Festival Venezia 2015: "The Danish Girl", la recensione del film con Eddie Redmayne

The Danish Girl, il film di Tom Hooper
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The Danish Girl, il nuovo film Tom Hooper, ha debuttato oggi in laguna: Alicia Vikander una scoperta, Eddie Redmayne non duplica il successo de La Teoria del Tutto.

Niente doppietta per Eddie Redmayne, The Danish Girl ha debuttato oggi alla Mostra del Cinema di Venezia e il protagonista, premio Oscar 2015 per La Teoria del Tutto e atteso come grande ospite al lido, non è riuscito a immergersi nel ruolo di Einar Wegener con la stessa convinzione del suo precedente personaggio, l'attore non ce l’ha fatta a togliersi dalla faccia l’espressione sgualcita che si era cucito addosso per interpretare Stephen Hawking, nel film per cui è stato premiato dall’Academy lo scorso febbraio. The Danish Girl è in concorso alla Mostra, è stato presentato oggi 5 settembre e racconta la storia vera di Lili Elbe, la prima transgender del mondo, accompagnata nel suo percorso di riassegnazione sessuale dalla moglie pittrice Gerda Wegener, interpretata da una straordinaria Alicia Vikander. Alicia è la vera danish girl, attrice svedese e recentemente adottata dall’America per Operazione U.N.C.L.E. (qui la recensione), Testament of Youth e Ex Machina. Il suo personaggio è toccante ma non si scioglie come accade a Redmayne, più credibile come donna che come attore, anche se, nonostante tutto, i suoi lineamenti delicati ne salvano l'interpretazione. Durante la proiezione si finisce per tifare per Gerda, per il coraggio mai scontato di accompagnare il marito ad allontanarsi da lei in maniera quanto mai definitiva, nonostante ne sia profondamente innamorata. A fronte dell’energia elegante della Vikander passa in secondo piano anche il fascino sensuale di Amber Heard (moglie di Johnny Depp ieri con lui sul red carpet) che nel film interpreta Oola, personaggio minore del film, ballerina e amica di Gerda.

Tom Hooper ci consegna dei paesaggi meravigliosi, inquadrature mai ovvie, giochi incessanti di specchi, accavallamenti di immagini - con i personaggio di Einar/Lili sopratutto, della quale fino alla fine Einar parlerà in terza persona - e riflessi; il regista è tornato allo stile asciutto e pregno de “Il discorso del re” (che gli valse l’Oscar 2011 per la Miglior regia), dopo quello dark e sincopato de I miserabili. Hooper si concentra sui volti, dipinti non senza sacrificio da Gerta, stringe sugli sguardi e quando si allarga sul fisico in trasformazione di Einar lo fa con garbo e piacere. La sceneggiatura di Lucinda Coxon non ha mai grandi picchi di interesse,anche se fa emergere con chiarezza la doppia natura del protagonista, ma cade inesorabilmente alla fine, su un meraviglioso squarcio di Danimarca, con la battuta finale di Gerda ("Lasciala volare"? Non è mica un film Disney, andiamo) . The Danish Girl, oltre a raccontare il dramma di Einar con gusto, impresa affatto facile per una storia transgender, ci consegna sia la bravura della Vinkader sia splendide inquadrature affrescate sul grande schermo.

Crediti: web , youtube