Eurobasket 2015: Tre cose che mancano alla Nazionale 2015

Della Valle, Cervi, Cinciarini, Aradori e Polonara negli studi Sky
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La Nazionale di basket si è radunata con entusiasmo e grandi ambizioni in vista dell’Europeo di settembre. Secondo molti è l’Italia più forte del nuovo millennio, ma alcune incognite incombono sul cammino degli Azzurri.

La Nazionale di basket si è radunata, con la presentazione in pompa magna negli studi di Sky Sport, e le lodi si sprecano per quella che molti definiscono la selezione azzurra potenzialmente più forte degli ultimi 15 anni; da quando, cioè, nel 1999 gli Azzurri allenati da Boscia Tanjevic salirono sul tetto d’Europa. Mai era capitato all’Italia, infatti, di schierare ben quattro giocatori che hanno concluso la scorsa stagione in NBA (tre ci rimarranno, uno, Gigi Datome, tornerà in Europa per vestire la maglia del facoltoso Fenerbahçe). Ed è raro, nella storia recente, anche un tale dispiegamento di giocatori che abbiano fatto la differenza in Italia e in Europa, dai reggiani vicecampioni d’Italia al capitano dell’EA7 Emporio Armani Milano Alessandro Gentile passando per la (mezza) rivelazione Dada Pascolo e per tutti gli altri che hanno “assaggiato” o “assaggeranno” i prestigiosi parquet di altri campionati europei (Aradori, Vitali, Poeta, Hackett e Melli). Tanto che nemmeno il presidente FIP Petrucci si è nascosto, dichiarando e ribadendo che i Giochi Olimpici di Rio 2016 non sono un sogno ma un obiettivo alla portata degli Azzurri.

Le medaglie, però, non si vincono sulla carta, e non sarebbe la prima volta che una Nazionale tanto celebrata (non solo azzurra) fallisce miseramente l’obiettivo nonostante le premesse incoraggianti. E allora vogliamo uscire dal coro e, pur non negando le qualità del gruppo guidato da Simone Pianigiani, provare a individuare i punti deboli della squadra, alcune piccole grandi lacune o, meglio, incognite (a prescindere dall'incognita infortuni) che potrebbero presentare un conto salato a Datome e compagni quando il gioco si farà duro. E a giudicare dalle avversarie della prima fase (Spagna, Serbia, Turchia, Germania e Islanda, a Berlino dal 5 al 12 settembre), il gioco potrebbe farsi duro fino dall’inizio, dal momento che, anche solo per raggiungere la seconda fase di Lilla, gli Azzurri dovranno eliminare probabilmente una tra le due “padrone di casa” Germania e Turchia, se non addirittura una tra le corazzate Spagna e Serbia. Insomma, cosa potrebbe mancare all’Italia?

1 - Un centro dominante

In quanto a doti fisiche, per una volta, la nostra Nazionale non ha molto da invidiare alle avversarie. Con tre lunghi sopra i 210 cm e vari altri giocatori abbondantemente sopra i due metri, stavolta potremmo non pagare troppo dazio in termini di stazza e atletismo. Ma molte delle avversarie, almeno quelle più quotate, dispongono di almeno un centro in grado di fare la differenza nel pitturato a livello europeo o addirittura NBA, mentre Pianigiani potrà scegliere tra Ricky Cervi, ancora piuttosto acerbo e discontinuo per la ribalta internazionale, l’acciaccato Marco Cusin, sempre encomiabile ma con i noti limiti atletici e tecnici, e ovviamente Andrea Bargnani, che un centro vero non è e, se in attacco può pungere con il suo gioco fronte a canestro, in difesa e a rimbalzo sembra peggiorare di anno in anno. Insomma, contro i vari Gasol, Marjanović, Raduljica, Erden e Savaş ci potrebbe essere da soffrire. Quale possibile soluzione? Giocare con quintetti piccoli e veloci (ad esempio con Gallinari da centro) per non sfidare le avversarie sul “loro” terreno.

2 - L'esperienza vincente

Tutti i grandi coach non mancano mai di ribadirlo: vincere aiuta a vincere. Saper reggere la pressione, saper affrontare le partite con la convinzione di poterle vincere, sapere cosa fare quando la palla scotta sono doti che i giocatori – con poche eccezioni – maturano solamente con l’esperienza diretta. E purtroppo, anche in questo caso, la nostra Nazionale scarseggia: è vero, Marco Belinelli ha vinto da co-protagonista il titolo NBA 2014, i giocatori di Reggio Emilia hanno alzato l’Eurochallenge 2014, Bargnani a suo tempo vinse da protagonista lo scudetto con Treviso e, più recentemente, anche Gentile, Hackett e Melli si sono cuciti il tricolore sul petto. Ma si tratta di ben poca cosa rispetto ai trionfi internazionali (Eurolega, Europei, Mondiali, NBA) che molti degli avversari possono vantare. Anche a livello di squadra, la Spagna è ormai un habitué dei metalli pregiati, mentre Turchia e Serbia, finaliste degli ultimi due Mondiali, hanno nel gruppo diversi dei giovani che negli ultimi anni hanno fatto man bassa di titoli continentali a livello giovanile. Già all’Eurobasket 2013, dopo la splendida prima fase, l’Italia crollò (non solo fisicamente) di fronte alla maggior freddezza degli avversari. Speriamo che questi ragazzi sfoderino la stessa faccia tosta dei campioni del 1999, o almeno di quelli (argento olimpico) del 2004. Quale possibile soluzione? Trasmettere calma al gruppo e, quando la palla scotta, affidarla a quelli che si sono dimostrati più cinici e “irriverenti” (Belinelli, Gentile, Hackett e – se farà parte della selezione finale – Della Valle).

3 - Lo spirito di gruppo

Sarà forse la variabile numero uno della spedizione europea, o meglio la più determinante in ottica medaglie. Perché il talento diffuso dell’organico e le capacità tattiche del CT Pianigiani potrebbero anche essere sufficienti per passare il primo turno, ma per arrivare fino in fondo servirà un gruppo veramente unito, con giocatori pronti a passarsi la palla e a sacrificarsi per il bene del collettivo. Tutte cose che, negli ultimi 10 anni, l’Italia del basket ha mostrato solo per brevi sprazzi. Questi ragazzi, però, sono quasi tutti cresciuti insieme, alcuni sono addirittura molto amici fuori dal campo, e – quel che più conta – sono tutti o quasi affermati a livello nazionale e internazionale, il che dovrebbe evitare i “dislivelli” del passato tra “fenomeni” della NBA e mediocri giocatori di Serie A. Insomma, non sembrerebbero esserci scuse per uno sfaldamento del gruppo, ma considerando le personalità complicate di alcuni e gli atteggiamenti talvolta incompatibili (come dimenticare la lettera con cui la squadra condannava le “bizze” di Hackett nel ritiro dell’anno passato? ) non si può certo dare per scontato che amore e fratellanza regneranno incontrastati in spogliatoio. Quale possibile soluzione? Far partire dalla panchina i giocatori che più facilmente “alzano la cresta” (Bargnani, Belinelli, Hackett, Gentile), in modo da lanciare un segnale a loro e a tutta la squadra.

Crediti: Archivio web, FIP