Eurovision 2015 gay friendly? Sì, ma vince il macho

All'Eurovision 2015 trionfa il machismo?
Ecrit par

L'Eurovision 2015? Altro che gay friendly. Quest'anno ha trionfato il machismo in tutte le sue forme: dal toy boy svedese Mans Zelmerlow al secondo posto della Russia omofoba di Putin. Scopri di più su melty.

E' vero che noi italiani fino a un paio d'anni fa non sapevamo nemmeno di cosa si trattasse, ma basta avere un po' di dimestichezza con l'Eurovision Song Contest per capire che si tratta della fiera del "volemose bene". In perfetto stile Europa unita e per la serie "insieme siamo unstoppable", come disse la vincitrice dell'edizione dello scorso anno Conchita Wurst dopo aver ricevuto il premio. Poi, alla fine, dopo tutte queste belle parole, ogni Paese vota per i suoi vicini (perché, ve lo ricordiamo, è vietato votare per il proprio, altrimenti lo farebbero tutti e al diavolo l'Europa unita) e la musica - intesa non come una serie di persone vestite in maniera stravagante che si ridicolizzano sul palco, ma quella che si fa con gli strumenti musicali e un testo che significhi qualcosa - va sistematicamente a farsi benedire. Anche quest'anno è andata come copione, con la Svezia vincitrice - oramai i soldi per organizzare l'evento ce li hanno solo loro - e con il successo di un pezzo che più banale non si può e che ancora ci stiamo chiedendo come mai tutti l'abbiano votato. Se i gusti in Europa sono questi, meglio i mostri finlandesi che hanno vinto nel 2006. Almeno sapevano come fare spettacolo.

Dopo la vittoria di Conchita Wurst, il travestito barbuto che ha fatto il giro del mondo, sembrava che la strada verso la tanto attesa liberazione totale dei costumi fosse oramai spianata. Perfino una città austera come Vienna si è addobbata a dovere, con i semafori in versione gay/lesbiche per celebrare la manifestazione più gay friendly dell'anno. In effetti, a voler guardare bene i concorrenti arrivati in finale, l'elemento maschile e eterosessuale è stato doverosamente ridotto all'osso. Quei pochi che sono riusciti a salire sul palco, poveretti, sono stati annientati dalle rispettive compagne: la tizia estone che ha rovinato la canzone iniziata dal suo collega (che sembrava bella) e poi l'altra ridicola coppietta lituana con il tipo che non riesce a cantare perché la ragazza sta sempre lì a sbaciucchiarlo o a gridare quello stupido ritornello. L'unico rappresentante dell'ex sesso forte, purtroppo, ha rinunciato prima ancora che la manifestazione iniziasse: si chiama Andreas Kummert, è tedesco, basso, c'ha la panza e gli piace il blues. Cosa c'è di peggio per sperare di avere successo all'Eurovision? Nulla. Meno male che se ne è reso conto pure lui e ha deciso di lasciare il posto alla sua collega Ann Sophie. Peccato, sarebbe stata l'esibizione migliore del lotto. E invece, Germania: 0 punti. Avete fatto male a non convincerlo. Per il resto, abbiamo visto una successione di oche starnazzanti da dolore alle orecchie. Difficile stabilire chi tra di loro avrebbe meritato, tanto l'offerta era abbondante. Dalla spagnola Edurne (una specie di brutta copia di Shakira) alla greca Maria Elena, dall'albanese Elhaida Dani alla darkettona georgiana Nina Sublatti: ce n'era per tutti i gusti.

Eppure, nonostante tutte queste belle presenze, sembra che i vincitori siano stati pescati come degli aghi machisti in un pagliaio femminista. Al primo posto, come dicevamo, arriva lo svedese Mans Zelmerlow - che al massimo si meritava un premio per i migliori effetti speciali alle sue spalle - un eterosessuale che più banale non si può, con il suo sorriso perfetto, una personalità inesistente e un brano insipido. Uno che sembra il classico bello che non balla, insomma. Ma non è tutto. Al secondo posto arriva la più conformista tra le donne viste sul palco, la russa Polina Gagarina, la tipica biondona dell'est che canta una hit da discoteca e che si commuove per nulla. Più cliché di così si muore. Per non parlare del Paese che rappresenta la bella Polina - la Russia omofoba di Putin - che viene addirittra coperto di fischi durante il collegamento in diretta. Eh sì, la terribile e retrograda Russia di Putin, l'unica vera minaccia per l'Europa hippie che tanto sogniamo. E per finire, al terzo posto, ecco i nostri de Il Volo, con quell'occhiolino di Gianluca Ginoble che fa il giro del web. Per carità, non utilizzerò queste righe che mi sono state concesse per definirli degli esempi di virilità, vista l'età che hanno. Ma il simbolo - c'è poco da fare - è quello: i tre tenorini rappresentano il maschio italico. Le voci baritonali, lo smoking, le statue classiche sullo sfondo: in questo concentrato di cliché nostrani c'è forse un rivincita del gusto classico? Un pericoloso ritorno del tradizionalismo? Forse sì. O forse è solo un caso.

Federico Iarlori - @fredjarl

Crediti: Eurovision.tv