Dimartino per L’indiece di melty: Storia di un cervello che non vuole fuggire

Dimartino - "Un paese ci vuole"
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La sua Misilmeri, il cambiamento, il rapporto con Dario Brunori, Arisa e una caccia al tesoro “analogica”. Dimartino racconta a L’indiece di melty “Un paese ci vuole”, il nuovo disco in uscita il prossimo 21 aprile.

In un momento storico in cui la maggior parte dei giovani scappano dall’Italia, in cui i famigerati “cervelli in fuga” sono sempre più di quelli che rimangono a casa, Antonio Di Martino fa un’inversione di marcia e ci racconta la dimensione di chi è rimasto. “Negli ultimi 20 anni molte persone sono andate fuori pensando che le grandi capitali fossero “La Mecca”. È partendo dal piccolo paese che si possono cominciare a risolvere i problemi”. “Un paese ci vuole”, questo il nome dell’ultimo concept album che Di Martino ha raccontato a L’indiece di melty e che, prima dell’uscita ufficiale del 21 aprile, è possibile ascoltare in streaming in 300 paesi d’Italia, grazie ad una web app che sfrutta la geolocalizzazione. Di Martino ha raccontato Il paese dove è nato (Misilmeri, in provincia di Palermo) e a cui è ancora strettamente legato, il lavoro di autore - per Arisa, Chiara Galiazzo e Malika Ayane - e persino quella volta in cui ha mangiato scatolette a Brescia con Dario Brunori, come due bravi terroni al nord. L’indiece di melty presenta…Antonio Di Martino!

Dimartino - "Un paese ci vuole"
Dimartino - "Un paese ci vuole"

“Un paese ci vuole”: cosa cambia rispetto all'album precedente? In quest’ultimo disco cambia sicuramente l’approccio alla scrittura. Naturalmente con il passare del tempo cambiano in continuazione anche le influenze. In “Un paese ci vuole”, ad esempio, ci sono dei pezzi che traggono ispirazione dal Sudamerica. Ultimamente mi sono appassionato molto anche alla musica messicana. Forse non si noterà a un primo ascolto, ma se si fai attenzione si sentirà spesso la presenza delle marimbe e di tempi più particolari. Il disco l’ho registrato a casa in campagna, a Misilmeri in provincia di Palermo, il paese dove sono nato. Durante la fase di registrazione regnava un’atmosfera goliardica: ho fatto le voci mentre nell’altra stanza si cucinava, abbiamo registrato il piano mentre si accendeva la stufa a legna e così via. Avevo molta più libertà rispetto alla tempistica di un qualsiasi studio di registrazione: spesso sceglievo di cantare alcuni pezzi in determinate ore del giorno, in base alla mia disposizione.

Cosa rappresenta per te la dimensione della provincia? Vivo e ho vissuto da sempre in un paesino. Il legame alla dimensione paesana è molto più forte di quello che si può vivere con una città: è un posto piccolo, dove si nota subito il ciclo della vita e i suoi cambiamenti, se qualcuno di sposa, se qualcuno muore, la nascita di un bimbo ecc. È proprio per valorizzare questo aspetto che abbiamo lanciato l’idea di far ascoltare in anteprima streaming il disco intero solo in alcuni paesi d’Italia: è un atto poetico mediato dalla tecnologia di oggi, che funziona bene se usata per affrontare sfide del genere. Oggi la musica è tutta velocissima: bisognerebbe dedicargli più tempo, dargli più importanza. Pensa che all'inizio al posto dello streaming volevo organizzare una mappa al tesoro: avrei voluto nascondere i dischi in giro nei paesi italiani, una caccia al tesoro “analogica”.

Perché hai scelto proprio questa tematica per il tuo ultimo disco? Negli ultimi 20 anni molte persone sono andate fuori pensando che le grandi capitali fossero “La Mecca”. È partendo dal piccolo paese che si possono cominciare a risolvere i problemi: c’è un momento in cui si va fuori per imparare, poi uno in cui si torna per insegnare agli altri ciò che si impara. Il nuovo disco è un concept album: il paese oltre che dimensione geografica è una dimensione umana, è dentro di te. Ogni volta che vado a Milano, ogni volta che parto sento il paese dentro di me. Come in una delle nuove canzoni, “Le montagne”, in cui si parla di un personaggio che va in una città grande e il rumore della metropolitana gli ricorda il suono del vento in mezzo alle montagne.

Dario Brunori ha parlato molto bene di te e dell’iniziativa dello streaming nei paesi… Io e Dario Brunori (qui il report del suo live a Berlino) ci siamo conosciuti 4 anni fa: ancora prima del rapporto artistico è nata una bella amicizia. Quando andammo insieme a Brescia per registrare il mio secondo disco, “Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile” (co-prodotto dallo stesso Brunori, ndr), legammo molto: una volta ci trovammo in un quartiere anonimo della città a mangiare scatolette di un discount, abbiamo proprio fatto i terroni al nord (ride, ndr)! Scherzi a parte, io e Dario ci confrontiamo spesso: ha delle idee, anche dal punto di vista discografico, che a me piacciono molto.

>>> Leggi il report del Festival Maggio 2014 a Parigi con Brunori e Dimartino!

Dimartino - "Un paese ci vuole", date del tour
Dimartino - "Un paese ci vuole", date del tour

Hai scritto canzoni per Arisa, Chiara Galiazzo e Malika Ayane: con chi ti piacerebbe collaborare in futuro? Faccio l’autore per la Sony: mi piace molto dialogare con gli artisti a cui poi andranno le canzoni che scrivo, mi piace conoscere le persone, allacciare un rapporto e solo dopo scrivere. Con Arisa (valletta con Emma Marrone a Sanrmo 2015, ndr) per esempio nacque un’amicizia grazie a un viaggio in treno. Lei mi parlò molto delle sue esperienze, del rapporto con la famiglia, anche di cose molto personali. Io poi le ho scritto un pezzo e gliel'ho inviato. Le ho detto “questo lo vedrei benissimo cantato da te” e a lei è piaciuto molto. Qualcuno con cui mi piacerebbe collaborare? Ti direi Vasco Rossi: sono un grande fan dei primi dischi di Vasco. Dei primi 5 diciamo.

Ora una domanda posta direttamente dai lettori dell'Indiece di melty, in collaborazione con "Sei tutto l'indie di cui ho bisogno": che ne pensi della SIAE? Ci sono molte cose che non mi piacciono: spesso i proventi dei live non corrispondono a quanto poi ti arriva effettivamente. Ci sono ancora molti problemi da risolvere, in questo senso. Io gli sto dando delle possibilità: non ho un buonissimo rapporto con la SIAE, ma diciamo che per adesso non saprei dove andare.

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Crediti: picicca, YouTube