I cannibali russi: l'uomo è ciò che mangia?

Dmitry Baksheev e la moglie Natalia
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È il 25 settembre 2017 quando sulle testate di tutti i quotidiani internazionali compare una notizia sconvolgente: la polizia russa arresta una coppia di 35 e 42 anni per omicidio e atti di cannibalismo. I dettagli non sono ancora noti ma è stato ipotizzato che Dmitry e Natalia Baksheev abbiano incominciato questa pratica da molti anni poiché nell'appartamento è stata rinvenuta una fotografia che ritrae una testa di donna circondata da diverse verdure datata 1999. Eppure dietro il cannibalismo si nasconde non solo un’azione irrazionale ai nostri occhi, bensì una questione antropologica profonda che aiuta ciascuno a interrogarsi sui processi di costruzione identitaria. Quale ragione spinge un uomo a cibarsi quotidianamente di un proprio simile? Quale mistero si nasconde dietro il gesto del pasto? Mangiare assume un significato diverso se cambia l’oggetto del mangiare?

Il senso di disgusto e di ingiustizia nei confronti dell’antropofagia rappresenta un tratto caratteristico della civiltà occidentale sin dai tempi dei Greci. Tuttavia il periodo delle spedizioni coloniali ha visto una fioritura di osservazioni, racconti e studi dei conquistatori intorno ai rituali che vedevano la consumazione di carne umana da parte delle popolazioni dell’America Latina. Ad oggi i casi di cronaca in cui è stata accertata la presenza di atti cannibali sono davvero pochi, per questo motivo la notizia di pochi giorni fa ha destato un grande clamore. Le ragioni non sono ancora note, eppure in passato qualcosa ha fatto nascere nella coppia un bisogno intrinseco inusuale.

Scena di cannibalismo
Théodore De Bry - Scene di Cannibalismo

Prima di comprendere l’azione compiuta, è necessario porsi una domanda antropologica che vada ad indagare sull'essenza dell’uomo mentre compie l’atto del cibarsi. A questo quesito tenta di rispondere il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach in un saggio del 1862 intitolato “Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che mangia”. Pur essendo di origine mistica, l’espressione “l’uomo è ciò che mangia” vuole richiamare un senso prettamente materialistico e sottolineare il rapporto costante tra vita umana e cibo. Il filosofo bavarese critica fortemente la dimensione metafisica dell’uomo fornita dai filosofi precedenti: l’uomo non è intrinsecamente pensiero, linguaggio, coscienza, anima ma è in primo luogo ciò che ingerisce.

In tedesco la frase si scrive “Er Mensch ist was er isst” e dunque Feuerbach compie un gioco di parole tra essere (ist) e mangiare (isst). La radice simile porta a pensare che essere è mangiare ma anche mangiare è essere. La corrispondenza stretta tra essere e mangiare diventa aggressione perché anche mangiare consuma l'essere. Se essere e mangiare si sovrappongono, vale la frase “l’uomo è ciò che mangia e l’uomo mangia ciò che è” e quindi diveniamo cibo per tutti.

Ludwig Feuerbach
Ritratto di Feuerbach

Secondo questa visione Dmitry e Natalia Baksheev potrebbero aver compiuto un’azione dettata dal loro istinto per rispondere ad un desiderio puramente animale. A questo punto la domanda sorge spontanea: se per Feuerbach l’uomo è ciò che mangia, chi è l’uomo che mangia un altro uomo? Seguendo questo ragionamento, l’uomo viene spogliato di qualunque determinazione metafisica e viene ridotto alla sola dimensione di corpo. Perdendo i connotati essenziali che lo caratterizzano, l’uomo non si riconosce più in un essere soggetto ma solo in un oggetto che come tale può essere anche considerato come un alimento.

Un’altra chiave di lettura lo offre invece il filosofo Gabriel Marcel nell'opera del 1925 “Existence et objectivité”. Nel testo egli afferma che il materialismo ha le sue ragioni: Feuerbach ricorda l’errore commesso da Cartesio nel distinguere corpo e pensiero ma l’umano è insieme corpo e pensiero perché esistere significa essere incarnati. Quando una persona si avvicina ad un’altra, egli si approssima ad un corpo che è corpo vissuto. Dunque tra corpo e pensiero sussiste un rapporto di partecipazione: in questo senso questa lettura di Feuerbach richiama al fatto che coloro che chiamiamo oggetti hanno rapporti molto diversi rispetto a rapporti di pura determinazione, ma sono rapporti di presenza sensibile dell'oggetto. Noi siamo in un mondo di cose di cui partecipiamo, questo partecipare è originario dell'esistenza.

Nonostante rimanga ignota (per adesso) la causa scatenante, una lettura materialistica appare più prossima a comprendere il fenomeno del cannibalismo per una ragione. Essa spiegherebbe una delle ragioni intrinseche che ha portato prima il marito e poi probabilmente anche la moglie a perpetrare questa pratica da quasi vent'anni: l’uomo non è altro che un oggetto utilizzabile a proprio piacimento per soddisfare ad alcune delle funzioni fisiologiche come l’alimentazione. La vittima non presenta una propria dignità in quanto non viene preso in considerazione il suo vissuto che la caratterizza intrinsecamente. Come direbbe Marcel, “la vita è considerata sempre più qualcosa che non presenta alcun valore intrinseco e che si può sopprimere pressappoco come si gira un interruttore”.


Crediti: Google, Corriere della Sera