Il Cambiamento di Paletti: “Con Sugar per evolvermi e non snaturarmi”

Paletti con gli occhiali di Melty
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Si chiama Pietro, in arte Paletti, ed è uno dei più promettenti cantautori italiani. Lo abbiamo incontrato in redazione per scoprire com'è nata la sua carriera e cosa riserverà in futuro il suo progetto. Leggi l'intervista esclusiva su melty.it.

Provate ad aprire la pagina “Scopri” sul vostro profilo Spotify: se ascoltate il “nuovo cantautorato italiano” prima o poi vi verrà suggerito uno strano disco, con un uomo completamente nudo in copertina. Quell'album è "Ergo Sum" e lui si chiama Paletti. Lo abbiamo incontrato nella redazione di melty.it e abbiamo parlato del suo progetto e delle tante novità che lo hanno coinvolto quest'anno. Il passaggio alla Sugar di Caterina Caselli, un nuovo EP da 6 video in arrivo e tanta voglia di evolversi senza snaturarsi. Pietro è un ragazzo schivo e ironico, dai modi pacati, classe 1980, originario della provincia di Brescia. Un lunga esperienza, nonostante la giovane età: tanti spostamenti in giro per il mondo, prima a Londra, poi a Roma, come produttore e compositore di musiche per video o documentari. Poi una carriera artistica dal 2005 come bassista e voce dei “The R's” fino all'approdo all'italiano e il suo progetto solista. “Cambiamento”, il suo primo video, gli ha dato grande visibilità e lo ha portato ad essere definito da più parti una delle più importanti rivelazioni del 2013. Lui non ci crede poi tanto: “Be è una cosa che se fosse vera sarebbe una figata. Ovvio che posso aver suscitato interesse, credo che il mio sia stato recepito come un progetto fresco che prova a proporre qualcosa di diverso. Mi fa assolutamente piacere, però ho ancora un sacco di lavoro da fare”.

Paletti suona in redazione
Paletti suona in redazione

Pietro, parlaci di te e del tuo progetto. Come è nato e in che modo si è sviluppato? Paletti è un progetto di cantautorato in italiano che cerca però di divincolarsi dall'etichetta di semplice cantautore. Vengo da una band e, grazie a quell'esperienza, cerco di proporre qualcosa di coeso e suonato. La mia carriera solista è cominciata un anno e mezzo fa, con un EP in free download che è andato molto bene con circa 10mila copie scaricate. L'anno scorso ho lanciato il mio primo disco, “Ergo sum”, uscito sotto Foolica. Dopo di che è arrivata la collaborazione con la Sugar, iniziata da poco.

Com'è stato il passaggio ad una grande etichetta come Sugar? Quali le differenze rispetto a prima? Senz'altro hanno una forza maggiore e una struttura più grande, ci sono tante persone che possono darti più competenze e una grossa mano. Ora stiamo cercando di capire come veicolare il tutto. C'è già una buona alchimia e il progetto è piaciuto per quello che è. A quelli che mi dicono che ora diventerò mainstream rispondo che ho una gran voglia di tirar fuori ancora di più quello che ero prima: c'è il desiderio di non snaturarmi, di evolvere ma non di cambiare. Ho finalmente l'opportunità di far qualcosa più su larga scala e far arrivare la mia musica a più persone. Dato che il progetto è giovane, partire con le spalle forti è una buona cosa.

Cosa succederà nell'immediato futuro? Uscirà un EP che sarà composto da 6 video, un po' alla Beyoncè. Ci saranno due clip dal mio primissimo EP, due da “Ergo Sum” e due inediti (“Comodamente schiavo” e “La gente siamo io e te”). La progettualità è ancora un po' in divenire, ci muoviamo un passo alla volta e vediamo il responso del pubblico. La cosa buona di Sugar è che se va male all'inizio non smettono di lavorare con te. Anzi, la loro filosofia sembra proprio quella di far crescere un artista senza aspettarsi l'utile immediato. Questo mi sta dando anche un po' più di relax e tranquillità.

