevano ottimi consensi, anche e soprattutto al di là di questo Festival.

Crediti: 01 Distribution, Stacy Martin, Racconto dei Racconti,, Facebook