Francia: Sventola la bandiera della Corsica, rissa in Nizza-Bastia (VIDEO)

Jean Louis Leca, portiere del Bastia
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Nuova rissa nel calcio, stavolta in Francia: il portiere del Bastia Leca sventola la bandiera della Corsica a Nizza, e il pubblico invade il campo. Un gesto che ricorda un famoso episodio del basket.

Nel linguaggio della psicologia, in particolare quella criminale, si parla spesso di emulazione: è l'imitazione di un gesto che ha destato scalpore, o che ha avuto comunque ampia visibilità mediatica; quasi quell'esempio concreto desse a un'intenzione passiva, magari latente, lo spunto o gli strumenti per diventare azione attiva. Normalmente, però, se ne parla in merito a crimini o suicidi, quando cioè la vicenda scatenante funge da “assist” a un mitomane o da sprone negativo a una persona disperata. Ieri però, forse per la prima volta nella storia recente, abbiamo assistito all'emulazione di un gesto particolare, l'arrivo in campo – per motivi diversi dal precedente “incriminato” – di una bandiera avversa a parte del pubblico presente. Un atto provocatorio, a sfondi socio-politici, che purtroppo ha avuto lo stesso effetto della bandiera della Grande Albania fatta sventolare da un drone durante Serbia-Albania.

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Ecco i fatti: derby di Ligue 1 (massimo campionato di calcio francese) tra Nizza e Bastia, sentitissimo da entrambe le squadre e in particolare dai corsi, che in Costa Azzurra non vincevano da 20 anni. Alla fine la vittoria arriva, per 0-1, ma a partita ormai finita il portiere ospite, Jean Louis Leca, pensa bene di rientrare in campo con la bandiera della Corsica, con la famosa testa di moro presente anche nella bandiera sarda, e di sventolarla sotto il naso della curva di casa. Eccolo, l'emulatore indipendentista, ed ecco la prevedibile reazione del pubblico: tifosi e addetti vari invadono il campo, chi per strappare la bandiera dalle mani di Leca, chi per cercare di sedare il parapiglia, ma c'è poco da fare. All'Allianz Riviera è il far west, e quando torna la calma il “bollettino” riporta diversi contusi (anche tra gli atleti) e quattro arresti tra gli ultras.

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Sarà l'ultimo caso di sbandieratori “della domenica” nello sport? Di certo né Leca né il drone albanese hanno il "copyright": nel 1990, ai Mondiali di basket, in un contesto ben più scottante come quello balcanico, fu il mitico Drazen Petrovic ad essere protagonista di un episodio simile (sopra il video tratto dal documentario "Once Brothers") dopo che un tifoso aveva portato sul campo la bandiera della Croazia (allora parte della Jugoslavia) a seguito del trionfo in finale sull'URSS: il compagno serbo di Petrovic, Vlade Divac, la strappò dalle mani dell'uomo con un gesto che - gonfiato dai media croati - causò un incidente diplomatico e mise fine ad un'amicizia mai più ricostruita (Petrovic morì poi in un incidente d'auto nel 1993). Se lo sport è davvero la miglior metafora della guerra, a questi gesti può essere riconosciuta un'enorme importanza simbolica ma, oggi come allora, bisognerebbe distinguere tra fervore patriottico e mitomania. Nel dubbio, sarebbe meglio rimanessero fuori da stadi e palasport.

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Crediti: Archivio web, Repubblica TV