Festival Venezia 2015: "Sangue del mio Sangue" di Marco Bellocchio, la recensione

Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio
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Presentato oggi 8 settembre il terzo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia “Sangue del mio Sangue” di Marco Bellocchio. La recensione in anteprima.

Il giorno di Marco Bellocchio: 8 settembre a Venezia, la 72esima Mostra del Cinema, sfumato il delirio hollywoodiano che ha visto sfilare sul red carpet Johnny Depp, Dakota Johnson, Amber Heard, si concentra sulla gara. Bellocchio ha presentato oggi la sua ultima opera “Sangue del mio sangue”, il regista - terzo italiano in concorso dopo Messina e Guadagnino- ha portato sui grandi schermi del lido Bobbio, la sua città natale, un microcosmo nel quale passato e presente si fondono e l’Uomo vive un eterno ritorno di errori, vizi e tentazioni. Italia prima degli anni mille, in un convento di clausura e assistiamo al calvario di Benedetta, suora che sarà murata viva accusata di stregoneria per la storia d’amore col suo confessore. Giorni nostri, un miliardario russo vuole acquistare la prigione, un tempo convento, di Bobbio e un millantatore aiuterà lo straniero cercando di cacciare il Conte, un uomo che da anni vi abita in segreto e in accordo con la setta del potere locale. Anarchica la sceneggiatura, montaggio ad accetta, “Sangue del mio Sangue” non vi condurrà per mano nella comprensione del racconto e il regista stesso ha dichiarato: “Mi piace rompere gli argini, volevo andare per la mia strada. Nel film non c’è un rigore all’americana dove tutto deve corrispondere. Voglio fare quello che mi piace fare, e poi a una certa età o si rimbambisce o si cerca sempre di divertirsi. Ecco cerco sempre di rispondere al mio piacere”.

Festival Venezia 2015: "Sangue del mio Sangue" di Marco Bellocchio, la recensione - photo
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Tutto nel film è metafora, dai personaggi, all’ambientazione, la trama, le battute ma - azzardando un parallelismo - in “Eyes Wide Shut” la critica alle istituzioni, la società, l’impianto matrimoniale era sostenuta da una fotografia eccelsa, frame potenti, musica sublime; in questo caso le immagini ci riportano ai film anni ’90, la costruzione dell’opera si compone di campi e controcampi, piani d’ascolto e una certa staticità. L’intento comunque, con meccanicità riesce: l’essere umano rimane inceppato nelle sue stesse sovrastrutture, spada e croce si alternano. Roberto Herlitzka è il potere cieco e totale della chiesa post-medievale nella prima parte, poi un vampiro che muove la città come fosse una marionetta nella secondo. Alla fine Bellocchio auspica un ritorno alla luce della Donna, resuscitata, nuda, unica martire della società e sopravvissuta agli Uomini che hanno deciso del suo destino.

Confusione e caos in “Sangue del mio Sangue”, titolo del film, impianto portante della trama ma anche mantra per il cast (recitano i figli del regista e il fratello) sembra quasi un testamento, un messaggio ultimo dopo anni di prove nel mondo cinematografico: a Marco Bellocchio - è chiaro- non importa che il film venga capito, aveva solo voglia di realizzarlo.

Crediti: youtube, web