Eurobasket 2015: Simone Pianigiani, il CT giusto per l'Italbasket?

Simone Pianigiani, CT dal 2009
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Il CT dell’Italbasket è al centro di un dibattito che guarda anche ai Giochi di Rio de Janeiro. Ma la realtà è che sui suoi meriti e demeriti incombono grandi “se” e “ma”. Chi è Simone Pianigiani?

L’avevamo detto qualche partita fa, ora appare vero più che mai: dopo sei anni da Commissario Tecnico della Nazionale (di cui due a tempo pieno dopo la deludente esperienza al Fenerbahçe), preceduti da altrettanti alla Montepaschi Siena, il mondo del basket non ha ancora capito se Simone Pianigiani è un grande allenatore o un coach come tanti. E non può averlo capito – checché sostenga qualcuno, del “partito pro” o di quello contro – semplicemente perché tanto sui suoi successi quanto sui suoi insuccessi incombe un grande, mutevole “asterisco”, che finora il tecnico toscano non è riuscito a cancellare.

Certo, gli scudetti non si vincono per caso, e i risultati ottenuti dalla grande Mens Sana sarebbero stati impossibili senza una guida tecnica competente. E infatti non si può sostenere – né tanto meno vogliamo farlo noi – che Pianigiani sia un totale incompetente. È uno studioso del gioco, un maniaco dei dettagli quasi quanto lo è della propria reputazione professionale (ogni giornalista che lo abbia criticato anche lievemente lo sa bene); non è un grande motivatore, non è il tipo che entra in empatia con i propri giocatori, ma alcuni grandi coach hanno dimostrato che non è un pregio così indispensabile. Qui, però, finisce quello che sappiamo, perché in questi anni in Nazionale Pianigiani si è spesso limitato a gestire i (numerosi ma bizzosi) talenti a disposizione, arrivando a “picchi” estremi – ad esempio il secondo tempo di Italia-Lituania – in cui di fatto ha rinunciato ad allenare, non solo lasciando che Gentile e compagni giocassero a briglie sciolte, ma addirittura non azzardandosi a fare alcun cambio negli ultimi 12’ di gioco (6’49” più 5’ di overtime) ad eccezione di una breve sostituzione forzata di Gallinari sanguinante al braccio.

Anche andando a ritroso nel torneo, non si trovano (se non forse contro Israele) motivi per pensare che la partita sia stata vinta sul piano tattico: contro l’Islanda ci siamo fatti irretire dall’intensità degli isolani senza riuscire a imporre il nostro maggior talento e la nostra stazza, contro la Spagna abbiamo vinto grazie soprattutto a un indemoniato Marco Belinelli (subendo 98 punti), contro la Germania siamo stati salvati dalle invenzioni di Gallinari e dagli errori dei tedeschi nei momenti chiave, e anche contro la Repubblica Ceca, a ben vedere, i canestri della “fuga” di Andrea Bargnani sono arrivati in buona parte da elementari situazione di pick&pop se non dai soliti isolamenti. Per non parlare della preparazione della nostra difesa contro gli “spauracchi” di turno (Ilyasova, Schröder, Teodosic, Valanciunas, Vesely…), protagonisti attesi che gli Azzurri non sono mai riusciti ad ingabbiare.

Ma se allenare diversamente questo gruppo costringendolo in una definita dimensione tattica fosse impossibile? Se Pianigiani avesse fatto il possibile con un gruppo di talenti “ribelli” che nemmeno il grande Ettore Messina avrebbe saputo addomesticare? Quel che è certo – ecco l’asterisco di cui sopra – è che nelle squadre allenate da Pianigiani non si può dire con certezza di aver visto la sua “mano”. Prima c’era quella – autorevole e tentacolare – di Ferdinando Minucci a tirare le fila, l’impostazione tecnica avviata da Charlie Recalcati e l’assistenza tattica di Luca Banchi (pur se a Milano l’ex coach dell’Olimpia non si è certo dimostrato un fine stratega); ora, in Nazionale, ci sono le mani fatate di Bargnani, di Gallinari, di Belinelli e così via a portare a canestro dei tiri che spesso, per come sono costruiti, non meriterebbero nemmeno di avvicinarsi alla retina. Per non parlare delle voci di corridoio secondo cui nelle scelte tecniche (o almeno quelle di convocazione) ci sarebbe anche la “mano invisibile” dei vertici FIP. Nessuno può sapere quale sia davvero la realtà, ma qualcuno – i vertici FIP, appunto – ha la responsabilità di prendere una decisione: Petrucci ha già scansato molti dubbi ricordando che "Pianigiani ha il contratto fino alle Olimpiadi" ma, con Gallo e Mago che si sono già prenotati per il Preolimpico (Torino possibile candidata), l’Italbasket avrà, per dirla alla Gallinari, un’altra “occasione della Madonna” da non sprecare. Pianigiani dovrà dimostrare il coraggio e le capacità di un CT degno dei Giochi Olimpici.

Crediti: DailyBasket.it, melty.it