Fabio Volo: Da panettiere a penna del "Corriere della Sera"

Fabio Volo
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L’ascesa di Fabio Volo ha stupito tutti, probabilmente anche se stesso. Da panettiere a penna per "Il Corriere della Sera", la strada è stata breve tanto da chiedersi come sia potuto accadere. Scopri di più su melty.it.

Fabio Bonetti, in arte Fabio Volo, non poteva immaginarsi scrittore, figuriamoci giornalista per "Il Corriere della Sera" nella sezione “Cultura”, quella che una volta si chiamava la “terza pagina” del quotidiano. La nuova penna del Corriere nacque il 23 giugno 1972 in un piccolo paesino del bergamasco e crebbe a Brescia, senza troppa passione per lo studio e la scuola. Dopo le medie, infatti, il futuro scrittore si dedicò a lavori saltuari, tra cui la chiacchierata attività di panettiere nel forno del padre. Se la sua fulminea carriera nel mondo della musica non gli regalò fama e notorietà, la voce di Fabio Volo arrivò comunque nelle radio grazie alla collaborazione con Radio Capital e, in seguito, nel 2000, con Radio Deejay dove iniziò l’avventura de “Il Volo del mattino”. Per i più maligni (o invidiosi) quella di Fabio Volo è stata una strada facile grazie alla radio e, in seguito, alla televisione, con la sua comparsa in prima serata su MTV e, successivamente, nel programma “Le Iene” (prima ancora dell’irriverente Nadia Toffa). Tra piccolo e grande schermo (Fabio Volo non rinunciò neppure alla carriera da attore), l’ex panettiere cominciò dal 2000 a scrivere i suoi primi romanzi, tutti destinati a diventare best seller.

Ma fu proprio con la sua penna che iniziarono le critiche. “Fabio Volo vende solo perché è famoso in televisione”, “Fabio Volo non sa scrivere”, “Fabio Volo è un venduto”. Eppure i libri qualcuno li stava comprando e non erano in pochi. Dalla prima pubblicazione nel 2000 con “Esco a fare due passi” (più di 300mila copie vendute! ) all’ultimo lavoro, “La strada verso casa” (120mila copie in quindici giorni), tutti i libri di Fabio Volo sono stati un successo nazionale da primo in classifica nelle vendite. Le ragioni? Lo stile semplice che arriva nelle case di tutti gli italiani. Le trame “banali” che, nel loro piccolo, riprendono fatti capitati a tutti: la crisi dei trent’anni, gli amici che ti tradiscono, la ricerca di se stessi, l’amore e i suoi disastri. La vittoria di Fabio Volo sta nel raccontare ciò che gli è accaduto senza troppi giri di parole ma puntando dritto nel cuore degli italiani; sta nell’avere una storia da raccontare senza troppi freni e limiti letterari ma lanciandosi d’istinto sulle pagine. Ed è proprio questa semplicità il centro del sorprendente (per il tema, non per i contenuti) editoriale di Eugenio Scalfari, pubblicato nel numero di Repubblica di domenica 10 novembre.

Eugenio Scalfari, infatti, ha lasciato da parte Papa Francesco, economia e politica per dedicarsi a due fenomeni dello showbiz italiano: “Matteo Renzi e Fabio Volo, somiglianze e differenze”. Il giornalista non lo nega: entrambi piacciono, e molto: Fabio Volo con i suoi libri e Matteo Renzi con le sue promesse elettorali, soprattutto dopo il suo intervento a Servizio Pubblico con Travaglio e Cacciari. E ad amare i due personaggi non sono delle piccole élite ma il “grosso della gente, giovani e anziani, uomini e donne, benestanti o disagiati”. Sono entrambi vicini alla gente con la differenza che l’attività di Fabio Volo sta nello scrivere e “non fa niente di speciale per vendere i suoi libri” mentre Matteo Renzi, al contrario, cerca i voti che gli serviranno per mettersi al timone di un’Italia che, secondo Eugenio Scalfari, non sarà in grado di guidare. “Per la semplice ragione che, avendo promesso tutto, la sua eventuale riuscita politica rappresenta un'imprevedibile avventura e in politica le avventure possono giovare all'avventuriero ma quasi mai al paese che rappresenta”.

Un paragone che ha fatto discutere il web soprattutto dopo la notizia della collaborazione di Fabio Volo con la pagina più storica de “Il Corriere della Sera”, resa pubblica con un cinguettio dello stesso scrittore. “Consegnato ora il mio primo articolo per la pagina della cultura de il corriere della sera. Esce domenica. Sono contento”. I lettori nostalgici, che ancora pensano ai bei tempi del Corriere con Pirandello, Montanelli, Moravia, Pasolini e Sciascia, si sono subito scatenati sul web criticando la scelta della testata. Ma forse ai molti non è chiaro che i tempi sono cambiati e, con loro, anche l’Italia. Considerando che secondo le statistiche il 56% degli italiani non legge, in quanti hanno pensato che la scelta de “Il Corriere della Sera”, forse, è semplicemente un tentativo di riconquistare i restanti 44%? Utilizzare un volto noto dalla letteratura semplice per recuperare l’italiano medio che ha perso l’amore per la lettura e la cultura è forse un reato? A voi la parola.

Antonella Airoldi

Crediti: RadioVera Brescia, Archivio web