Eurobasket 2015: Slovenia-Italia, la lezione di Zupan

Miha Zupan, nazionale sloveno sordo dalla nascita
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L’Italia perde anche contro la Slovenia in fase di preparazione per l’Europeo. Ma più che di aggiustamenti tecnici, gli azzurri avrebbero bisogno di una lezione di umiltà e determinazione. Come quella di Miha Zupan.

Tra le cose che possono essere saltate all’occhio dei giornalisti e dei tifosi rimasti a fare capannello sopra il tunnel degli spogliatoi della Bonifika Arena di Capodistria, nel post partita di Slovenia-Italia, c’è certamente l’intervista di una tv slovena a Miha Zupan. E non perché l’ala di Kranj (che ha dato i natali anche a Gregor Fučka) si sia messa particolarmente in evidenza durante la partita, o per la pancetta da Union (la birra, non l’Olimpija Lubiana) che il 32enne sloveno porta su e giù per il campo; ma perché quell’intervista si è svolta interamente in linguaggio dei segni. Zupan, infatti, è sordo dalla nascita e, nonostante sappia parlare normalmente grazie alle apposite lezioni prese fin dall’infanzia, si affida talvolta al linguaggio dei segni anche per comunicare con i giornalisti.

Eurobasket 2015: Slovenia-Italia, la lezione di Zupan

Un ostacolo, quello della sordità, che non gli ha permesso di mettere a frutto il suo talento cestistico, peraltro sbocciato tardi (ha iniziato a giocare a pallacanestro soltanto a 14 anni), portandolo a traguardi impensabili: ad oggi è l’unico non udente ad aver calcato i parquet dell’Eurolega e delle massime manifestazioni per Nazionali, e il giorno del suo 33esimo compleanno avrà appena terminato la prima fase dell’Europeo 2015 (la Slovenia giocherà la prima fase a Zagabria) con la selezione allenata da Jure Zdovc. Una storia di caparbietà e dedizione, di superamento dei propri limiti e dello scetticismo altrui che stride – e non poco – con la storia di chi un certo status non se l’è dovuto conquistare con tali difficoltà, poiché baciato dal talento e da un fisico senza alcun particolare handicap. Giocatori che sembrano dare per scontato il proprio talento e sembrano volerlo mettere a disposizione del proprio tornaconto più che della propria squadra, anche quando si tratta di una canotta – quella della Nazionale – che dovrebbe far ardere anche i cuori normalmente più glaciali. Per fortuna non tutti gli azzurri (anzi, ben pochi in questo gruppo, come ha dimostrato Luca Vitali con l’accorata lettera diffusa dopo il suo abbandono per infortunio) si possono riconoscere in quest’ultima descrizione; tuttavia, in particolare dopo le due pessime sconfitte contro Ucraina e Slovenia, vi è il fondato timore che ancora una volta, talento o non talento, l’Italia difetti di cuore, di cattiveria agonistica, di spirito di sacrificio e senso del collettivo. Di quelle doti intangibili che fanno vincere i trofei.

Eurobasket 2015: Slovenia-Italia, la lezione di Zupan

Fare nomi, a questo punto, è superfluo, ma quel che è certo è che questa Italia, la più talentuosa e completa da almeno 15 anni a questa parte, non ha mostrato in questa fase di preparazione di avere trovato la chiave di volta per far fruttare il proprio potenziale: dopo le convincenti vittorie contro avversarie modeste come Estonia, Lettonia, Georgia e Finlandia, gli azzurri hanno fallito prove appena più ardue, prima facendosi rimontare oltre 20 punti dall’Ucraina in un saggio di presunzione e individualismi, poi giocando male e perdendo meritatamente contro una Slovenia non certo irresistibile, solo parzialmente spinta da un fattore campo di una Bonifika Arena abbondantemente tinta d’azzurro. Il CT Pianigiani, fedele a un’abitudine la cui utilità non può essere discussa in poche righe, tende sempre a cercare giustificazioni per i suoi ragazzi, e anche ieri sera non ha fatto eccezione: gli azzurri avrebbero subito la Slovenia perché non abituati, nel campionato italiano, a un certo tipo di intensità e di “mani addosso”. Peccato che quasi tutti gli italiani scesi in campo abbiano ampia esperienza di Eurolega e di Europei, quattro di loro persino di NBA, la lega che è unanimemente riconosciuta come la più fisica e atletica del pianeta; mentre dall’altra parte i giocatori con una solida carriera internazionale alle spalle si contavano sulle dita di una mano, complice l’assenza di big quali Zoran Dragic, Boki Nachbar e Mirza Begic.

Insomma, con le scusanti, con i diverbi tra compagni e con gli arbitri, con la difesa che funziona a targhe alterne e l’attacco che torna pericolosamente ad abbondare di isolamenti (con giocatori che – ha osservato qualche addetto ai lavori – “non sanno fare un taglio a canestro guardando la palla”), questa Nazionale non farà meglio di quella che due anni fa arrivò ottava. Con la differenza che, se con l’organico di allora fu una mezza impresa, con questo sarebbe un enorme fallimento, oltre a significare probabilmente l’esclusione dai Giochi Olimpici di Rio 2016, obiettivo dichiarato della federazione. I test rimanenti (Georgia, college di Michigan State e una Russia ricca di incognite) non daranno riscontri sufficienti: per essere smentiti – come auspichiamo – ci sarà da aspettare l’insidioso esordio del 5 settembre contro la Turchia, che a Berlino giocherà praticamente in casa.

Crediti: FIP, Archivio web