Elezioni Europee 2014: Matteo Renzi, Beppe Grillo, Marine Le Pen, top e flop

Marine Le Pen
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Le urne delle Elezioni Europee 2014 hanno celebrato un continente spaccato in due: Francia in mano al Front National di Marine Le Pen, in Italia e Germania si sceglie la carta ‘di governo’ con Matteo Renzi e Angela Merkel. L’analisi.

Europa a due velocità. Non parliamo di una rivisitazione del tasso di cambio della Moneta Unica, ma dei risultati a dir poco strabici delle Elezioni Europee 2014 che si sono appena celebrate in tutto il continente. L’ondata euroscettica e populista tanto temuta alla vigilia si è abbattuta solo parzialmente sui maggiori Paesi dell’Unione, anche se Marine Le Pen ha rispettato in pieno il “pronostico” mettendo in riga i partiti tradizionali in Francia. Il suo Front National ha sbaragliato la concorrenza Oltralpe attestandosi in cima alle preferenze con oltre il 24%, scatenando una resa dei conti nella destra repubblicana UMP (20) e annichilendo (semmai ce ne fosse ancora bisogno) il Partito Socialista del Presidente François Hollande, solamente terzo con il 16. L’immobilismo del più impopolare inquilino dell’Eliseo della V Repubblica francese è stato sovrastato ancora una volta dall’ondata “Bleu Marine” della Le Pen, che si appresta ora a portare una pattuglia di 24 deputati al Parlamento europeo. La festa FN rischia però di essere rovinata da un dettaglio non di poco conto: Marine Le Pen ha bisogno di alleati a Strasburgo per costituire un gruppo autonomo e condizionare il dibattito all’Europarlamento. Ad oggi, solo la Lega Nord di Matteo Salvini ha assicurato pieno sostegno ad una simile coalizione populista.

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Tra gli altri partiti euroscettici usciti trionfatori dall’appuntamento elettorale c’è il britannico UKIP di Nigel Farage. Quest’ultimo, propugnatore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e del ripristino della piena sovranità nazionale per la Corona inglese, ha però declinato ogni invito di Marine Le Pen a far fronte comune tra i banchi del Parlamento UE. Razzismo e antisemitismo sono elementi ancora presenti nel DNA politico del Front National, ha sostenuto più volte Farage, il cui movimento si caratterizza più per un recupero del conservatorismo liberista alla Margaret Thatcher che per lo statalismo di cui è impregnato il discorso politico della Le Pen. In GB, più in generale, il Partito Conservatore del premier David Cameron è travolto dal voto e relegato a terza forza dell’Isola albionica dietro i Laburisti di Milliband. A sorridere ancora una volta, invece, è la cancelliera tedesca Angela Merkel: in Germania il maggior partito di governo da lei presieduto, la CDU-CSU, ha conquistato il 36% dei suffragi staccando i socialdemocratici di Martin Schulz, fermi al 27. I 36 deputati ottenuti dalla Merkel all’Europarlamento saranno decisivi per l’elezione del nuovo presidente della Commissione Europea: con 212 seggi spettanti al gruppo del Partito Popolare Europeo contro i 186 del PSE, sarà molto probabile la nomina di Jean-Claude Juncker come successore di Manuel Barroso.

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E l’Italia? Il trionfo di Matteo Renzi è stato salutato in tutte le salse. C’è chi, come Marco Travaglio, ha commentato l'esito delle Elezioni Europee 2014, paragonando (con ironia) il successo del Partito Democratico alle percentuali plebiscitarie della vecchia Democrazia Cristiana durante la Prima Repubblica. La similitudine è più che mai azzeccata: la nuova classe dirigente introdotta da Renzi nel Pd, libera da ogni legame con il passato (in particolare, con l’eredità comunista), è stata dunque capace di far breccia presso un elettorato trasversale e post-ideologico. La “corsa ai voti dei moderati”, la vera scommessa renziana prima dell’insediamento al Nazareno e poi a Palazzo Chigi, è stata ampiamente vinta. Non si può dire lo stesso del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che indietreggia al 21% (a fronte del 25 ottenuto alle Elezioni Politiche del 2013) pur restando seconda forza politica del Paese. Più che il sorprendente show televisivo da Bruno Vespa che ha chiuso la campagna per le Elezioni Europee 2014 è stata la condotta del M5S, nel corso dell’ultimo anno, a danneggiare il Movimento alle Elezioni Europee: scontrini e rimborsi elettorali rispediti al mittente non hanno compensato 14 mesi di muro contro muro con la maggioranza su qualsiasi tema all’ordine del giorno. Grillo ha “commentato” il mezzo passo falso mimando una pugnalata al cuore: questa tornata elettorale, forse, ci ha consegnato il vero dominatore della scena politica italiana per gli anni venturi, Matteo Renzi. Un po’ democristiano, un po’ paninaro, ma pur sempre cool.

Niccolò Inches (Twitter: @niccolink)

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Crediti: Euronews, PANORAMIC, Mirror.co.uk, wikipedia.org, Archivio web, web