Quest'anno hai anche provato a partecipare a Sanremo, com'è andata? E' stata un'esperienza sociologicamente interessante. Ti trovi a lavorare parecchio e in tempi brevi per cercare di consegnare il materiale. Dopo la prima selezione ho fatto un'audizione a Roma e ho scoperto che non era proprio così facile come pensavo. Ti ritrovi a cantare la tua canzone su una base, in stile “Talent show”, davanti al direttore artistico e la giuria, intenti ad ascoltare e “scannerizzarti”. Per me è stato difficilissimo visto che sono abituato ad esibirmi dal vivo con i miei strumenti. È stato comunque interessante, bello e formativo.

Alla fine ti hanno scartato, sei rimasto deluso? Ti dico la verità, all'inizio sì perché, come tutti quelli che partecipano, sei li, ti sbatti tanto e lavori sotto pressione, hai una deadline, cerchi di fare del tuo meglio in poco tempo. Ero convinto che il mio pezzo fosse bello, con una tematica interessante e non scontata. Alla fine quando mi hanno detto no ci sono rimasto un po' male, ma ho assimilato alla svelta la cosa. Ritrovi subito la tua motivazione per andare avanti perché riesci a vedere i lati positivi, a comprendere come vanno certe dinamiche e capisci che magari non era esattamente la tua strada. Se ci riproverò non lo so, adesso non ci sto pensando.

Con i “The R's” cantavi in inglese e ora scrivi in italiano. Com'è stato il passaggio? É stato traumatico perché, soprattutto le prime volte, ti senti completamente nudo. In inglese, anche quando tratti temi molto personali, sai che c'è lo schermo della lingua; molte cose, in un certo senso, ti scivolano via. Cantando in italiano è tutto lì, alla luce del sole: il senso arriva subito all'ascoltatore e impari anche a comunicare, a far arrivare bene le tue parole. Capisci che l'italiano e il testo sono importanti. E' impegnativo, ma ti porta un sacco di benefici perché ti confronti subito e immediatamente con chi ti ascolta e hai la possibilità di interpretare meglio il testo, di sentirlo, di farlo arrivare agli altri. Sei come in una stanza e sai che la devi riempire facendo arrivare a tutti quello che hai dentro. E' una cosa che con l'inglese non succedeva così facilmente.

Cos'è per te il cambiamento? Cambiamento è rendersi conto che magari qualcosa non è esattamente giusto anche se lo stai sperimentando da tanto tempo e anche se la gente attorno a te lo fa da prassi. C'è semplicemente da chiedersi e farsi delle domande “Anche se è prassi è giusto? ” “Lo fanno tutti, è giusto? ” “Poi ci si lamenta, perché ci si lamenta? ” Il semplice porsi una domanda crea movimento, porta a riflettere un po', magari a migliorare e quindi a cambiare.

Nel video sono riprese tantissime persone che cantano la tua canzone, com'è nata quest'idea? E' nata fondamentalmente dalla pochezza di budget e dalla scarsità di quattrini da investire, ma soprattutto dall'intelligenza del regista Stefano Cipani. Su questo tipo di testo e musica quest'idea era perfetta. Si parla di gente e di persone, e nel video ne vedi tante, è molto evocativo. Tanti erano miei amici a cui abbiamo chiesto di filmarsi, per tutti gli altri Stefano è andato in giro per Milano chiedendo alle persone di cantare.

