Il Ponte delle Spie: Steven Spielberg racconta la Guerra Fredda (Recensione)

Il Ponte delle Spie
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La Recensione di Il Ponte delle Spie il nuovo, storico, lungometraggio di Steven Spielberg.

A tre anni da Lincoln Steven Spielberg torna a dirigere una pellicola di matrice storica rispolverando un episodio nascosto della lunga Guerra Fredda il cui protagonista, benché quasi sconosciuto ai più, ha tutte le carte in regola per diventare un iconico personaggio della cinematografia del regista statunitense. 1957: in una Berlino Est fresca di muro James Donovan (Tom Hanks) si improvvisa negoziatore nello scambio tra una spia sovietica e due cittadini americani organizzato sul Ponte di Glienicke. L’ Avvocato, nonostante le pressioni delle istituzioni americane viziare la sua difesa della spia nemica Rudolf Abel (Mark Rylance) sceglie comunque di lavorare secondo coscienza e i diritti costituzionalmente sanciti. >>> Leggi anche: Steven Spielberg e il GGG

In Il Ponte delle Spie Steven Spielberg inserisce nella su ultima fatica almeno due dei concetti sempre presenti nei film da lui diretti: l’idea che l’essere umano, al di là delle sue posizioni politiche, religiose o culturali, debba essere sempre al centro e l’idea che un uomo comune possa ritrovarsi a fronteggiare situazioni straordinarie. Molto simile, per indole, a lungometraggi di come Munich, Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan e Lincoln, Il Ponte delle Spie è un altro esempio tangibile - forse il più tangibile - di quanto l’etica, forse ancor più dell’estetica, possa essere potente ed educativa in un certo tipo di cinematografia che rispolvera il concetto di “morale” e la porta sul grande schermo per ricordarne l’esistenza. >>> Leggi anche: Frank Miller contro Steven Spielberg

Scritto da Charman e revisionato dai Fratelli Coen Il Ponte delle Spie è un film pressoché perfetto nel suo genere. Il rapporto tra Donovan e Abel è sceneggiato con maestria e sempre credibile, la fotografia cupa rende tangibile la freddezza di un’epoca e di una Guerra che fu tanto silente quanto devastante. Non mancano attimi molto lenti e didascalici che seppur difficili da gestire per chi nella settima arte cerca intrattenimento sono quasi doverosi in film di tale genere. Spielberg descrive con minuzia un’America incoerente e un’Unione Sovietica tirannica ma pone come fulcro del suo lavoro ciò che è giusto, rendendolo protagonista attraverso il personaggio di Donovan. Alla fine, nella sua poca leggerezza, Il Ponte delle Spie risulta un lungometraggio quasi pedagogico soprattutto in un momento storico come questo dove l’intolleranza sembra aver più voce in capitolo del diritto alla vita e l’importanza dell’essere umano, per paura, è sporcata dal fango dell’odio.

Crediti: 20 Century Fox