Eurobasket 2015: Siamo tutti islandesi, ma ora sotto con Israele

I tifosi islandesi a Berlino
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L’Islanda esce dall’Eurobasket dando una lezione d’orgoglio anche alle Nazionali più quotate, e il commiato con i propri tifosi è strappalacrime. Speriamo ci faccia piangere di gioia anche l’Italia, attesa da Israele agli ottavi.

C’è un filo impercettibile che talvolta lega il benessere economico e sociale di paesi virtuosi ai risultati sportivi delle loro rappresentative nazionali. L’esempio più lampante è certamente la rampante Spagna post-Barcellona ’92, “Ferrari” dell’economia a cavallo del cambio di secolo e pigliatutto nello sport in particolare negli ultimi 10 anni, ma nel suo piccolo anche l’Islanda, dopo aver messo gli speculatori dietro le sbarre e aver trovato una sua strada per uscire dalla crisi finanziaria, sta abbinando alla rinascita economica un successo sportivo – rapportato alle sue potenzialità – senza precedenti. Ne sono emblema certamente la Nazionale di calcio, qualificatasi “in carrozza” per gli Europei, e la selezione cestistica, che per la prima volta nella sua storia ha preso parte all’Eurobasket dando a tutti una lezione di sagacia tattica, abnegazione e sportività. Solo contro la fortissima Serbia gli uomini di Craig Pedersen, meno esperti e mediamente molto più bassi degli avversari, hanno incassato una sconfitta netta, mentre se la sono giocata con Germania, Italia e Spagna, portando la Turchia addirittura al supplementare all’ultima giornata della prima fase. Alla fine, nonostante l’amarezza per non aver colto una storica vittoria spesso parsa ad un passo, i numerosi e rumorosi tifosi islandesi hanno tributato ai propri beniamini un commovente commiato (vedi video) sulle note di “Ég er komin heim” (Sono tornato a casa), a confermare la grande sportività e un sentimento di orgoglio che travalica i confini dello sport.

E l’Italia? Sugli Azzurri ce ne sarebbero di cose da dire, buone e meno buone, ma ci limiteremo a dire che il primo obiettivo (il passaggio del turno) è stato raggiunto, con una buona posizione (terzi), un avversario abbordabile (Israele, domenica alle 18.30) e molte emozioni indimenticabili regalate ai tifosi italiani, merito più del cambio di marcia dei tre NBA (più Gentile) che di chissà quale rivoluzione tecnico-tattica. Per il resto, ci perdonerà il mitico Sergio Tavčar se prendiamo in prestito le sue esatte parole, tradotte dal Primorski Dnevnik (paragrafo seguente), per smorzare i troppo facili entusiasmi divampati dopo Germania-Italia e ricordare che, per arrivare a Rio, l’Italia dovrà arrivare in finale o guadagnarsi il pass al Preolimpico del prossimo anno. Nel primo caso bisognerà battere Israele, una tra Lituania e Georgia e infine la corazzata Serbia nei turni a eliminazione diretta; nel secondo bisognerà lottare per i tre posti rimanenti con alcune delle migliori avversarie di questo Eurobasket più alcune rispettabili avversarie mondiali, senza la garanzia di disporre di tutti i nostri assi. Insomma, di strada da fare ce n’è ancora molta, e senza il giusto impegno difensivo e una maggiore organizzazione offensiva il cammino azzurro si interromperà presto. Con prevedibili conseguenze a partire dalla guida tecnica, per la quale, forse, qualcosa già bolle in pentola...

Se guardiamo alle cose con occhi sobri e non ci lasciamo influenzare dalle urla belluine dei commentatori di Sky allora bisogna senz’altro dire che l’Italia [contro la Germania] ha giocato male, molto peggio rispetto alla prova scintillante contro la Spagna. Nuovamente in attacco ha giocato molto piano, senza alcun tipo di gioco in profondità, con un tipo di gioco che, se possibile, ha riprodotto in modo ancora più scarno e monotono quello che si pratica nell’NBA. Uno dei giocatori si lancia in uno contro uno, tira lui, se non ci riesce riapre a un altro che prova la stessa cosa e così avanti fino all’infinito. A me è stato insegnato che il basket è uno sport collettivo e che l’azione migliore è quella che coinvolge tutti e cinque i giocatori in campo (e fra di loro soprattutto i centri) e che in ogni momento ciascuno di loro deve essere pericoloso per il canestro avversario. Va be’, ora si gioca in modo diverso e bisogna rassegnarsi. Un gioco del genere però non lo apprezzerò mai, neanche sotto tortura, come mai mi piacerà. Nel contempo bisogna però ammettere che gli italiani hanno giocato in modo molto responsabile in difesa, per quanto abbiano lasciato a Schroeder troppe consecutive azioni individuali con conseguente penetrazione fino al canestro (e provare almeno una volta a andare in tre su di lui per vedere l’effetto che fa?), in generale però hanno chiuso molto bene sotto i tabelloni andando bene a rimbalzo, e inoltre finalmente in attacco sono emerse gerarchie ben definite.

Crediti: Visir.is, Berliner Zeitung