Deadpool: Non chiamatelo (solo) cinecomic, la recensione

Deadpool Ryan Reynolds
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Esce oggi nelle sale italiane Deadpool, l’anti cine comic di Tim Miller.

In un momento in cui la cinematografia di genere è talmente orfana di idee da decidere di raschiare il fondo del baule dei fumetti a cui attinge ormai da un decennio mettendo l’uno contro l’altro grandi supereroi come Batman e Superman e di riscrivere a favor di camera piccole perle “comic” come laCivil War, l’arrivo in sala dell’antieroe Marvel per eccellenza, Deadpool, è quella giusta ventata di aria fresca nella sempre uguale cine-produzione atta a idolatrare il “superomismo”. Come si comporterebbe un uomo “difettoso” qualora venisse trasformato per un esperimento in un essere sovraumano? La risposta, sincera, la dà proprio la prima fatica da regista di Tim Miller che nel “suo” Deadpool riesce a dare nuova vita al cine comic usando come chiave della narrazione la parodia. >>> Leggi anche l'intervista esclusiva a Ryan Reynolds

Deadpool: Non chiamatelo (solo) cinecomic, la recensione

Wade (Ryan Reynolds) è un ex Agente delle Forze Speciali congedato con disonore che racimola qualche spicciolo risolvendo dei torti per una manciata di dollari. La sua storia d’amore con la prostituta Vanessa (Morena Baccarin) entra in crisi quando Wade scopre di avere un cancro. La disperazione e i sentimenti per Vanessa portano Wade ad accettare una cura offerta dal misterioso dottore Ajax (Ed Skrein) che consiste nel risvegliare in lui i geni mutanti. Come effetto collaterale, però, Wade si ritrova sfigurato e decide di vendicarsi di Ajax, dopo essersi ribattezzato Deadpool. Questo mentre due X-Men, Colossus e Testata Mutante Negasonica, cercano di farlo ragionare nel tentativo di “canonizzarlo” come super eroe.

Deadpool: Non chiamatelo (solo) cinecomic, la recensione

Deadpool non è un super eroe che combatte per un bene superiore ma è un super eroe che uccide senza remore per la sua bellezza; Deadpool è un super eroe che prende in giro se stesso, il suo interprete Ryan Reynolds, i più deboli e i suoi simili, Wolverine in primis, riducendoli a una mera maschera di cartone da indossare sotto la sua tuta. Deadpool è un film che in America non è adatto ai minori di 17 anni ed è anche il film rated-R che ha fatto più incassi nel primo week end come a sancire, qualora ce ne fosse stato bisogno, che il “mercato” dei super eroi moralmente perfetti e sempre uguali a se stessi è davvero saturo e bisognoso di qualcosa di nuovo, che rompa gli schemi e spacchi lo schermo non per forza e solamente a suon di effetti speciali “pirotecnici”.

Deadpool: Non chiamatelo (solo) cinecomic, la recensione

Oltre a rompere tutti gli schemi del cine comic “classico” e del super eroe laccato, Deadpool rompe anche il limite della quarta parete rivolgendosi, come accadeva spesso nei fumetti Marvel anni ’60 scritti daStan Lee (presente anche in questo lungometraggio con un “cameo inutile” a detta degli stessi titoli d’apertura), direttamente al pubblico e facendo sì che lo spettatore non solo si riconosca nella grottesca semplicità scanzonata e volgare del protagonista ma sia suo complice nel prender(si) in giro ridimensionando così il cinecomic a mero prodotto d’intrattenimento qual è.Deadpool nasconde, sotto il suo linguaggio politicamente scorretto e il suo ambiguo protagonista tutto autoerotismo ed egocentrismo, un’operazione di metalinguistica e di meta-cinema non di certo impeccabile, a tratti eccessiva ma sicuramente innovativa per il genere a cui appartiene.

Crediti: 20th Century Fox, Empire, web