Egitto: Morsi respinge ultimatum, il video delle proteste

Il fuoco delle proteste in Egitto
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Mentre continua l'offensiva di piazza, il Presidente egiziano Morsi respinge l'ultimatum dell'esercito. Il leader dei Fratelli Musulmani è sempre più solo: alle dimissioni dei ministri si è aggiunto il passo indietro del premier Qandil.

Non si ferma l'ondata di proteste che ha riportato migliaia di cittadini egiziani in piazza Tahrir, il simbolo della Primavera Araba in Egitto esplosa due anni fa: centinaia di feriti e ben 16 vittime è il bilancio degli scontri. Il Presidente Mohamed Morsi, nel frattempo, ha respinto l'ultimatum giunto dall'esercito, che spingeva per un accordo con l'opposizione. Morsi, tuttavia, è sempre più isolato nella bufera: martedì 2 luglio il capo del governo Hisham Qandil ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Presidente, sull'esempio dei portavoce dell'esecutivo Ehab Fahmi e Alaa Al-Hadidi. Il loro gesto segue quello analogo di altri sei ministri nei giorni scorsi, su tutti quello del titolare del dicastero degli Esteri Kamel Amr, ultimo ad abbandonare la nave in ordine di tempo. Secondo quanto riportato dall'agenzia MENA, i responsabili di Interni e Difesa avrebbero disertato il Consiglio dei Ministri di quest'oggi, avvalorando l'indiscrezione diffusa dalla tv Al-Arabiya per la quale sarebbe imminente un passo indietro in blocco del governo. Eventualità che è stata smentita dal Ministro della Giustizia (ancora in carica): va detto che nessuno dei ministri dimissionari, peraltro, fa parte dei Fratelli Musulmani, il movimento islamista di cui Morsi è espressione.

Mohamed Morsi
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Egitto - Morsi visto dall'opposizione
Mohamed Morsi
egitto morsi ultimatum proteste video
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L'acutizzarsi della crisi egiziana ha messo in allarme lo stesso Presidente Usa Barack Obama, che ha sollecitato Morsi in vista di un accordo con le altre forze politiche: "Morsi sia reattivo alle preoccupazioni del popolo, dimostri che è possibile uscire dalla crisi attraverso un processo politico", avrebbe intimato l'inquilino della Casa Bianca all'omologo del Cairo nel corso di un colloquio telefonico. Nonostante il niet di fronte all'aut-aut delle forze armate (sostenuto da Washington), il Presidente egiziano è con le spalle al muro. Morsi, tuttavia, non è per nulla propenso ad abdicare: "Lo Stato democratico per l'Egitto è una delle più importanti conquiste della Rivoluzione del 25 gennaio 2011 (…) L'Egitto non permetterà nessun ritorno al passato, qualunque siano le circostanze" ha dichiarato l'esponente islamico in un comunicato, invitando il popolo a "Unirsi per difendere l'ordine costituzionale e rifiutare ogni forma di colpo di Stato". L'opposizione del Fronte di Salute Nazionale (FNS), per bocca del portavoce Khaled Dawoud, ha sì respinto ogni ipotesi di rovesciamento violento del regime, ma ha anche aggiunto che "Non è possibile alcun dialogo con Morsi, dato che noi non lo consideriamo più legittimo". Nel frattempo, si è riunito il Consiglio delle forze armate sotto la guida di Abdel Fattah el Sissi: l'esercito sarebbe pronto a schierarsi in strada per evitare ulteriori scontri tra gli oppositori e le forze leali al Presidente. La soluzione militare è il (triste) epilogo di una Primavera fattasi rapidamente Autunno Caldo.

Crediti: melty.fr, Archivi web, web