Anche i prossimi video saranno su questa linea? In tutti i video che abbiamo fatto vi sarà il coinvolgimento delle persone e della gente direttamente dalla strada. Io non sono così estroverso, faccio fatica e relazionarmi immediatamente, però è stato bello anche per me dover fermare la gente dicendo: “Ciao sono un cantautore e sto girando un video, hai 5 minuti di tempo per darmi una mano? ”. Pensavo fosse una cosa molto più difficile e invece si è rivelata molto easy perché tanti hanno avuto voglia di partecipare. Li vedi e sembrano tutti li con la testa bassa che vanno dove devono andare, ma se invece li fermi e gli dai uno stimolo reagiscono. E' davvero molto bello. Uno dei nuovi brani poi, che è anche quello che ho presentato a Sanremo, si chiama “La gente siamo io e te”. Già nel titolo vi sono le persone, quindi perché non coinvolgerle? Ovvio comunque che non posso fare una canzone d'amore, andare in giro e pretendere di far cantare la “ballatona” a tutti.

Paletti nella redazione di Melty
Paletti nella redazione di Melty

Parlando di “Ergo Sum”, ho trovato profonde differenze tra Cambiamento, più attenta al sociale, e le altre canzoni, in cui parli tanto di te stesso. Perché questa scelta? "Cambiamento" è stata una delle ultime canzoni che ho scritto. Avevo un po' esaurito la fase introspettiva, che per altro è sempre li, visto che continuo a farmi delle domande su di me e sulla mia crescita, però ho iniziato anche a comprendere e a voler trattare di temi un pochino più al di fuori di me. "Cambiamento" è stato il primo. In realtà è proprio una canzone di passaggio, perché il testo dice, “Il cambiamento spetta alle persone, prima individualmente”. Quindi spetta per primo a me: non sono qui a insegnare a nessuno come si faccia, lo sto dicendo anche a me stesso.

Perché nella copertina hai scelto di posare completamente nudo? Non sono un fotomodello, non sono un gran figo, volevo, appunto, mettermi a nudo. I temi trattati nel disco sono molto personali e molto intimi e perché non esternare questo concetto anche sulla copertina? Desideravo proprio mettermi in evidenza, tirar fuori tutto senza orpelli, pudore e vergogna.

A livello musicale nell'album non vi è un'unità tematica, ma tante suggestioni diverse. Come mai? Un po' mi appartiene, perché ho suonato diverse cose nel corso della mia carriera: sono partito dalle cover band, ho scritto musiche per film, documentari e pubblicità e per lavoro ho dovuto imparare stili e generi diversi. E quando ti avvicini ad uno stile che non è il tuo, inizia a piacerti e cominci a comprenderlo. Già al nostro interno abbiamo varie parti di noi che sono diverse. Così magari nel disco c'è il pezzo reggae, il pezzo dub, il pezzo rock, il pezzo funk: ho deciso di miscelare il tutto e utilizzare chiavi musicali diverse in base al testo.

Paletti a Melty.it
Paletti a Melty.it

E questo nel live come si tradurrà? Come saranno rese tutte queste sonorità diverse? Ovviamente non ho a disposizione un'orchestra, siamo in tre o quattro. Ma l'approccio e lo stile rimane sempre diverso da canzone a canzone: se il pezzo è rock lo devi suonare rock! Allora lì ti rifai ai gruppi che sanno suonare il rock in una certa maniera. Però ci deve sempre essere la tua componente ed è lì che l'identità della band salta fuori, rendendo tutto coeso e non un semplice dj-set.

Quali sono state e quali sono le tue influenze musicali? Ultimamente ho iniziato ad approfondire gli Arcade Fire. L'ultimo disco mi piace un fottio, proprio una bomba. Per il resto mi innamoro di uno o due album l'anno. Non è più quell'infatuazione che avevo nella pubertà quando mi piacevano 80 band tutte insieme. Mi piacciono tanto anche i Django Django e i Metronomy. Vado spesso a ripescare anche qualcosa dal passato che con l'età inizio ad apprezzare di più e che a 18 anni non potevo capire bene. Di base restano i fondamentali, pilastri imprescindibili come Police, Beatles, Nirvana. E poi Moroder e l'elettronica, Bach, Morricone. Vedi? Non c'è alcun senso in tutto questo!

Pietro Paletti
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Crediti: melty.it