Beppe Grillo da Bruno Vespa, Giovanni Favia: 'Un'altra barzelletta'

Giovanni Favia vs Grillo da Vespa
Ecrit par

Giovanni Favia, militante espulso dal Movimento 5 Stelle, rilascia a melty.it dichiarazioni esclusive sulla partecipazione di Beppe Grillo a Porta a Porta: "Ha fatto la regola sulle partecipazioni tv ed è stato il primo ad infrangerla".

“Grillo e Casaleggio sono due persone false, ipocrite e di un opportunismo sfrenato” . Esordisce così Giovanni Favia, ex candidato alla Presidenza della Regione Emilia Romagna per il Movimento 5 Stelle, ai microfoni di melty.it. Favia, volto di Rivoluzione Civile alle Elezioni Politiche del 2013, fa parte degli "epurati" a 5 stelle della primissima ora. Giovanni Favia si scagliò infatti contro i leader Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio durante il famoso fuorionda alla trasmissione di La7 Piazza Pulita, nel quale lamentava la mancanza di democrazia nel M5S, per poi subire l'espulsione al pari di Federica Salsi e Valentino Tavolazzi. L'attuale consigliere regionale emiliano torna a parlare in merito alla fresca partecipazione di Beppe Grillo al programma di Bruno Vespa Porta a Porta: “[Grillo] Ha fatto la regola ed è stato il primo a infrangerla, diceva che Vespa era un microfono di legno e poi va in trasmissione”.

Altri articoli su Beppe GrilloBeppe Grillo a Porta a Porta: Le reazioni del web all'intervistaBeppe Grillo da Bruno Vespa: A Porta a Porta show tra titani tvBeppe Grillo e Bruno Vespa: Selfie e Contro-Selfie a Porta a Porta!Beppe Grillo a Porta a Porta fa il picco d'ascolti, anche se...

Beppe Grillo da Bruno Vespa, Giovanni Favia: 'Un'altra barzelletta'
Beppe Grillo da Bruno Vespa, Giovanni Favia: 'Un'altra barzelletta'

Favia spiega come nacque il divieto di partecipare a programmi tv per gli esponenti M5S: “Grillo inizialmente era favorevole (lo stesso Favia infatti partecipò ad Anno Zero mandato dallo stesso Grillo) poi iniziò a temere che si presentassero nei programmi persone non fidate”. La questione emerse definitivamente nel 2011: Grillo “Aveva davvero paura di perdere la monocrazia e un giorno decise che nessuno sarebbe più andato in tv”. Un "editto" che sarebbe stato poi ufficializzato con l'adozione del "Codice di comportamento del parlamentare”. Secondo Giovanni Favia, la stessa Federica Salsi non fu espulsa perché partecipò ad un programma tv, ma in quanto “Voleva dar seguito alle promesse fatte ai cittadini”. E dire che Grillo, proprio ieri a Porta a Porta, aveva parlato delle epurazioni stesse difendendone l'assoluta democraticità, con riferimento ai "3 gradi di giudizio" del web. Favia rispedisce al mittente queste affermazioni: “[Grillo] E’ un bugiardo, moralmente sporcaccione” sbotta, spiegando che lui stesso fu “Riconfermato dalla base degli attivisti nelle regioni al 97%, non come le sue buffonate in rete che non controlla nessuno: la sua democrazia diretta dai server di Casaleggio”. Giovanni Favia si esprime poi in modo totalmente negativo sui programmi del Movimento 5 Stelle: “Se togli il marketing non c’è nulla, è una presa in giro al popolo italiano”.

Beppe Grillo da Bruno Vespa, Giovanni Favia: 'Un'altra barzelletta' - photo
Beppe Grillo da Bruno Vespa, Giovanni Favia: 'Un'altra barzelletta' - photo

Giovanni Favia, che ha il tempo di citare anche un recente scambio di querele con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (definito “Un bugiardo seriale”), afferma inoltre che una dozzina di parlamentari pentastellati partecipano a “Corsi di comunicazione che Grillo paga con soldi pubblici” e "Evitano accuratamente di andare nei talk show in cui intervengono troppe persone". Il Movimento avrebbe quindi centralizzato il gruppo di comunicazione con l'ex GF Rocco Casalino e altre persone, appositamente “Scelte da Casaleggio”. Favia afferma inoltre di aver ricevuto minacce di morte e lettere intimidatorie per le sue prese di posizione contro gli ex sodali: per lui il M5S non è altro che “Un ufficio di collocamento per mediocri (...) Senza quei media che inseguono Beppe Grillo il M5S farebbe il 10%" . L'ex attivista chiude così l'intervista: “Siamo un paese che, dopo Berlusconi, ha di nuovo una barzelletta per cui siamo derisi all’estero e io me ne vergogno”. Anche in questa occasione, il dibattito sul presenzialismo televisivo finisce per diventare più importante dei contenuti politici stessi: la comunicazione nel piccolo schermo si conferma un'arma atomica per la formazione del consenso attorno ai leader.

Testo raccolto da Giada Gentili

Crediti: web , rai,tv