Festival Venezia 2015: "A Bigger Splash" di Luca Guadagnino, la recensione

A Bigger Splash di Luca Guadagnino
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A bigger splash di Luca Guadagnino, il secondo film italiano in concorso è stato presentato oggi alla Mostra del Cinema di Venezia 2015. Ecco la recensione

I registi italiani hanno preso il vizio di lavorare con attori stranieri, sopratutto nell’ultimo anno: "Youth" di Paolo Sorrentino, "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone ma anche quelli in concorso alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia. "L’attesa" di Piero Messina vede Juliette Binoche come protagonista e anche Luca Guadagnino per “A Bigger Splash” (qui le dichiarazioni in conferenza stampa) ha scelto un cast per il 90% esterofilo: Ralph Finnes, Tilda Swinton, Dakota Johnson, Matthias Schoenaerts. Questa scelta può essere commerciale (e va comunque sottolineata che la Swinton è la sua attrice feticcio) anche se in questo caso si aggiunge un valore: i protagonisti potrebbero anche aver interpretato l'ambiente in cui sono immersi costantemente, i personaggi del film sono artisti stranieri in vacanza nel nostro paese, senza idea alcune della contesto in cui si trovano, sono deboli, frivoli, fragili, annoiati. “A Bigger Splash”, remake de “La piscina” di Jacques Deray (1969,) è il film di questa quinta giornata del festival e la proiezione di oggi si è conclusa con una serie di sonori “buu”. In realtà verso la parte finale c’è stata un’impennata d’attenzione.

Festival Venezia 2015 - A Bigger Splash di Luca Guadagnino
Festival Venezia 2015 - A Bigger Splash di Luca Guadagnino

Partendo dal principio: a Pantelleria la famosa cantante Marianne (Tilda Swinton) e il suo compagno (Matthias Schoenaerts) in vacanza forzata dopo l’operazione alle corde vocali di lei- impossibilitata quindi a cantare- ricevono la visita di Harry, Ralph Fiennes, ex storico di Marianne accompagnato dalla figlia adolescente, una ringiovanita Dakota Johnson. Nonostante la convivenza forzata in un’unica casa, i protagonisti inspiegabilmente riescono a nascondersi l’indicibile, incesti non concretizzati, tradimenti, paure; avanti tutta, o fermi tutti, così per oltre 90 minuti. Non sono della scuola che nei film debbano arrivare per forza gli alieni o dinosauri a un certo punto dal cielo (forse i secondi sì), non deve succedere il dramma per fare in modo che una storia ingrani, in “A Bigger Splash” però, l’assenza di un accadimento per la prima ora e mezza non è compensata da null’altro che i magnifici paesaggi di Pantelleria, qualche battuta simpatica e nudi vari ed eventuali.

Festival Venezia 2015: "A Bigger Splash" di Luca Guadagnino, la recensione

Tilda Swinton avrà tre battute in croce per tutta la durata del film (la scelta è motivata narrativamente) e lei, come nella maggior parte dei casi, esce con una certa classe e a testa alta, all'arrivo dei titoli di coda. Così l’istrionico Ralph Finnes, incarnazione del produttore folle e fedifrago che balla pure splendidamente, ma un cast capace (tornando da dove eravano partiti) non riesce a colmare le insolvenze di un film - il contrario invece è comune- in “A Bigger Splash” manca un motivo ultimo, uno scopo, qualcosa che smuova lo spettatore dal torpore della poltrona in sala. L’arrivo finale di Corrado Guzzanti, poliziotto “Troppo umano” - parole di Luca Guadagnino - siciliano e volutamente macchiettistico risolleva le sorti del tuffo rovinoso del regista che ha tenuto fede a un credo, come detto in conferenza stampa: “Tutto nel mondo è burla”. Guadagnino al termine della sua opera si prende gioco dello spettatore, dei ruoli (tutti) che ognuno interpreta all’interno della società, qualcuno dice sia stata la parte peggio riuscita, è quella invece che tocca il punto più interessante.

Crediti: web , melty.it