Film in lingua originale, perché dire basta al doppiaggio

'Django Unchained'
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Oggi “Repubblica” ha scoperchiato un vaso di Pandora: “Senza doppiaggio il cinema piace di più”, scrivono Franco Montini e Stefano Bartezzaghi. Quanto dovremo ancora aspettare prima di poter vedere in Italia i film in lingua originale?

Migliaia di “alleluja! ” e “finalmente! ” sono stati uditi dagli edicolanti stamattina in ogni regione d’Italia (e all’estero), al momento della consegna del quotidiano “La Repubblica” nelle mani dei clienti. Il lettore aveva butatto l’occhio sul titolo in prima pagina in basso a destra: “Boom dei film in lingua originale, è l’ultimo Oscar di Tarantino”. Ci voleva 'Django Unchained'. Ci voleva il ridicolo doppiaggio di Pino Insegno che presta la voce a uno schiavo liberato di colore. Per capire tre cose: che chi ama il cinema in Italia non può più andarci per evitare di ascoltare storie e dialoghi snaturati; che l’italiano medio ora parla inglese e le nuove generazioni 2-3 lingue diverse; che gli sprechi di risorse per il doppiaggio fanno male al cinema italiano, che sforna film con il contagocce (e questo “Repubblica” non lo ha scritto).

Film in lingua originale, perché dire basta al doppiaggio

Prendete il trailer italiano di ‘Django Unchained’, il film di Quentin Tarantino che al cinema Barberini di Roma attira più spettatori nella sua versione in lingua originale che in quella doppiata. Giusto il trailer. “Buona gelida serata”, sentirete. Vi sembra italiano? Udirete i morti che gridano “pietà!”, o ancora il cecchino che prima di sparare dice “Ah, eh, molto bene”. Poi guardate il trailer in lingua originale, se proprio non potete andare al Barberini o in qualche rara fortunata sala italiana in cui si svolgono “le esperienze” (cit. “Repubblica”) delle proiezioni in lingua originale. La voce di Jamie Foxx (l’attore che interpreta il protagonista Django), è baritonale, la sua parlata rozza e spicciola. Si tratta di un omone di colore che ha vissuto la sua vita in schiavitù. In quale modo Pino Insegno può ricalcare nella sua interpretazione queste caratteristiche?

Film in lingua originale, perché dire basta al doppiaggio

Non lo diciamo soltanto a nome di melty.it e dei suoi giovani lettori, lo diciamo a nome degli amanti del cinema: siamo stufi. Stufi di sentire “amico” o “campione” in un film americano, stufi di scoprire strani neologismi nei film d’azione, stufi semplicemente di non avere scelta. Di un attore vogliamo apprezzare la voce, i sospiri, i respiri. Spesso, le persone più avanti con l’età e meno a loro agio con le lingue, avanzano questa scusa: “Ma se leggo i sottotitoli non mi concentro sulle immagini”. Non è vero, è solo questione di abitudine. I doppiatori italiani sono così bravi e hanno una tradizione così forte alle loro spalle da aver creato una totale assuefazione a questa pratica. Il web e la caduta delle frontiere europee ci hanno finalmente aperto gli occhi. A Parigi, ad esempio, in oltre cento sale i film sono semplicemente sottotitolati e i film doppiati si possono trovare soltanto in una sala su dieci. A Roma è l’esatto contrario. Solo due sale offrono la possibilità di vederli in lingua originale, a Milano appena tre.

Film in lingua originale, perché dire basta al doppiaggio

Prima di dire basta definitivamente al doppiaggio, è ora di dare almeno la scelta al pubblico cinematografico tra un film doppiato e un film in lingua originale (e quindi sottotitolato in italiano). Se non in tutta Italia, almeno nelle grandi città. Per qualsiasi pellicola in lingua straniera, dal serbo all’iraniano. Il risultato sarebbe una valorizzazione del cinema in lingua, compresa quella italiana. Non soltanto perché gli attori che si occupano di doppiaggio sarebbero costretti a fare il loro mestiere, ma perché si smetterebbe di snaturare il lessico cinematografico con frasi che non esistono nella lingua parlata. A condizione di non fare come Sergio Castellito, che ha avuto l’assurda idea di adattare un romanzo italo-bosniaco in inglese, 'Venuto al mondo', in un film in inglese con Penelope Cruz e attori americani. Paradosso: si doppia in italiano un film italiano in lingua inglese. Quentin Tarantino, magnificamente bravo e magnificamente pop, viene giustamente ringraziato da “Repubblica”, che omette però un dettaglio. Nei suoi ultimi film, come in qualsiasi scena quotidiana del mondo globalizzato, si passa dall’inglese al tedesco, dall’italiano al francese. Come rendere questo multilinguismo con un doppiaggio di Pino Insegno?

Crediti: Archivio web, archivio web