Fedez, X Factor e l'inno M5S: Stefano Pedica, 'Libertà ma no alle offese'

La querelle Pedica-Fedez
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L'esponente Pd Stefano Pedica ha accusato Fedez di vilipendio a Giorgio Napolitano, per alcune frasi nell'inno di 'Italia 5 Stelle'. L'ex parlamentare torna sulla polemica ai microfoni di melty.it: "Offese che cavalcano la tensione".

Non si spegne il fuoco delle polemiche sul rapper Fedez e il suo "endorsement" pro Movimento 5 Stelle. La pubblicazione dell'inno "Non sono partito", scritto espressamente per l'evento grillino "Italia 5 Stelle" in programma questo weekend, ha sollevato un vero e proprio polverone politico. Soprattutto in seno al Partito Democratico: venerdì 10 ottobre i parlamentari Ernesto Magorno e Federico Gelli hanno addirittura chiesto spiegazioni a Sky sull'opportunità della partecipazione di Fedez al talent show musicale X Factor 8 nelle vesti di giudice. Prima ancora, però, era stato l'ex deputato Pd Stefano Pedica, ora membro della direzione del partito per la Regione Lazio, ad accusare Fedez di vilipendio nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il casus belli non poteva che essere il verso, contenuto nel brano per Italia 5 Stelle, riferito proprio al Capo dello Stato: "Caro Napolitano te lo dico con il cuore o vai a testimoniare oppure passi il testimone! Dove sono i nastri dell'inchiesta? Si dice che Nicola Mancino scriva meglio con la destra", rappa Fedez tirando in ballo il coinvolgimento di Napolitano nel processo Stato-Mafia (in qualità di testimone) e le telefonate tra il Quirinale e Nicola Mancino, indagato per falsa testimonianza.

>>> Leggi su meltybuzz.it: Fedez accusato di vilipendio dall'On. Pedica: La risposta su Facebook

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Fedez, X Factor e l'inno M5S: Stefano Pedica, 'Libertà ma no alle offese' - photo
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Lo stesso Stefano Pedica, intervistato da melty.it, chiarisce le motivazioni alla base delle sue accuse a Fedez commentando anche l'ultima uscita dei colleghi Pd, criticata a sinistra anche da Nichi Vendola e Pippo Civati: "Non l'avrei mai fatto", esordisce Pedica in merito all'iniziativa di Gelli e Magorno, "Credo nella libertà di espressione. Se [Fedez] vuole fare politica è legittimato a farla. Il mio non è stato un attacco ma una reprimenda: quelle frasi sono un'offesa, Napolitano aveva dato la sua disponibilità a parlare nel processo Stato-Mafia. In un momento così delicato si deve evitare di cavalcare l'agitazione che serpeggia nel Paese". Al caso Fedez si è aggiunta poi la querelle su Sabina Guzzanti, autrice del film "La Trattativa" e di un contestato tweet di "solidarietà" al boss mafioso Totò Riina: "Sono due cose diverse", dichiara Pedica, "Il tweet della Guzzanti è assolutamente volgare: ha espresso solidarietà a degli stragisti e questo fatto è certamente più grave della vicenda Fedez. Evidentemente era un modo per farsi pubblicità, dato che il suo film non lo sta vedendo molta gente..."

Fedez, X Factor e l'inno M5S: Stefano Pedica, 'Libertà ma no alle offese' - photo
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Il dibattito attorno a Fedez si è comunque rivelato un efficace tam-tam mediatico per introdurre "Italia 5 Stelle", la kermesse del Circo Massimo presentata da Beppe Grillo (con tanto di Biga) in un videomessaggio. Ma gli attacchi al rapper milanese non rischiano forse di gonfiare la bolla mediatica del MoVimento? "La pubblicità a beneficio dei 5 Stelle sarà in funzione di quello che dicono. Ben venga se emergerà una rottamazione costruttiva. In realtà conosciamo bene le manifestazioni di Beppe Grillo, sono solo offese, grida, critiche e nessun programma. Esiste la libertà di espressione per tutti, ma anche per noi quella di far capire che queste iniziative fanno male all'immagine dell'Italia a livello internazionale (...) Da loro vengono solo critiche, noi del Partito Democratico rappresentiamo la rottamazione e la vera volontà di cambiamento e rilancio dell'Italia. Se loro avessero collaborato fin dall'inizio alla ricostruzione sarebbe stata un'altra storia, ma finora sono arrivati solo dei no".

Fedez, X Factor e l'inno M5S: Stefano Pedica, 'Libertà ma no alle offese'

Il concetto di Rottamazione più volte espresso da Stefano Pedica fa da apripista al capitolo governo e Matteo Renzi, bersaglio del "fuoco amico" della minoranza Pd e dei sindacati a causa dell'abrogazione dell'art.18 prevista all'interno del Jobs Act: "Renzi si sta rimboccando le maniche", precisa Pedica, difendendo la strada intrapresa dal premier, "Ci sono dei ritardi, è vero, ma è per via della burocrazia e dei meccanismi lenti nelle istituzioni. Lavoriamo anche per snellire queste procedure. Noi comunque cerchiamo di risolvere la crisi, dall'altra parte Lega e M5S tirano i libri (il democratico si riferisce al lancio di fogli ai danni del presidente del Senato Pietro Grasso, n.d.r) e salgono sui tetti (...) Noi vogliamo dire ai grillini che il governo e il centrosinistra hanno una strategia di crescita e di stimolo dell'occupazione. Grillo, invece, quando si paragona a Hitler lancia messaggi che fanno paura".

Fedez, X Factor e l'inno M5S: Stefano Pedica, 'Libertà ma no alle offese' - photo
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Fedez - Il premier Matteo Renzi

La polemica intestina sull'art.18, però, potrebbe far male al governo ancor più dell'opposizione. Pedica, pur esprimendo perplessità sul Jobs Act, non ha invece alcun dubbio sull'atteggiamento da tenere nel partito: "Il dibattito è un valore. Le differenze fanno bene, stanno a significare che non si tratta di un partito padronale. Ma esiste anche la responsabilità politica, c'è un documento votato dalla direzione nazionale e per spirito di gruppo bisogna votare insieme. La minoranza si deve attenere". Minoranza Pd significa soprattutto l'ex segretario Bersani, Cuperlo e l'ex viceministro Fassina, che ha addirittura evocato la piazza contro la legge. Pedica si mostra più cauto, limitandosi a ipotizzare "soluzioni referendarie" per correggere il testo: "Neanche io sono d'accordo con l'abrogazione dell'art.18, benché riguardi solo una minoranza dei lavoratori italiani, solo 2600 su 23 milioni. Ci sono delle incongruenze, è vero: occorre un sistema che tuteli l'insieme dei lavoratori. Manca ancora il voto alla Camera, dove spero ci sarà spazio per delle modifiche, anche se ci sono vari strumenti democratici a cui ricorrere. Se il Jobs Act si rivelerà un decreto che penalizza i lavoratori, saremo pronti a sfide ulteriori".

Niccolò Inches (Twitter: @niccolink)

Crediti: facebook stefano pedica, Google, Fedez YouTube, Youtube, fedez, Archivio web, web , Photoshot, Uppa / Visual Press Agency