Giovani e lavoro: 1 su 2 pensa all'espatrio

Un giovane su due pensa di lasciare l'Italia per trovare lavoro.
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Nel giro di tre anni i giovani occupati sono passati dall’essere 6,3 milioni a 5,3 milioni. Chi ha un lavoro non sempre se lo tiene stretto. Un giovane al di sotto dei 40 anni su due pensa all’espatrio. Leggi di più su melty.it.

Un giovane su due avrebbe la valigia pronta per fuggire dall’Italia in cerca di lavoro. Secondo un’analisi Coldiretti/Swg, il 51% degli under 40 medita l’espatrio per questioni relative all’impiego. Guardano al di là dei confini oltre la metà dei giovani disoccupati, il 53%, così come gli studenti, il 59%. Chi ha un lavoro se lo tiene stretto? Non esattamente. Il 47% dei giovani lascerebbe lo stipendio certo per nuove esperienze. Si tratta di dati che, allargandosi fino a toccare la sponda dei 40 anni, si fanno più rappresentativi di una generazione che ritarda la fine degli studi, il matrimonio, la creazione di una famiglia o anche solo l’idea di lasciare la casa di mamma e papà.

Giovani e lavoro: 1 su 2 pensa all'espatrio - photo
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Tra il 2010 e il 2013, secondo dati Istat aggiornati al terzo trimestre dell’anno, da 6,3 milioni di giovani attivi si è passati a 5,3 milioni. Un crollo che giustifica il pensiero negativo di una percentuale non indifferente di under 40: il 61% è convinto che il futuro abbia in serbo una situazione economica peggiore di quella affrontata dai genitori. Il 17% ritiene che non ci saranno cambiamenti e il 9% non si pronuncia. È un timido 14% a guardare all’orizzonte con fiducia, sperando in condizioni migliori. “La voglia di fare meglio è stato il motore che ha fatto crescere il Paese da generazione a generazione”, sottolinea la Coldiretti.

Giovani e lavoro: 1 su 2 pensa all'espatrio

A fare da trampolino al salto oltre confine c’è il pessimismo di chi ritiene che l’Italia non potrebbe offrire un futuro certo. Se chi vede il bicchiere mezzo vuoto è il 73%, poco resta al fiducioso 20% che non smette di credere nelle competenze e nelle qualità degli italiani. Va detto che la “fuga di cervelli” non può essere considerata per definizione la reazione a un’Italia inadeguata. L’idea che il Paese a forma di stivale possa mandar via “a calci” gli entusiasmi più brulicanti e le menti più attive si fonda su reali mancanze di fondi e di lungimiranza, eppure allo stesso tempo pare tenere in poco conto un dettaglio, forse romantico, ma certo presente. Con l’Erasmus a fare da “Grand Tour”, i voli low cost che accorciano le distanze, i social network che ci fanno cittadini di una sorta di nuovo continente virtuale, le righe nere che contengono l’Italia sulle cartine geografiche contano poco. Ciò che dovrebbe preoccupare è la capacità di attrazione nei confronti dei giovani stranieri, quando è l’Italia ad essere “estero”.

Crediti: il Corsaro, mctservices.com, birmingham.ac.uk, studentlane.com, ifen.bauv.unibw-muenchen.de, blogs.blouinnews.com