Gabriel Garko a Sanremo 2016: Ecco perché è un vero accanimento

Gabriel Garko a Sanremo
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Gabriel Garko è stato massacrato da pubblico e stampa per le sue performance piene di gaffe e plastica a Sanremo 2016. Ma forse, con l’accanimento contro di lui, si stanno passando i limiti.

Lui è il sex symbol dei vecchi 90s pre-social, l’uomo perfetto di registi come Teodosio Losito o PierFrancesco Pingitore. Un divo come quelli di una volta che, tra peccati e vergogne, onore e rispetto, dopo aver trovato il “bello delle donne” tra un’Eva Grimaldi e una Giuliana De Sio dei beauty center, nei supersocial anni ’10 fatica a capire la propria dimensione (soprattutto estetica) in un mondo filtrato da Instagram e spietatamente cinguettato. Nel contesto della giungla dei selfie, dove la faccia è tutto e il più lieve gonfiore è un suicidio mediatico, a Sanremo 2016 Gabriel Garko (qui il riepilogo della prima serata) mette in scena il proprio malinconico viale del tramonto, una caricatura di sé stesso, una variazione sul tema della "vecchia signora goffamente imbellettata" che si specchia nella crudeltà di chi setaccia la sua faccia e i suoi movimenti alla ricerca febbrile della gaffe, della papera, del divertimento sadico a tutti i costi, quello sulla palpebra che cade o la guancia che scoppia. Forse qualcuno sta esagerando, e non è lui.

Gabriel Garko a Sanremo 2016: Ecco perché è un vero accanimento

Ieri Garko era Claire del vecchio Indovina Chi, oggi è Darth Vader. Ridono tutti dietro (o davanti) lo schermo, ma sul merchandising del corpo di un altro. Poi, a livello di presenza scenica, è innegabile che Gabriel Garko a Sanremo non abbia brillato. Dopo una prima serata in cui il valletto non se l’è cavata proprio al top (anzi), tra occhiali non funzionanti, un gobbo troppo lontano e battute a cui non rideva nessuno (qui una gallery di crudeli meme), nel secondo appuntamento Garko (>>>dopo l’augurio di Adua Del Vesco in platea) mette in scena il secondo capitolo della parabola discendente in pieno mood triste da film di Inarritu. Tutto fa ridere, tutto fa piangere: la fatica a leggere, l’inciampo, l’aria smarrita, i momenti con i bambini, le chiacchiere su una presunta omosessualità (ma importa davvero a qualcuno?). Per non parlare delle prese in giro pre-Festival e di quella foto rubata in ambulanza, poco dopo l’esplosione della villetta che lo ospitava.

Gabriel Garko a Sanremo 2016: Ecco perché è un vero accanimento

Scampata la morte per miracolo, Garko si ritrova vivo e spaesato su un palco pieno di luci, sotto i riflettori di mille squali. E sbaglia tutto. Decadente e ambiguo come il Rodolfo Valentino che ha interpretato nel 2014, lo sfortunato Gabriel sta attraversando un’esperienza surreale nella riviera di Ponente, tra esplosioni di gas malfunzionante e plastificazioni cinguettate: abusa di cortisone o ha fatto qualche iniezione antirughe? Importa a qualcuno? In ogni caso, nonostante i problemi di Garko sul palco, in questo massacro collettivo sotto il segno della risata trash, si passano i limiti. Ma proprio tutti i limiti. Forse il voyeurismo di massa e le prese in giro compulsive liberano una certa aggressività latente – altro che i leoni lucarelliani da tastiera – quella del sadico piacere di respirare mentre un altro affonda e di catalizzare tutte le frustrazioni sulla sua distruzione mediatica. Eppure Gabriel Garko rimane a galla nonostante tutto, resta in piedi (come canterebbe Mengoni) a farsi massacrare; sbaglia e ri-sbaglia, inanella papere, si fa insultare, prova anche l’autoironia sui suoi sbagli o la giustificazione ("Non sono un robot") ma non funziona. Eppure, forse, proprio nel disastro sanremese si nasconde la sua complessità. E la sua ricchezza.

Crediti: garko, rai, web , Tv Fanpage