Game of Thrones 5x06: Recensione e commento “Unbowed, Unbent, Unbroken”

Tyrion e Jorah in una scena della puntata
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“Unbowed Unbent Unbroken” è stata la puntata 5x06 di Game of Thrones. Un episodio, andato in onda nella notte tra il 17 e il 18 maggio, ricco di importanti passi avanti per alcuni personaggi. Leggi commento e recensione.

Con un'alternanza quasi matematica prosegue la nota narrazione parcellizzata di Game of Thrones 5. Se nella puntata 5x05 intitolata “Kill the boy” avevano trovato spazio le vicende di Jon Snow sulla Barriera e quelle di Daenerys a Meereen, in questa 5x06 i due personaggi sono stati lasciati strategicamente a riposo, sostituiti dal ritorno di Arya Stark e dalle questioni di Approdo del Re. “Unbowed Unbent Unbroken”, la puntata andata in onda in contemporanea mondiale nella notte tra il 17 e il 18 maggio ha alzato nuovamente l'asticella dopo un lieve calo di ritmo la scorsa settimana. Lo ha fatto con una sceneggiatura costruita su un climax ascendente che, dopo una piatta parte introduttiva, si è elevata sino ad esplodere in un importante colpo di scena e in una delle sequenze più crude e oscure che la serie abbia mai mandato in onda. Non possiamo che cominciare dal momento più intenso dell'intera puntata, quello del matrimonio tra Sansa e Ramsay. L'evento tanto atteso e magistralmente orchestrato da Ditocorto ha finalmente avuto luogo. Ad una cerimonia triste ma comunque suggestiva ha fatto seguito la prima notte di nozze tra i due coniugi. In una scena carica di tensione e oscura cattiveria abbiamo visto il giovane Bolton violare la verginità della sua consorte con una violenze inaudita, costringendo il povero Reek a guardarlo compiere il suo atto ignobile. A valorizzare il tutto è stata la grande prova dei tre attori, ma anche una regia capace di emanare tensione da ogni inquadratura.

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Game of Thrones 5x06: Recensione e commento “Unbowed, Unbent, Unbroken”

La violenza non è stata mostrata esplicitamente, ma è con il “non visto” che si è fatto centro, grazie ai primi piani sempre più stringenti sui volti e alle lacrime finali di un encomiabile e bravissimo Alfie Allen. Si è trattato dell'ennesima sofferenza per lo spettatore e per la povera Sansa, ancora una volta piegata al volere di qualcuno più forte e potente di lei. Una conclusione di altissimo livello per una puntata che, dicevamo, era iniziata sulla falsariga della precedente. Se abbiamo particolarmente apprezzato la seconda parte dell'episodio, lo stesso non si può dire per i suoi primi 30 minuti, con la stancante alternanza tra le vicende di Arya e Tyrion. Il Folletto e Ser Jorah si sono ritrovati nelle mani di alcuni schiavisti, ma sono riusciti a salvarsi da morte certa grazie alla dialettica e alle menzogne del buon Lannister che, in un colpo solo, ha ottenuto la salvezza e la possibilità di essere condotto molto presto a Meereen. Una scena già vista tante volte, con un Tyrion brillante e sempre pronto a salvarsi grazie al potere delle parole. Un esito ancora una volta scontato ma speriamo funzionale per il futuro percorso dei due personaggi. Lenta e quasi immobile, ancora una volta, la parte dedicata ad Arya. Abbiamo comunque apprezzato la suggestione creata dalle atmosfere della Casa del Bianco e del Nero, nonché la bellezza visiva e il fascino del tempio con i Mille Volti, uno dei luoghi più belli che siano mai stati creati dalla produzione.

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Deludente, invece, la parte dedicata a Dorne, che continua a dare una profonda sensazione di incompiutezza. Attendevamo da tempo le Serpi delle Sabbie in combattimento, ma il duello che le ha viste scontrarsi con Jaime e Bronn è stato girato male e gestito ancora peggio; un combattimento decisamente inferiore rispetto agli standard cui la serie ci ha fino a qui abituato. A livello di trama il tutto ha prodotto solo l'arresto delle persone coinvolte, per una vicenda che non sappiamo in che direzione voglia andare a parare. Approdo del Re si è per l'ennesima volta confermato centro nevralgico degli intrighi, del potere e della politica. In una fitta serie di confronti dialettici alla House of Cards abbiamo assistito a Ditocorto e al suo – apparente – accordo con la regina Cersei. Si è trattato di un momento di grande importanza, in cui il buon Baelish è riuscito ad ottenere un accordo dalla regina madre, promettendole l'aiuto necessario per prendersi il nord in cambio della certezza di diventare protettore di Grande Inverno una volta che la battaglia tra Stannis e i Bolton sarà finita. Il tutto in cambio della testa della sempre più martoriata Sansa. Cosa sta realmente tramando Ditocorto? A chi sta dicendo la verità? Per l'ennesima volta quest'individuo si conferma come uno dei più abili e infidi strateghi di Westeros, vedremo dove lo porteranno le sue strategie. Il resto del segmento ambientato nella capitale è stato il più interessante della puntata, con l'arrivo di Lady Olenna al cospetto di Cersei e il successivo processo preliminare nei confronti di Loras Tyrell.

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L'esito, come ci si poteva aspettare, è stato sfavorevole per il giovane, con la sorpresa dietro l'angolo che ha visto l'arresto anche della regina Margaery, rea di aver mentito per proteggere suo fratello. Il tutto è stato sapientemente condito con il bellissimo confronto tra Olenna e Cersei e con la magistrale interpretazione di Lena Headey, brava a costruire un personaggio sempre più terribile, cinico e cattivo. Le conseguenze di quanto avvenuto saranno quanto mai terribili, così come inizia ad essere abbastanza pericoloso il potere del Credo, capace di arrestare addirittura una regina, per una forza sconfinata che continuerà a seminare per lungo tempo il panico. Questa di Game of Thrones 5 è stata una puntata tutto sommato di buon livello, costruita in un crescendo continuo di ritmo e intensità. Inizialmente pensata sulla falsariga della precedente ha poi saputo elevarsi grazie ai due momenti di fondamentale importanza che vi abbiamo descritto: il primo ha portato ad un avanzamento sostanziale della trama, mentre il secondo ha confermato la continua voglia della serie di turbare con scene scioccanti e dal forte impatto emotivo. Bastano due elementi per rendere buona una puntata? In una serie come Game of Thrones si. Che alcune storyline non piacciano o non convincano è il normale rovescio della medaglia di un un prodotto costruito sulla continua sovrapposizione di storie e personaggi diversi. Ed è proprio in virtù di tale costruzione che questa serie può permettersi di procedere per lunghi tratti con il freno a mano tirato e di tirare comunque fuori dal cilindro un coniglio ricco di sorprese e di momenti incredibili.

Manuel Lai

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Crediti: HBO