Dinamo Sassari-Olimpia Milano: I 4 insegnamenti della semifinale

Alessandro Gentile: le lacrime di un campione
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La Dinamo Sassari è in finale scudetto dopo aver vinto 4-3 la serie contro l'Olimpia Milano. Cosa ci ha insegnato questa lunga semifinale? Innanzitutto, che il basket è uno sport meraviglioso!

1. Che il basket è uno sport meraviglioso, ed assomiglia al tennis. La semifinale tra Milano e Sassari passerà alla storia del basket italiano come la più appassionante di sempre, perlomeno da quando esiste la formula al meglio delle 7 gare. A chi ha seguito durante la stessa settimana le fasi finali del Roland Garros vinto da Stan Wawrinka e lo scontro tra i sardi e i campioni d'Italia, non saranno sfuggite le analogie con il tennis. Sassari e Milano hanno cavalcato ondate di carica psicologica, subito depressione e rassegnazione, poi si sono riprese, quindi lo scoramento ha ripreso il sopravvento, il canestro è diventato un miraggio e gli avversari volavano. Soltanto che, al momento decisivo, ha vinto non solo la più fortunata nell'altalena di emozioni, ma soprattutto la squadra che aveva meno paura. Non è un caso che Sassari, con maggiore spensieratezza, riesca da due anni a vincere a Milano con tale facilità: ha sempre meno da perdere. Milano ha avuto timore di perdere davanti al suo pubblico ed è stata punita: di fronte alle difficoltà, anche la difesa rugbistica concessa dagli arbitri fino a quel momento (Sassari ha tirato il primo tiro libero nel terzo quarto! ) si è allentata.

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2. Che Meo Sacchetti non è il profeta del run&gun. Ma è un grande allenatore e merita questi successi. Brava la società Dinamo Sassari a puntare sullo stesso allenatore fissando una data per centrare l'obiettivo - il 2018 – e con lui sullo stesso nucleo di giocatori italiani (Vanuzzo, Devecchi, Brian Sacchetti) protagonisti a cavallo tra la promozione in serie A nel 2010 e i primi anni nella massima serie. La Dinamo è migliorata con Meo Sacchetti e Meo Sacchetti è migliorato con la Dinamo. Del corri e spara è rimasto poco, anche se le nove triple realizzate in gara 7 sono state decisive. Il gruppo di americani si è adattato a una disciplina difensiva di cui Devecchi e Brian Sacchetti sono il modello, ha giocato nei playoff con sempre maggiore equilibrio in attacco, lasciando da parte gli isolamenti che – per lunghi tratti – sono stati la soluzione preferita di Milano. Così al Samuels + Gentile + Hackett o Ragland o Marshon Brooks si è opposto un vero quintetto dove i tenori si sono trasformati in coristi. La Dinamo non solo ha vinto la serie, ma ha anche migliorato il suo gioco, moltiplicando i passaggi dentro l'area e gestendo gli attacchi in maniera molto più ragionata.

La Dinamo Sassari festeggia con Samuel Eto'o
La Dinamo Sassari festeggia con Samuel Eto'o

3. Che Alessandro Gentile è un grandissimo campione. Durante il pianto di fine gara 7, se avesse potuto anche il PalaSerradimigni si sarebbe unito agli applausi del Forum. Sacchetti ha detto che vedere Gentile piangere “fa male, perché vuol dire che soffre”. Al basket italiano invece fa bene, perché un giocatore così talentuoso e allo stesso tempo determinato, così attaccato ai propri colori, così maturo ad appena 22 anni, non si vedeva da tanto tempo. Alessandro Gentile è, nonostante la sconfitta, il migliore giocatore di questa serie, e il titolo di Mvp dei playoff non gli andrebbe stretto. Il suo grande merito è stato riuscire a mettere da parte alcuni atteggiamenti da principe prepotente, per indossare i panni del campione vincente e leale. Le lacrime di Gentile ripuliscono e lucidano il blasone della nostra pallacanestro.

4. Che Daniel Hackett è un giocatore sopravvalutato ed eccessivamente protetto. Abbiamo già descritto su queste pagine la nostra indignazione per il comportamento di Daniel Hackett nei confronti della Nazionale maggiore, che ora è pronta a riaccoglierlo a braccia aperte. In questi playoff il play marchigiano ha dimostrato di essere lontano anni luce dal carisma di Alessandro Gentile. Ha affossato i suoi in gara 4 a Sassari, grazie alla quale i sardi si sono portati sul momentaneo 3-1, con una reazione a un fallo fischiato degna di radiazione. In gara 7, eccolo di nuovo in campo nel secondo quarto, quando Sassari ne approfitta per affondare il break decisivo. Nel secondo tempo ha segnato un paio di canestri importanti, ma non è riuscito a prendere in mano la squadra nel momento in cui la stella del capitano si era offuscata. Il contributo dato in queste semifinali è stato controproducente, Daniel Hackett dovrebbe farsi un esame di coscienza prima e con lui chi gli ha dato troppo spazio e soprattutto lo ha viziato.

* Abbiamo imparato anche - ma lo sapevamo da prima - che Shane Lawal è un giocatore meraviglioso, è lui il trascinatore di Sassari; che Linas Kleiza è il bidone dell'anno; che Milano doveva ingaggiare un centro (come Gane Lawal l'anno scorso) in grado di dare fiato a Samuels permettendogli di essere più aggressivo in difesa; che Geppi Cucciari porta più fortuna alla Dinamo di Elisabetta Canalis; che se è vero come circola voce a Sassari che dopo gara 5 a Milano Sanders e Dyson sono andati in discoteca ad Alghero, lo hanno fatto per regalare al pubblico questa splendida gara 7.

di Nicola Accardo - Twitter @nicola_accardo

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