Damien Rice in Italia: Tre motivi per andare al suo concerto

Damien Rice torna in Italia
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Il tour 2015 di Damien Rice farà tappa in Italia a Roma, Taormina e Villafranca di Verona. Ecco tre validi motivi per non perdersi il concerto del cantautore indie irlandese.

È uno dei tour più attesi di questo inizio d'estate 2015, almeno nell'ambiente indie-underground. Ma usare la parola underground per Damien Rice, ormai, è davvero riduttivo. Le sue ballate folk e indie rock, divenute un po' più elettroniche nell'ultimo disco (“My favourite faded fantasy”, 2014), la sua chitarra acustica sempre accompagnata dall'eco degli archi e talvolta da discrete percussioni, la sua voce vellutata sono ormai arcinote non solo nel sottobosco della musica pop. Anche in Italia la schiera dei fan del 41enne di Celbridge è sempre più folta, pur se molti, probabilmente, ne sono rimasti innamorati per i pezzi più celebri (“The blower's daughter”, “Cannonball”, “Cold water”) senza approfondire il personaggio, la sua storia e la sua poetica. Ecco tre validi motivi per farlo, e per accaparrarsi gli ultimi biglietti rimasti per le sue tre date italiane (25 luglio a Roma, il 27 a Taormina e il 30 a Villafranca di Verona) o per una delle tante date europee del suo tour 2015.

Perché è un vero artista - “Non avevo la necessità di fare un nuovo disco. Non avevo bambini, responsabilità, mutui da pagare”. Nonostante fossero passati ben otto anni dal secondo album (“9”, succeduto a “O” del 2002), Damien Rice non aveva la necessità economica di far uscire un nuovo disco nel 2014. Il suo era un bisogno artistico, la sensazione di avere qualcosa da esprimere senza sapere precisamente come canalizzare questo flusso. Privo della ex partner sentimentale e artistica Lisa Hannigan, per sua stessa ammissione “disincantato e arrogante” dopo essere stato travolto dalla fama, Damien aveva bisogno di una svolta. E allora si è fatto consigliare dal grande Rick Rubin, si è confrontato con tutte le sfaccettature di se stesso, ha rimesso in moto la propria “macchina” creativa e se n'è andato in Islanda, isolato dal mondo ma non dalla comunità artistica che si è ricreato nei pressi di Reykjavik. Senza pressioni e senza farsi dettare ritmi e scelte dalle case discografiche (in Islanda ha abbozzato oltre 100 canzoni), ha lavorato per mesi fino a sentirsi pronto a registrare “My favourite faded fantasy” con le otto tracce che lo hanno convinto maggiormente. Può piacere o non piacere – c'è chi inizia già ad accusarlo di essere uguale a se stesso dall'inizio della carriera – ma la musica di Damien Rice ha la genesi della vera arte.

Damien Rice in Italia: Tre motivi per andare al suo concerto

Perché è al culmine della sua maturità artistica – Lungi da noi insinuare che abbia già dato il suo meglio, ma se esiste una “maturità artistica” è indubbio che Damien Rice ci sia molto vicino. Al di là dell'età anagrafica, il modo in cui cerca nuove ispirazioni, il modo in cui esplora nuove sonorità per le melodie che ha in testa, la meticolosità con cui cura gli arrangiamenti parlano di un cantautore che non lascia nulla al caso, che non affretta la gestazione di una canzone per confezionare un disco o lanciare un singolo. I suoi testi intimisti e un po' criptici, che talvolta circumnavigano sentimenti profondi e altre volte li urlano con struggente chiarezza, hanno una potenza inversamente proporzionale alla voce sussurrata con cui talvolta li fa scorrere sulle note. Farsi incantare da un suo live in questo momento della sua carriera potrebbe essere qualcosa di irripetibile.

Perché potreste ritrovarvelo a suonare in un bar – Non è una novità e non è il solo a farlo, ma Damien Rice è stato più volte “avvistato” in locali o semplici bar, nei giorni precedenti il concerto, ad improvvisare una performance “unplugged” per pochi fortunati avventori. Il perché si ritrova riassunto nelle parole di Shahzad Ismaily, percussionista pakistano/newyorkese che ha collaborato all'ultimo disco: “Mi piace l'idea che, nel tempo che trascorre su questo pianeta, una persona cerchi una crescita spirituale, cerchi profonde e inusuali interazioni umane e cerchi genuinamente di emozionare le persone. E Damien possiede tutte queste qualità in abbondanza”. In quanto vero artista underground, il fine di ultimo di Rice – come detto sopra – non è quello di fare “botteghino” o di stare in cima alle classifiche, ma è quello di toccare le corde più profonde di chi lo ascolta, che sia un fan di vecchia data o una persona che, di passaggio in un bar, vede quell'irlandese spettinato arpeggiare la sua chitarra. Se vi troverete dalle parti di Roma, Taormina e Villafranca a fine luglio, aguzzate la vista.

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Crediti: Archivio web