Processo alle Femen: Video e foto delle 'Streghe di Venerdì 13'

Inna Shevchenko
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La prima udienza del processo alle Femen per danni a Notre Dame si è rivelato l’ennesimo show mediatico: Inna Shevchenko e compagne hanno ottenuto il rinvio al febbraio 2014. La cronaca di un Venerdì 13 tra femminismo e morale cattolica.

“Tremate, le streghe son tornate”. Così recitava il vecchio slogan sessantottardo, simbolo della levata di pugni femminista negli anni della contestazione. Oggi, nell’era mediatica 2.0, ci sono le Femen e i loro “dispacci” da social network. Dicevamo di streghe e affini: manco a dirlo, venerdì 13 settembre si è celebrata la prima udienza del processo nei confronti delle celeberrime attiviste in topless, querelate dalla Cattedrale di Notre Dame di Parigi dopo il celebre blitz del 12 febbraio scorso. Le militanti della cellula francese fecero allora irruzione nella cattedrale gotica più famosa nel mondo (rigorosamente a seno nudo), emanando grida di giubilo per le dimissioni di Papa Benedetto XVI e violando le antiche campane protette. Il rettore di Notre Dame, Monsignor Jacquin, avrebbe poi rilevato delle “degradazioni” occorse alle campane, in pratica l’accusa principale mossa alle Femen. Laurent Delvolvé, suo avvocato, si è mostrato fermo e deciso fin dall’arrivo in Tribunale: “Notre Dame chiede 7.000 euro di riparazioni per i danni materiali alle campane, più una riparazione simbolica per i danni morali occorsi ai fedeli in preghiera”. Grana giudiziaria o ennesimo spot mediatico per Inna Shevchenko e compagne? Le attiviste si sono presentate al Boulevard du Palais con la consueta marea di fotografi al seguito; stavolta, però, con una t-shirt nera sul petto. L’austero ambiente del Palazzo di Giustizia richiedeva quantomeno sobrietà.

La seconda “star” dell’udienza è senz’altro il legale delle Femen, Patrick Klugman. Sguardo altezzoso ed eloquio invidiabile, l’avvocato ha riassunto così la posizione delle attiviste chiamate in causa: “Le mie assistite sono molto sorprese per queste accuse. Invochiamo spiegazioni riguardo i presunti danni alle campane, che non abbiamo ravvisato. Non ci è chiaro se le Femen abbiano effettivamente infranto la legge. Chiederemo il rinvio del processo, ma le Femen intendono assumersi le loro responsabilità”. C’è tempo anche per una mini-querelle (e annessa minaccia di querela) con un “improvvisato” giornalista, che stuzzicava Inna Shevchenko su presunti legami con il Sionismo internazionale. Ad ogni modo, l’avvio del procedimento arriva in un momento non proprio roseo per le Femen: recentemente, la “testimonial” di punta nel Maghreb, Amina Tyler (sottoposta agli arresti a Tunisi per le sue manifestazioni anti-Islamiste) aveva dichiarato ad alcuni media locali di voler prendere le distanze dal gruppo femminista, dopo i tweet a sfondo islamofobo della leader ucraina (“Cosa c’è di più stupido del Ramadan? Cosa c’è di più stupido dell’Islam? ”). La Shevchenko ha minimizzato il caso poco prima dell’udienza: “Il comportamento di Amina è stata una grossa delusione, ha tentato di distruggere quanto il Movimento aveva costruito finora. In ogni caso, la nostra campagna nel mondo arabo resta fondamentale”.

Inna Shevchenko
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Femen - Giornalisti e curiosi al Palazzo di Giustizia
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Femen - Il capo della cellula parigina, Marguerite
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Femen - L'avvocato del rettore di Notre Dame
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La sala antistante la camera preposta all’udienza è gremita. Giornalisti, fotografi e cameraman, ma soprattutto curiosi e simpatizzanti dell’uno e dell’altro “fronte”. I gendarmi del Tribunale proteggono l’ingresso e informano i presenti, tra i quali spiccano diversi “tipi umani” che ispirerebbero un ipotetico Emile Zola del Duemila: l’anziano “radical chic” (Libération alla mano e foulard d’ordinanza), le sostenitrici un po’ spaesate delle Femen, con tanto di corona floreale (a proposito, sono in vendita sul loro sito e costano ben 30 euro), uno sparuto gruppo di giovani cattolici presenti a titolo di “claque” dell’avvocato di ferro. Non manca qualche battibecco, segno di un nervosismo che monta per la lunga attesa: il processo si celebra a porte aperte, ma la sala ristretta lo rende un evento per pochi intimi. E' ammesso solo un pugno di giornalisti “privilegiati”, mentre testate del calibro di France24 e AFP restano fuori. “E il popolo? Non ha diritto ad assistere? ”, grida una loquace signora ai gendarmi.

Le palpebre dei presenti si fanno sempre più pesanti, quand'ecco che intorno alle ore 15 le porte tornano a dischiudersi. Il processo sarà rinviato ad una seconda udienza, che avrà luogo nel prossimo febbraio: missione compiuta per la difesa. Inna Shevchenko, apparsa più serena che mai in questo uggioso Venerdì 13, si mostra spavalda: “Noi non ci pentiamo. Continueremo a difenderci nel processo ma torneremo certamente a Notre Dame”. Il legale del rettore della Cattedrale, dal canto suo, non molla la presa: “Il rinvio richiesto dalle Femen è un chiaro intento dilatorio. I danni alle campane devono essere riparati, è stato un vero e proprio attentato alla libertà religiosa”. Appuntamento al 2014, dunque, per una nuova passerella giudiziaria per le femministe a petto in fuori.

Niccolò Inches - Parigi

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Crediti: melty.it