Florence + The Machine live al Sziget 2015: La sacerdotessa maudit dell’indie pop

Florence + The Machine live al Sziget 2015
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I Florence + The Machine sono i veri protagonisti del Day 2 di Sziget 2015. Rivivi il concerto, tra leggerezza, brillantini e i piedi scalzi della sacerdotessa dell’indie pop.

11 Agosto 2015, secondo giorno di Sziget Festival, Main Stage. Quando l’orologio segna indiscutibilmente le 21:30, l’oceano di persone che affolla il grande spazio antistante il palcoscenico, si raccoglie in una silenziosa bolla di attesa. Florence Leontine Mary Welch – alias la frontman degli inglesi Florence + The Machine – è l’ultima a entrare sul palco, completamente vestita di bianco. Ogni dettaglio dell’artista sembra ricondurre al concetto di leggerezza: la morbida e trasparente maglietta velata, i pantaloni a tre quarti che lasciano le caviglie scoperte, i piedi scalzi e i celebri capelli rossi sciolti. Florence si muove rapida sul palco, veloce sulle punte, poggiando raramente le piante dei piedi per terra. A meravigliare non è solo la voce calda e potente, che impressiona tanto in studio quanto dal vivo, ma il modo in cui l’artista si muove, il dialogo tra il corpo e ogni singola nota.

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Non sta ferma un momento, Florence, eppure l’impressione non è quella di avere a che fare con un’adulta nevrotica, quanto più con una bimba emozionata. È questa l’immagine che appare quando la cantante prende dei sacchetti neri pieni di brillantini e, come la fata Trilli di Peter Pan, si cosparge il volto, li tira divertita al pubblico e agli altri componenti della band. Il filo che lega Florence ai propri fan è un legame forte e ben visibile: non si tratta solo di essere lì, pendere dalle sue labbra e conoscere ogni parola di ogni testo a memoria. È una questione di sintonia complementare, di equilibrio perfetto tra l’artista e tutti i presenti al concerto. Se con ‘Ship To Wreck’ – primo singolo estratto dall’ultimo album della band – e ‘Cosmic Love’ gli animi cominciano a scaldarsi, è con i classici ‘Shake It Out’ e ‘Dogs Days Are Over’ che il clamore dei presenti raggiunge il massimo livello: “Adesso voglio vedere tutti salire sulle spalle di qualcuno” – dice lei, e figuriamoci se il pubblico se lo lascia ripetere due volte.

Un attimo prima Florence è scesa dal palco per regalare la sua coroncina di fiori a una ragazza delle ultime file, un attimo dopo è già risalita, osserva curiosa il cielo e canta supina, un attimo dopo ancora invita a salire sullo stage dei ragazzi che le avevano mostrato un cartello con su scritto “Hug me” e li abbraccia tutti, uno alla volta. “How big, how blue, how beautiful” canta ora Florence per ringraziare tutti coloro che le hanno dato la possibilità di vivere emozioni così grandi, visitare e conoscere città sempre nuove e farla sentire una persona davvero fortunata. “Ballate, abbracciatevi tutti, baciatevi e siate felici” urla euforica, mentre continua a lanciare polvere brillante su quante più persone riesce a colpire. Un carisma pazzesco, un talento evidente e suggestivo, seguito dalla triste considerazione di fine concerto che in Italia è proprio questa fetta d’indie pop la parte più debole della scena musicale nostrana. Un giorno forse ci salverà Levante, ma meglio non divagare troppo: Florence Welch abbandona il palco, seguita a ruota dalla sua band. Chissà che un giorno non la ricorderanno, com’è successo con il rock e Patti Smith, come la sacerdotessa maudit dell’indie pop.

Crediti: Coralie Bizien, meltyprod