Giffoni 2013: Sacha Baron Cohen, "Mi esce bene la parte del bastardo"

Sacha Baron Cohen
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Sacha Baron Cohen è l’ultimo ospite internazionale del Giffoni Film Festival 2013. L’eclettico attore inglese è stato premiato con il Giffoni Experience Award dalla giuria dei ragazzi. Scopri di più su melty.it!

Ultima giornata di festival e ultimi ospiti. Questo pomeriggio la Cittadella del cinema per ragazzi ha accolto Sacha Baron Cohen, lo stravagante interprete di Ali G, Borat e il barbiere di Sweeney Todd, solo per citarne alcuni. Sacha non sveste mai i panni del personaggio, nemmeno con i giornalisti, tantomeno con i ragazzi, perché, fondamentalmente, Sacha Baron Cohen ‘è’ i suoi personaggi. Non c'è da stupirsi, dunque, se è entrato in sala facendo la riverenza e masticando qualche parola italiana con un accento molto marcato, con quell’aria divertita e divertente che è ormai il suo stile. In una conferenza stampa blindatissima, Cohen si è trattenuto con i giornalisti, prima di incontrare i ragazzo a porte chiuse.

Che differenza c’è tra i personaggi che hai interpretato nei due musical, il barbieredi Sweeney Todd e il locandiere Thénardier de Les misérables? Entrambi i personaggi sono dei bastardi, il primo pensa solo al suo tornaconto, il secondo, invece, froda le persone, le truffa per ottener soldi. La mia specialità è recitare le parti dei bastardi.

Qual’è Il primo film che ti ha fatto impazzire da ragazzino? Avevo 16 anni e miei fratelli mi portarono a vedere Brian di Nazareth del gruppo comico inglese Monty Python. Se qualcuno si chiede perché sono pazzo, adesso lo sa: la colpa è dei Monty Pyithon! Se vogliamo è la prova che il cinema influenza le persone.

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Sulle divergenze tra Sacha Baron Cohen e la produzione purtroppo non si può chiedere nulla, ma l’attore ha tenuto a precisare: “C’erano e ci sono ancora tutte le tutte le possibilità per fare un grande film”.

I ragazzi sono la forza e il motore del Giffoni Film Festival. Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere la tua carriera? Credo quello di trovare la propria specialità, quello che sanno fare bene. Quando io ho fatto i provini dopo l’università, molti non sono andati bene. A volte avevo un accento troppo ‘upper class’, altre volte non avevo la faccia giusta, ma quando ho trovato una caratteristica tutta mia le cose sono andate come dovevano. Se poi il voler diventare attore è spinto dalla fama e dalla ricchezza, allora mi preoccuperei. Il desiderio deve essere quello di diventare un’artista, un performer, null’altro.

Sacha Baron Cohen con quel suo cappellino di paglia, le converse chiare e la camicetta di lino sembra un turista finito per caso sulle montagne di Giffoni, un animatore di villaggio, un comico, in fondo, che mischia di continuo la commedia alla vita. Nei tre film di Madagascar ha doppiato il personaggio di Re Julian. Come è cambiato il suo personaggio nel film e anche il modo di interpretarlo? Questa è la domanda più intellettuale che abbia mai ricevuto su Madagascar. Il lavoro di doppiaggio è un processo complicato. Vedendo Shreck ed altre pellicole del genere ho pensato che siano le migliori produzioni del momento a Hollywood. Avevo voglia di prendervi parte. Quando mi hanno proposto la parte mi sono messo a studiare una voce e per farlo mi sono fatto inviare i provini degli altri interpreti. Quando feci sentire ai produttori esecutivi e al regista quello che avevo pensato di fare ci fu un lungo silenzio, nessuna reazione per tre minuti. Nessuna. Poi il regista mi prese da parte e mi disse che non andava bene: sono rimasto chiuso con lui per quattro ore per trovare la giusta combinazione. Ed è nata la voce del re. La cosa bella del doppiaggio è che mi ha dato la possibilità di improvvisare”.

Ha mai pensato di creare un personaggio prendendo spunto dall’Italia, magari dai nostri politici? Credevo che Berlusconi fosse un personaggio comico…

Crediti: Sacha Baron Cohen, Giffoni Film Festival 2013