Elezioni 2013: Discorso Bersani, “no a diplomazie, sì al cambiamento”

Pierluigi Bersani
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“No a diplomazie con questo o con quello. Sì al cambiamento”. Pierluigi Bersani ha parlato dalla Casa dell’Architettura di Roma per commentare l’esito delle elezioni politiche 2013. Ecco il testo del suo discorso.

"Non abbiamo vinto"

"E’ chiaro che chi non riesce a garantire la governabilità a questo paese non può dire di aver vinto le elezioni. Pur essendo arrivati primi, non abbiamo vinto e siamo delusi. In Francia o negli Stati Uniti avremmo potuto governare. Spero che da questo si possa capire chi non ha voluto cambiare la legge elettorale. Siamo di fronte a un’enorme novità che ha investito anche noi stessi. Dovremo fare un’analisi. Il primo elemento di fondo è questo: la crisi e la recessione più gravi dai tempi della guerra, con una disoccupazione giovanile galoppante, e ricette targate solo austerità. Si è visto un grande movimento di opinione, e òa voglia di rimuovere la crisi attraverso messaggi palingenetici. E’ stati detto no all’austerità. Questa campana suona anche per l’Europa.

Elezioni 2013: Discorso Bersani, “no a diplomazie, sì al cambiamento”

Il secondo elemento di fondo è il rifiuto della politica, apparsa moralmente non credibile. Tutto questo l’abbiamo visto da tempo, abbiamo provato a rispondere a questa novità introducendo dei cambiamenti. Il problema ha nettamente sopravanzato le nostre ricette. Prendiamo atto con umiltà quello che viene fuori dalla consultazione, ribadendo la volontà di essere utili a questo paese. Siamo maggioritari alla Camera per voti e seggi, stessa cosa al Senato. Non siamo solo noi il problema, se non avessimo fatto quello che abbiamo fatto saremmo in una situazione ancora più complicata.

Elezioni 2013: Discorso Bersani, “no a diplomazie, sì al cambiamento”
"Non a discorsi a tavolino"

Ora quindi la prima parola spetta a noi, in un Parlamento largamente cambiato. Noi abbiamo fatto eleggere nelle nostre liste il 40% di donne e abbiamo dato luogo a un rinnovamento radicale, la situazione nuova riguarda soprattutto le persone, oltre che le forze politiche. Quando dico che ci prenderemo le nostre responsabilità, voglio dire che dobbiamo essere portatori di una proposta di cambiamento, persino oltre quello detto in campagna elettorale. Diciamo no alle diplomazie con questo o con quello. Noi partiamo da riforma delle istituzioni, riforma della politica (legge sui partiti), moralità pubblica e privata, difesa dei ceti più esposti alla crisi, nuova politica europea per il lavoro. Ribaltiamo uno schema: no a discorsi a tavolino su alleanze. Non ci sfuggono i rischi, ma questa responsabilità la consideriamo un sinonimo di cambiamento. Non si potrà più gestire per gestire, ora gestire vuole dire cambiare".

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