Gabriel Garcia Marquez: Le frasi più belle del Premio Nobel

Le storie che non se ne andranno
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Gabriel Garcia Marquez è morto il 17 aprile, ma le sue storie continueranno a far sognare i lettori di tutto il mondo grazie a quell’incontro unico tra realtà e magia. Leggi le frasi più belle tratte dai libri di Garcia Marquez su melty.it.

Gabriel Garcia Marquez: undici romanzi, tanti racconti, innumerevoli articoli, un Premio Nobel e il realismo magico. Il successo di Garcia Marquez non è arrivato subito. “Cent’anni di solitudine”, il libro pubblicato nel 1967, era il suo quarto romanzo ed era il 1982 quando fu insignito del Premio Nobel. La corrente letteraria del realismo magico, della quale Gabriel Garcia Marquez è stato il primo insigne esponente, risulta essere la naturale conseguenza della doppia natura di giornalista e scrittore del colombiano. Ma non solo, basti pensare che il padre era un telegrafista e la madre una chiaroveggente. Ecco spiegate, quindi, quelle atmosfere “al confine”: la vita dei protagonisti dei romanzi di Garcia Marquez è reale, ma segnata da avvenimenti che vanno oltre la comprensione razionale. Il lettore però non se ne accorge: il magico calato nella quotidianità diventa più reale della realtà stessa. Macondo e l’amore eterno tra Florentino e Fermina sono solo alcune delle immagini che non potranno mai morire.

nel 1982 fu insignito del Premio Nobel

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Gabriel Garcia Marquez: Le frasi più belle del Premio Nobel
Cent'anni di solitudine

“Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”

“Taciturno, silenzioso, insensibile al nuovo soffio di vitalità che faceva tremare la casa, il colonnello Aureliano Buendìa comprese a malapena che il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine”

“Allora saltò oltre per precorrere le predizioni e appurare la data e le circostanze della sua morte. Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza, perché era previsto che la città degli specchi (o degli specchietti) sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini nell'istante in cui Aureliano Babilonia avesse terminato di decifrare le pergamene, e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”

Gabriel Garcia Marquez: Le frasi più belle del Premio Nobel
Gabriel Garcia Marquez: Le frasi più belle del Premio Nobel
L'amore ai tempi del colera

“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì non appena entrato nella casa ancora in penombra, dove si era recato d’urgenza a occuparsi di un caso che per lui aveva smesso di essere urgente già da molti anni”

“Florentino Ariza, invece, non aveva smesso di pensare a lei per un solo istante una volta che Fermina Daza l’aveva respinto senza appello dopo certi amori lunghi e contrastati. Ed erano trascorsi da allora cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni”

“Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi bagliori di una brina inernale. Poi guardò Florentino Ariza, il suo dominio invincibile, il suo amore impavido, e lo spaventò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti. ‘E fin quando crede che possiamo proseguire questo andirivieni del cazzo? ’ gli domandò. Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni con le loro notti. ‘Tutta la vita’ disse"

Clara Ongaro

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