Finale Mondiali 2014: Perché la Germania merita la vittoria

Miroslav Klose, bomber della Nazionale tedesca
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La Germania di Lahm, Klose e Schweinsteiger aspetta la vittoria da troppo tempo. La finale dei Mondiali 2014 contro l'Argentina non è solo una questione sportiva, ma la fine di un viaggio alla scoperta dell'identità tedesca e dei suoi limiti.

In un suo famoso racconto, lo scrittore argentino Julio Cortázar si era divertito a dividere l'umanità in due categorie: i Cronopios e i Famas. I primi sono degli incorreggibili perdigiorno, geniali e sregolati; gli altri, invece, sono i perfezionisti, quelli seri, i secchioni. Non dev'essere stato difficile, per Cortazar, analizzare con ironia e spirito critico questi due archetipi umani, visto che passò la vita dividendosi tra il Sudamerica e l'Europa del Nord (nacque a Bruxelles e visse a Parigi). Ecco, i tedeschi rappresentano i Famas per eccellenza. Meticolosi, solidi e preparati, non lasciano mai nulla al caso. E come talvolta capita a chi appartiene a questa categoria, basta un dettaglio che non va come previsto per rovinare tutto. In un certo senso, è un po' questa, la storia della Nazionale tedesca: loro sono sempre tra i migliori, sono sempre tra i favoriti, sono sempre lì, ma raramente riescono ad alzare la coppa al cielo. Tre vittorie - l'ultima proprio contro l'Argentina a Italia '90 - su otto finali disputate: una costanza senza precedenti che ha concesso loro ben poche soddisfazioni. Sì, perché c'è sempre un imprevisto dietro l'angolo in grado di mettere in crisi i loro solidi ingranaggi. I tedeschi sono agli antipodi delle squadre latine come l'Italia, capaci allo stesso tempo di imprese insperate, ma anche di capitomboli da antologia. Ecco, noi italiani siamo i Cronopios per eccellenza, perfettamente complementari ai Famas tedeschi. Se l'Italia e la Germania potessero fondere le loro qualità in un'unica squadra, sarebbero invincibili.

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Finale Mondiali 2014: Perché la Germania merita la vittoria

Un'intera generazione di campioni tedeschi, i vari Lahm, Schweinsteiger, Klose, ci hanno fatto il callo a partire da favoriti e a subire la beffa alla fine, spesso eliminati da squadre più deboli sulla carta. Altro che “e alla fine vincono sempre i tedeschi". Ma quando mai? Dovrebbero essere furiosi, i giocatori tedeschi, incazzati neri con il destino e con il mondo intero. E invece, niente. Eccoli mettere in rete 5 gol contro il Brasile in meno di 25 minuti, e reagire con discrezione, disillusi, continuando a costruire le loro geometrie perfette, tanto precise che sembrano fatte con il compasso. Come a dire: “va bene, ok, ma non è finita”. Perché lo sanno che non è finita, lo sanno che l'imprevisto è dietro l'angolo. Come sempre. Sul quotidiano il Foglio, Piero Vietti scrive che la Germania dovrebbe temere solo se stessa. Ecco, appunto. Si tratta di una battaglia moderna, psicologica, euripidea. Quella della Mannschaft è una sceneggiatura perfetta. E' il viaggio dell'eroe, che da 24 anni è consapevole della propria forza, ma che cerca se stesso ogni volta che prova a superare un ostacolo, a vincere le proprie paure. Tutti dovremmo appassionarci all'Odissea della Germania, ma non c'è niente da fare. Oggi come non mai, proprio oggi che potrebbe essere davvero il loro momento, i tedeschi non stanno simpatici a nessuno. Siamo tutti lì a pensare alla Merkel e alla sua strategia “imperialista”, se non al Terzo Reich. Anche questo è destino: quando vincono, i tedeschi non entusiasmano mai le folle. La vittoria di misura grazie al rigore di Brehme contro l'Argentina a Italia '90 ha lasciato tutti con l'amaro in bocca e perfino il 7 a 1 contro il Brasile ha dato l'idea di una corazzata che infierisce su un avversario inerme. Insomma, a parte lo sceneggiatore di Breaking Bad, nessuno sarebbe disposto a scrivere la parte dell'eroe per la Germania. Dovrà prendersela da sola, questa vittoria.

Finale Mondiali 2014: Perché la Germania merita la vittoria

Quest'anno, la Mannsshaft è un gigante tra i nani. Tutte le squadre favorite dei Mondiali 2014 si sono sgonfiate come i pettorali di Cristiano Ronaldo contro il muro tedesco. L'invincibile armata spagnola di Del Bosque ha naufragato e pure il Brasile di Neymar e David Luiz, inquadrabile contro la Germania, non ha mai convinto ed è arrivato in semifinale non si sa bene come. Quanto all'Argentina, rivale della Germania in finale, non è certo da meglio. E' arrivata in fondo arrancando e non convincendo mai pienamente sul piano del gioco. L'attesissimo Messi, inoltre, non ci ha concesso altro che delle prestazioni incolore. E invece, la Germania è più forte che mai. Né troppo giovane, né troppo vecchia, la squadra teutonica è il giusto mix di esperienza e freschezza. E' equilibrata in tutti i reparti e solida psicologicamente. La concretezza realizzativa di Müller e Klose (miglior marcatore della storia della Coppa del Mondo), la sicurezza di Neuer tra i pali (e pure fuori), la quantità e la qualità del centrocampo e un percorso nel torneo finora senza sbavature fanno della selezione di Joachim Löw una squadra che merita finalmente di vincere il Mondiale. Certo, poi c'è sempre Messi, che fa comunque in tempo a svegliarsi dal letargo nel momento decisivo. Perché si sa, i Cronopios sono così, imprevedibili. E i Famas tedeschi farebbero bene, ogni tanto, ad imparare da loro.

Federico Iarlori - @fredjarl

Crediti: web , Ansa