Gaza: Refuznik, chi sono i giovani israeliani pacifisti

I Refuznik contro la leva obbligatoria israeliana
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Cos'è un "Refuznik" nello Stato d'Israele? Che cosa comporta testimoniare coraggiosamente la propria volontà di non servire uno Stato in guerra?

Si può disobbedire allo Stato d'Israele in guerra? La risposta è positiva. C'è una parte di Israele che si oppone alla politica dei coloni ultranazionalisti, che celano sotto il mantra dell'autodifesa gli attacchi missilistici contro obiettivi civili? Sì, c'è. Si può andare al di là del senso di dovere e di patria che "folgora" molti giovani israeliani sulla "via di Gaza"? È possibile. In Israele ci sono "coloro che rifiutano": i Refuznik, termine ebraico utilizzato per nominare coloro che si oppongono al richiamo alla divisa e alle armi in difesa del proprio paese. Che siano pacifisti, persone che apertamente si rifiutano di combattere nei territori palestinesi occupati o persone che si oppongono per motivi di studio e di lavoro, tutti sono perseguibili dalla legge e punibili con il carcere a causa della loro disobbedienza e della loro testimonianza. Proprio pochi giorni fa, una manifestazione Refuznik a Tel Aviv è stata repressa dagli ultranazionalisti sotto gli occhi "distratti" della polizia.

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Il servizio militare in Israele è obbligatorio sia per gli uomini che per le donne e non permette esoneri, se non per gli arabi israeliani, per chi è affetto da malattia mentale o incompatibilità fisica e per gli ebrei ultraortodossi (giustificati per motivi di studio della religione). 186.500 soldati compongono l'esercito israeliano, che nei momenti giudicati di maggiore necessità può arrivare a triplicare i suoi componenti, richiamando fino a 455 mila riservisti. Chi si oppone alla legge incorre in almeno 80 giorni di carcere e nell'interdizione dai pubblici uffici. I Refuznik condividono con i loro vicini palestinesi odio e intolleranza per il coraggio di esprimere il dissenso nei confronti di uno Stato che li richiama all'ordine e all'obbedienza: non sempre, per loro, quando giunge il momento bisogna andare. Nel 2009, il reporter Martin Barzilai aveva realizzato un reportage su queste diverse esperienze: il sito di giornalismo d'inchiesta francese Mediapart oggi ce lo ha riproposto.

Crediti: i24news, Archivio web