Expo 2015: 3 motivi per andarci

Expo 2015, Apertura
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Cosa fare, cosa visitare, come arrivare, dove comprare i biglietti ma soprattutto se andare o non andare e perché andare sono le domande più gettonate del primo week-end di Expo 2015, inaugurato il 1 maggio. Ecco 3 motivi per non perdersi l’esposizione.

Qualcuno l’ha già definito le new Cinque Giornate di Milano. Expo 2015 parte con un (prevedibile? ) battesimo schizofrenico sotto il cielo instabile del Primo Maggio, mentre l’opinione pubblica shakera in un enorme contenitore ideale (e social) un cocktail gigantesco tra istituzione e scontri, cerimonie e scandali, fuoco e pioggia, food & violence, nutrire il pianeta e distruggere Milano. Nella confusione di emozioni, tra estasi e sdegno, mentre, come nel montaggio alternato di un film di Coppola Sr.,in parallelo si inauguravano i padiglioni e si incendiava Milano, noi di Melty abbiamo visto e vissuto il primo giorno di Expo 2015. Andare o non andare? Posto che Expo 2015 non è la fiera dell’artigianato, non è il Salone del Mobile, non è Tuttofood ma soprattutto un’esperienza, ecco 3 motivi per andarci.

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1- Il mondo a Rho: non è una canzone di Raffaella Carrà, ma è il senso (tentato o riuscito, lo deciderete voi) di aprire una finestra su ciò che non è qui. “Tutto il mondo insieme” si sente commentare in giro per i padiglioni. Girare per la foresta della Repubblica Ceca, specchiarsi nella valle dei Templi, provare a muoversi come scimmie brasiliane per venti minuti, prendere qualcosa da bere in un bar coloratissimo tra le piante del Bahrein NON SARA’ MAI COME essere in Repubblica Ceca, essere in Brasile, essere in Bahrein. Ma non sarà neanche come rimanere nella propria cameretta con vista giardino, cortile o strada. Tutte quelle fette di mondo si possono trangugiare, sorseggiare o gustare (non in 80 giorni, ma anche in meno tempo), l'altrove può diventare qui e ora. Se la globalizzazione ha portato un cinese a pranzare e cenare a McDonald’s, Expo 2015 globalizza e “glocalizza”, permettendo a chiunque bere un caffè del Rwanda o di mangiare un gelato al cioccolato del Camerun. Come le grosse realtà s’impongono, quelle piccole si svelano come meraviglie sconosciute. “Faccio un giro in Corea” si sente dire girando tra i padiglioni; l'irreale accessibile con 30 euro? Per chi ama il “surrealismo” che diventa “possibilità” non c’è nulla di meglio.

Expo 2015: 3 motivi per andarci

2- Food, food e food: Dire che a Expo 2015 si può mangiare qualunque cosa è come dire ad Aladino che si realizzeranno tutti i suoi desideri e non solo tre. Ma è abbastanza vero, a Expo 2015 c’è qualunque cosa. C’è la boulangérie francese, con le baguette, il pain au chocolat, i croissant. C’è lo street food italiano, americano e non solo. Ci sono il goulash, lo strudel, gli gnocchi ai semi di papavero della Repubblica Ceca, dove puoi sederti su una sdraio e bere una Pilsner davanti a un enorme pettirosso immerso nell’acqua. Ci sono cesti di mele polacche (gratis), ci sono i mini pancakes, i baci Perugina, i gelati Pernigotti, la farinata, il cervo, il coccodrillo, gli insetti thailandesi fritti o coperti di cioccolato. C’è il vino della Franciacorta, ci sono i cluster del caffè e del cacao africano, americano e non solo. Ci sono le torri svizzere di cioccolato, che si possono mangiare come Hansel e Gretel. Ci sono tutte le regioni di Eataly nel grande spazio di Farinetti dove si può assaggiare la piadina emiliana dei Fratelli Maioli come un piatto ligure di trofie al pesto, come un risotto lombardo. Incredibilmente, spostandosi tra i ristoranti dei padiglioni, sarebbe possibile portare tutto il mondo nel proprio piatto di Rho.

Il padiglione della Rep. Ceca
Il padiglione della Rep. Ceca
Expo 2015 - I fiori del padiglione Cina
Il padiglione della Rep. Ceca
Expo 2015 - Gli specchi di Palazzo Italia
Il padiglione della Rep. Ceca

3- Un “LunaPark di soluzoni”: Expo 2015 appare a prima vista come un Luna Park e, allo stesso tempo, come una “soluzione” globale. Tante strutture sembrano giostre con attrazioni, chioschetti che scintillano, Sia a tutto volume, oggetti brillanti, foreste di led, specchi, colori accesi, proprio come al parco giochi. Alcuni padiglioni permettono davvero di giocare, di disegnare, di provare nuove sensazioni, come quello del Brasile, che fa camminare su una rete sospesa proprio sopra le colture amazzoniche (il banano, la pianta di cacao, il caffè, i pomodori); come quello dell’Azerbaijan (che ci ha consigliato Sgarbi) che è su tre livelli con tre enormi sfere trasparenti. Il gigantesco padiglione italiano sembra la casa degli specchi. Ma "Expolandia" si integra con delle soluzioni concrete ai problemi del pianeta: l’energia, l’alimentazione, l’obesità, l’asimmetrica distribuzione delle risorse e delle ricchezze. Tutti i Paesi provano a dare una loro soluzione, più o meno ludica (più o meno "campagna pubblicitaria", ma fa parte del gioco). La Cina ti permette di pesarti su una bilancia con un’interfaccia che ti svela quali cibi dovresti eliminare. Il Brasile propone dei pannelli luminosi. L’Italia parla di smaltimento rifiuti e della possibilità di auto a idrogeno. Non si sa se la soluzione porterà a un miglioramento del pianeta. Ma è un provarci, e il provare va premiato. E poi permette a tutti di farsi la propria idea. Expo 2015 è scoprire ma anche ragionare.

di Alice Grisa

Crediti: YouTube, Alice Grisa, melty.it, Fanpage