Dinamo Sassari: Il pagellone dei campioni d'Italia

La Dinamo alza il trofeo (foto Dinamo Sassari)
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La Dinamo Sassari campione d'Italia al termine di una splendida finale scudetto contro la Grissin Bon Reggio Emilia. Ecco il pagellone della finale del Banco di Sardegna.

La Dinamo Sassari è campione d'Italia dopo aver battuto 4-3 in finale la Grissin Bon Reggio Emilia. La Sardegna è in tripudio per i propri beniamini (qui foto e video della festa), che hanno recuperato dal 2-0 e si sono imposti infine in gara 7 nella città emiliana dopo aver rincorso per tutta la partita. Un successo certamente meritato (così come l'avrebbe meritato la Reggiana), al quale però alcuni singoli hanno contribuito più di altri, o quantomeno in modo diverso. Ecco dunque il pagellone dei trionfatori del campionato di pallacanestro 2014/2015, il Banco di Sardegna Sassari.

David Logan: la sua finale non è stata contraddistinta dalla continuità, ma se non ci fosse stato lui in gara 3 lo scudetto sarebbe andato alla Grissin Bon in quattro o cinque partite. E un discorso simile vale per gara 6 e l'ultimo quarto di gara 7, per non parlare della semifinale contro Milano. È più una guardia che un playmaker, ma per stessa ammissione di Meo Sacchetti le sue triple, le palle rubate, e le palle... che mostra nei finali di partita bastano e avanzano. Voto 8

Dinamo Sassari: Il pagellone dei campioni d'Italia

Edgar Sosa: contro Reggio Emilia è stato poco più che un comprimario, ma non ha fatto mancare qualcuna delle sue invenzioni quando è stato chiamato in causa. La sua grandezza (da condividere con staff tecnico e dirigenziale) è stata nel recupero mentale dopo gli episodi che lo hanno portato sull'orlo del taglio sul finire della stagione regolare. Emblema di questa Dinamo che sa reagire anche quando tutto sembra perduto. Voto 7

Matteo Formenti: il suo “quarto d'ora di gloria” (e anche un po' di più) ce l'ha avuto tra quarti e semifinale, quando si è trasformato in una disciplinata arma tattica fungendo da stabilizzatore del talvolta confusionario estro delle altre guardie. In finale non si è fatto trovare altrettanto pronto ed è tornato ai margini della rotazione, ma il tricolore l'ha meritato anche lui. Voto 6

Rakim Sanders: in molti sono rimasti stupiti che il titolo di MVP sia andato a lui e non a Logan o Dyson, ma a ben vedere la massiccia ala di Pawtucket è stato il biancoblù più continuo, nelle vittorie come nelle sconfitte, e alle “sfuriate” dei due citati ha contrapposto un rendimento fatto di canestri e rimbalzi cadenzati dal primo all'ultimo quarto. Meno visibile ma non meno efficace, soprattutto nei momenti in cui la Dinamo sembrava lì lì per affondare. Inoltre – elemento che non guasta – a differenza di Logan e Dyson non sembra totalmente indifferente a successi e sconfitte. Voto 9

Jack Devecchi: il campo l'ha visto poco e senza lasciare grandi tracce, forse persino con un po' troppo nervosismo per un veterano del suo calibro. Ma se il Banco ha retto anche quando poteva sfaldarsi il merito è certamente anche di uomini spogliatoio come il “ministro della difesa”. Voto 6

Shane Lawal: meriterebbe il massimo dei voti solo per la professionalità con cui ha affrontato la finale, lottando come un leone quando sapeva di essersi già assicurato un ricco contratto al Barcellona per i prossimi tre anni. Oltre a questo, però, ci sono le statistiche pazzesche soprattutto a rimbalzo (quasi 11 di media in finale, 21 in gara 5) e alcune giocate decisive anche in gara 7. Non sarà facile da rimpiazzare. Voto 8,5

Massimo Chessa: sorpassato nelle rotazioni anche da Formenti, l'unico vero sardo di questa Dinamo ha toccato il parquet solo in riscaldamento. Un peccato che Meo non sia riuscito a dargli nemmeno un minuto “simbolico” in finale, ma in stagione regolare qualche soddisfazione se l'è tolta ed è stato fin dall'inizio parte integrante del gruppo tricolore. Voto 6

Jerome Dyson: se la palma di MVP non fosse andata a Sanders, probabilmente sarebbe andata a lui. Pur facendosi talvolta prendere dall'egoismo, in molte occasioni la guardia americana ha dimostrato capacità che vanno molto al di là delle triple da distanza siderale. Quando serviva ha agito da playmaker trovando abilmente i compagni smarcati, quando poteva ha fatto a fette la difesa reggiana evitando di rifugiarsi nel solo tiro da fuori, in alcune occasioni si è distinto persino in difesa. Se giocasse con meno sufficienza potrebbe essere uno dei migliori americani d'Europa. Voto 8,5

Dinamo Sassari: Il pagellone dei campioni d'Italia

Brian Sacchetti: tra gli italiani della Dinamo è stato quello che ha avuto il ruolo più rilevante in questa finale, e non perché il coach è papa Meo. Ha giocato in tutte sette le partite ed è andato a segno in quattro di esse, risultando decisivo dalla lunetta in gara 3. Dopo il trionfo ha dimostrato che la grande umanità è di famiglia andando a consolare gli sconfitti. Voto 7

Manuel Vanuzzo: il suo ruolo, fin dall'inizio della stagione, è stato quello di chioccia, e Manuel l'ha svolto con la solita dedizione riuscendo anche a giocare qualche minuto in finale. Resterà nella storia come il capitano della Dinamo della tripletta. Voto 6+

Jeff Brooks: giocatore talvolta in ombra non tanto per demeriti propri quanto perché i compagni rubano la scena, è risultato comunque a tratti fondamentale grazie alle particolari caratteristiche fisiche e tecniche che l'hanno reso un'arma tattica preziosa contro la difesa a zona. Voto 7,5

Kenny Kadji: pur se efficace a partite alterne, il lungo camerunense ha messo spesso in apprensione la difesa biancorossa e si è fatto sentire in particolare in gara 4. Commovente, alla fine, la dedica alla madre morta poco più di un mese fa. Voto 6,5

Coach Meo Sacchetti: come sempre umile e per niente retorico, Meo non si è lasciato andare a grandi celebrazioni, non si è tolto sassolini dalla scarpa e non ha preteso lodi a sé, al “progetto” o alla squadra. Nello sport, ha detto, a volte capitano delle occasioni, e bisogna essere bravi a coglierle. Voto 10

Crediti: Legabasket, Dinamo Sassari