Dabadub: Il reggae de l'Aquila si racconta a l'Indiece di melty (intervista)

Dabadum sounsystem
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I Dabadub Soundsystem, gruppo reggamuffin dell'Aquila, si raccontano in esclusiva a melty: dagli esordi del 2006 alla consacrazione del Rototom Sunsplash, passando per il terremoto del 2009 fino al nuovo singolo "Un altro mondo è possibile".

melty vi conduce alla scoperta dei Dabadub Soundsystem, emergente gruppo reggaemuffin originario de L'Aquila. In occasione del lancio del loro nuovo singolo "Un nuovo mondo è possibile" (ecco il video in esclusiva su melty), li abbiamo incontrati per un'intervista a tutto campo, durante la quale ci hanno raccontato la loro storia e il loro impegno politico. Dall'attivismo nei centri sociali della provincia abruzzese, fino alla pubblicazione dei quattro EP e alla partecipazione al festival reggae Rototom Sunsplash, passando per due eventi storici che hanno segnato indelebilmente il loro percorso: il G8 di Genova e il terremoto del 2009.

Come è nato il progetto Dabadub? Il Dabadub Soundsystem nasce a L’Aquila nell’estate 2006. I membri fondatori sono Ju Frenz, Marcolino, Mary e Lillo, a cui si sono aggiunti successivamente Tommy e Paparoby. Dai concerti alle serate dancehall alle prime produzioni il passo è stato breve. Abbiamo inciso tre album, di cui due autoprodotti e il terzo co-prodotto insieme ad una casa discografica. Abbiamo suonato tanto e girato tutta Italia e ora eccoci qua, pronti per il quarto album.

Voi siete originari de L’Aquila. Il tragico terremoto del 2009 ha avuto un’influenza sul vostro progetto? Che ricordo avete di quell’evento? Sì, eravamo a L’Aquila quando ci fu il terremoto e per tutti noi fu uno shock. Prima di quel giorno già suonavamo tanto in giro per la città e avevamo una sala prove tutta nostra. Con il terremoto perdemmo tutto: la sala prove andò distrutta, insieme a molti locali in cui ci esibivamo in città (l’Obelix, il Farfarello) e a molto altro materiale. Nelle settimane successive eravamo a pezzi, eravamo tentati di smettere di suonare e chiudere il progetto. Tuttavia dopo quel terribile evento l’Aquila è cambiata. La gente ha aveva il desiderio di distrarsi e divertirsi; sono così nate molte realtà nuove, hanno aperto nuovi centri sociali ed è in città cresciuta molto la voglia di organizzare eventi. Questo nuovo clima ha coinvolto anche noi e abbiamo ricominciato a suonare moltissimo. fine, il Rototom Sunsplash, il maggiore festival di musica reggae del mondo in cui ci siamo esibiti quell’anno, quando ha saputo che eravamo dell’Aquila, ci ha voluto omaggiare facendoci una donazione, con la quale siamo riusciti a costruire fisicamente JAMROCK RECORDS, Laboratorio creativo a 360° nonchè studio di registrazione."

Veniamo dunque a “Un nuovo mondo è possibile” e al nuovo album. Ci saranno collaborazioni? Sì. Il nuovo disco è pronto e uscirà la prossima settimana. Si chiama “Lungo la strada”. Uscirà in freedownload su internet e poi successivamente in alcune edizioni limitate su cd. Per questo nuovo lavoro abbiamo collaborato con diversi esponenti della scena reggaemuffin italiana. I beat sono a cura di Ulisse NL Minati, beatmaker romano che si è occupato della produzione dell’ultimo di Brusco e che ci ha supportato molto. Inoltre, nel disco ci sono dei featuring con Treble Lu Professore, fondatore dei Sud Sound System e con Junior Spea, rapper di Milano e tra gli organizzatori del Leoncavallo, che ha collaborato proprio per il singolo “Un altro mondo è possibile”.

Parliamo proprio del singolo. E’ una canzone molto impegnata, che cita alcuni episodi chiave della nostra storia recente, dal caso Cucchi alla morte di Carlo Giuliani a Genova. Quale messaggio volete portare avanti? Nelle nostre canzoni parliamo spesso di temi impegnati e facciamo riferimenti politici, ma in realtà non sono il soggetto principale delle nostre canzoni. Noi siamo leggeri, solari e la nostra musica vuole portare un messaggio di speranza e non di scontro. Però viviamo in Italia e soffriamo per quello che è successo negli ultimi anni; quindi siamo naturalmente portati a parlare di tematiche politiche e di protesta nelle nostre canzoni.

Nella canzone fate riferimento a “tre giorni di protesta”. A che manifestazione vi riferite? Al G8 di Genova. Noi c’eravamo ed è stato terribile. E’ un evento che ci ha segnato molto e che non dimenticheremo mai. Nella canzone “Un mondo migliore” ne parliamo proprio per questo: siamo molto amici della sorella di Carlo Giuliani, Elena, una grande persona, tostissima, a cui da sempre vorremmo dedicare una canzone.

A proposito di musica di contestazione, credete che il reggae possa diventare quello che è ora il rap, ossia un genere musicale di protesta, ma comunque inserito nei canali mainstream? Oppure è destinato a rimanere un genere fieramente di nicchia? Non lo so. Noi lo speriamo. Anche il rap in effetti è nato come un genere ribelle, underground e adesso domina le classifiche. Tuttavia credo che per il reggae sia più difficile: è una musica che ha dei temi fissi, ricorrenti e poco trasportabili nel mondo della musica mainstream. Musicalmente il reggae ha influenzato tantissimo la musica pop e il rap stesso. Ci sono artisti nati nell’universo reggae e poi passati al rap. Tuttavia il reggae in sé e per sé ma non è mai diventato un genere “popolare”. Magari, una volta passata la moda dell’hip hop, sarà il turno del reggae. Speriamo!

Per quanto riguarda invece il video, cosa volevate comunicare? Dove è stato girato? Il video è stato girato da Angelica Giuliani (nessuna parentela con Carlo Giuliani, n.d.r) e con esso vogliamo comunicare la nostra idea alternativa di mondo e società, senza nascondere le contraddizioni del mondo di oggi. con Dall’omofobia al concetto di felicità e di libertà di espressione passando per le religioni, con il video vogliamo proporre propone la nostra visione solare, aperta e libera del mondo e dell’umanità. Per quanto riguarda la location, lo abbiamo girato in parte a L’Aquila e in parte a Milano. Nella canzone infatti canta Junior Spea, milanese: ci piaceva l’idea di mettere insieme immagini dell’Aquila, da dove proveniamo noi, e di Milano, da dove dove proviene lui. Le parti ambientate a Milano, tra l’altro, sono state girate da Steve More Vibes, che salutiamo.

I videoclip ormai non possono prescindere da internet e i social network per la loro diffusione. Cosa ne pensate del fenomeno dei social? Li utilizziamo molto. Sono una grande vetrina e permettono una grande interazione con i fan. Se sei un musicista, uno scrittore, o comunque un artista che vuole proporre le sue creazioni, senza i social ormai non vai da nessuna parte e sei tagliato fuori. La cosa migliore che hanno portato nel mondo della musica è la possibilità di avere un feedback, cosa che prima era molto difficile.

Avete in programma un tour? Non abbiamo in programma un tour prestabilito, ma riceviamo tante proposte e suoniamo in continuazione, anche all’estero. Per esempio quest’estate saremo a Bellinzona.

Crediti: web , Dabadub